Pensioni, nel 2050 serviranno almeno 70 anni per lasciare il lavoro (ma non per tutti)

Già dal 2019 l'età di pensionamento sale a 67 anni. Nasce così la proposta di introdurre una differente organizzazione del lavoro basta sulle "classi di età" e aiutare una maggiore flessibilità in uscita dal lavoro: ecco come andare in pensione prima

Nel 2018 gli italiani che hanno oltre 64 anni sono circa 13,5 milioni e rappresentano il 22,3% della popolazione: il numero degli ultra sessantenni è aumentato esponenzialmente, basti pensare che nel 1951 rappresentavano soltanto l’8,2% della popolazione.

Il trend dell'invecchiamento della popolazione è in crescita: nel 2050 ci saranno circa 20 milioni di italiani con più di 64 anni.

Pensioni, ultime notizie

Una popolazione più anziana significa più costi per la sanità e più fondi che il governo dovrà trovare le politiche di sostengo alle persone non autosufficienti. E le pensioni?

Il sistema pensionistico attuale si può autosostenere solo grazie ai due stabilizzatori automatici dei costi che l'Inps ritiene "irrinunciabili": ovvero il legame tra l'età pensionabile all'aspettativa di vita e la revisione biennale dei coefficienti di trasformazione dei contributi versati in pensione.

Legge Fornero: cosa si può modificare

Per non avere problemi di un'esplosione dei costi del sistema pensionistico, l'età di pensionamento è destinata ad aumentare e, pur modificando alcuni parametri della legge Monti-Fornero, nel 2050 si andrà in pensione a 69 anni e 9 mesi per maschi e femmine.

A che età si può andare in pensione

D’altra parte, come ricorda il sito specializzato Pensioni&Lavoro, l’aspettativa di vita alla nascita è di 80,6 anni per gli uomini e 85,1 anni per le donne, ma, dato più importante, a 60 anni la speranza di vita per i maschi supera i 23 anni, mentre per le femmine si arriva a oltre 27 anni.

Secondo Alberto Brambilla, Presidente Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali se è giustificato allineare le età di pensione alle aspettative di vita, il problema sarà come tenere al lavoro.

Ecco allora che nasce l'idea di introdurre una differente organizzazione del lavoro basta sulle "classi di età". Ad esempio, dai 50 anni in su occorrerà prevedere un tipo di lavoro che massimizzi l’apporto di esperienza e riduca il carico psicofisico dei lavoratori.

Difficile immaginare un poliziotto di 55 anni che insegue un ladruncolo di 20.

Inoltre si fa sempre più necessario un percorso di flessibilità in uscita verso la pensione. Ma se questa flessibilità fosse totalmente a carico del bilancio pubblico, sarebbe insostenibile. 

L'anticipo pubblico è la soluzione di ultima istanza anche perché richiede per l’anticipata 41 anni e mezzo di contributi e per la vecchiaia 36 anni di contribuzione con non più di 2 di contribuzione figurativa e il calcolo della prestazione con il contributivo per gli anni dal gennaio 1996.

Come andare in pensione in anticipo

L'isopensione, o indennità sostitutiva della pensione

L'isopensione consente di anticipare di 4 anni l’età di pensionamento prevista dalla legge Fornero; vale solo per le aziende con più di 15 dipendenti e a seguito di accordi sottoscritti dall’azienda con le organizzazioni sindacali per la riduzione del personale. L'azienda paga attraverso l’Inps un assegno ai lavoratori equivalente alla pensione per il periodo di anticipo, sino al perfezionamento dei requisiti per il pensionamento. Con la Legge di Bilancio n. 205/2017 il periodo è stato esteso a 7 anni ma solo per il triennio 2018-2020.

L'azienda dovrà inoltre versare all’Inps anche i contributi necessari per ottenere la pensione che verrà ricalcolata dall’Istituto alla fine del periodo di isopensione, senza alcuna penalizzazione per il lavoratore.

I fondi di solidarietà gestiti dall'Inps

I fondi di solidarietà costituiti nel 1998 per banche, assicurazioni ed esattorie, di cui hanno usufruito finora circa 60 mila bancari (e altre 25/30 mila ne usufruiranno nei prossimi anni) sono oggi disponibili anche per tutte le categorie di lavoratori dipendenti.

In caso di esuberi o riduzioni di personale, i lavoratori cui mancano 5 anni (7 dal 2016 al 2019) per maturare il diritto alla pensione, a seguito di accordi sindacali, vengono collocati nel fondo di solidarietà e percepiranno un assegno pari alla pensione maturata fino a quel momento; poiché vengono versati nel periodo anche i contributi previdenziali su un reddito fisso e prefissato, a fine periodo la pensione verrà ricalcolata dall’Inps.

Attraverso questi fondi sono possibili i riscatti di laurea o le contribuzioni volontarie al fine di raggiungere i requisiti di legge; i fondi che non hanno costi per le finanze pubbliche (salvo lo stanziamento triennale per le banche di 648 milioni) poiché sono autofinanziati da aziende e lavoratori.

L'Ape e Rita

Tra gli ultimi accorgimenti introdotti vanno segnalati anche l'anticipo pensionistico nelle due modalità APE volontariaAPE aziendale, ma anche il part time agevolato e la RITA (rendita integrativa temporanea anticipata).

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