Pensioni, ora c'è il cronoprogramma: si (ri)parte il 13 marzo

Si terrà il 13 marzo la verifica "politica" tra governo e sindacati per fare il punto sulla riforma delle pensioni. Da quel giorno dovrebbe partire la trattativa vera e propria. La proposta dei sindacati, ovvero un'uscita flessibile a partire dai 62 anni di età, è ambiziosa

Pensioni, la riforma è ancora in alto mare. Foto Ansa

Come cambierà il sistema pensionistico in Italia? Il 13 marzo se ne saprà qualcosa in più. Si terrà infatti il 13 marzo prossimo la verifica "politica" tra governo e sindacati per fare il punto sulla riforma delle pensioni. Lo si apprende da fonti sindacali nel corso dell'incontro di ieri sulla previdenza integrativa. Al ministero del lavoro, sede del meeting, il governo non solo dovrà rispondere alla piattaforma unitaria di Cgil Cisl e Uil nel merito delle proposte e indicare gli interventi con cui l'esecutivo pensa di dare corpo alla riforma delle pensioni ma soprattutto quali e quante risorse e' disposto a mettere in campo sciogliendo così il nodo maggiore della trattativa. Perché senza capire quale sia la situazione economica reale e quali le prospettive a livello di investimenti per il settore pensionistico, è difficile passare dalle parole ai fatti.

Pensioni, il 13 marzo si inizia a fare sul serio

Tra 20 giorni perciò dovrebbe decollare il negoziato stesso con cui sostituire le norme della legge Fornero , ci sarà poi probabilmente a fine marzo un nuovo round politico, presumibilmente a Palazzo Chigi, con cui il governo dovrebbe 'certificare' l'inserimento degli interventi nel Def di prossima presentazione.

Il ruolino di marcia è stato messo a punto al termine del quarto tavolo tecnico di confronto tra sindacati e governo; quello sulla previdenza complementare che chiude il cerchio dei round sulla flessibilità in uscita, la pensione di garanzia per i giovani e la rivalutazione degli assegni pensionistici. Soddisfatti i sindacati anche se resta il timore di possibili slittamenti: la nomina delle due commissioni paritetiche di garanzia, quella sulla separazione tra spesa previdenziale e spesa assistenziale e quella chiamata a individuare i lavori gravosi, infatti, al momento, registra qualche rallentamento. Il ministero del Lavoro, dicono Cgil Cisl e Uil al termine dell'incontro di ieri, non ha ancora chiesto i nomi dei commissari 'sindacali' che faranno parte a pari merito con quelli indicati dal governo dei pool tecnici. "E' positivo che il governo abbia dato la disponibilità ad un incontro a breve e si sia impegnato a risponderci con stime sui costi sulle nostre proposte e a presentare le loro. Da li dovrebbe partire la trattativa sulla riforma", spiega per tutti il segretario confederale Cgil, Roberto Ghiselli. La proposta dei sindacati, ovvero un'uscita flessibile a partire dai 62 anni di età, è ambiziosa.

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Quota 100 non sarà toccata in corsa

Le difficoltà non mancano. Sulle pensioni è stato aperto un "tavolo impegnativo, sul quale ci sono temi enormi come la non autosufficienza", è un sistema nel quale "vanno fatte delle correzioni ma in un quadro equilibrato". Lo diceva solo 24 ore fa il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri, intervistato a 'Radio Capital', ribadendo la visione negativa su Quota 100 che ha dirottato "troppe risorse pubbliche su platea troppo piccola" ma che non ha senso toccare "in corsa". Ma dopo - ammette "abbiamo un bel problema: quello del drenaggio delle risorse, dello scalone e di un sistema che non risolve abbastanza bene il problema dei giovani, delle donne, dei lavori discontinui e di quelli gravosi".

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