Pensioni agli ex agricoltori, appello al governo: "Alzate le minime a 650 euro"

Il patronato Inac della Cia-Agricoltori Italiani stima la fattibilità della propria proposta di innalzamento degli assegni minimi a 650 euro: il sistema previdenziale per l'agricoltura è considerato un fattore determinante per il mancato ricambio generazionale nei campi

Più attenzione a chi si è "spaccato la schiena" per una vita intera nei campi. Solo con un maggior riguardo, anche dal punto di vista previdenziale, verso gli agricoltori il mancato ricambio generazionale nei campi può essere affrontato in maniera seria.

Il patronato Inac della Cia-Agricoltori Italiani fa i conti e stima la fattibilità della propria proposta di innalzamento degli assegni minimi a 650 euro in quanto il saldo del sistema previdenziale ha un attivo di oltre 23 milardi l'anno. Si tratta di persone che hanno contribuito in maniera decisiva a sostenere il Paese, producendo cibo di qualità e curando il territorio. E dopo 40 anni di lavoro, la maggior parte di loro prende assegni al minimo, circa 513 euro al mese complessive. Con il sistema contributivo, sono destinate ad essere ancora più basse del minimo, per cui è necessario garantire una pensione base a cui aggiungere l'importo maturato con i contributi versati.

Pensioni minime agricoltori: "Devono essere riparametrate"

"Chiediamo al Governo che nella prossima Legge di Bilancio le pensioni basse siano riparametrate, rispettando le indicazioni della 'Carta sociale europea', che stabilisce in 650 euro mensili l'importo da corrispondere, per garantire una vita dignitosa a tutti i cittadini italiani. Questa, in estrema sintesi, la proposta che Inac-Cia porta avanti da tempo, ora iscritta in un'ordine del giorno posto all'attenzione dell'Esecutivo. Oggi a Roma, alla presenza dei sottosegretari all'Agricoltura e al Lavoro, Giuseppe L'Abbate e Francesca Puglisi, il Patronato Inac-Cia ha promosso una giornata di confronto sul tema "Abbiamo Diritti", per individuare misure idonee a mantenere il sistema previdenziale in equilibrio, eliminando ingiustizie sociali, come quelle che riguardano anche gli ex agricoltori.

"Nel nostro Paese quando si parla pensioni e sistema previdenziale c'è la tendenza a interpretare i numeri in modo parziale, soggettivo e strumentale -ha detto Antonio Barile presidente Inac-Cia nella sua relazione- . Gli ultimi dati disponibili parlano di un saldo attivo di oltre 23 miilardi di euro all'anno, con una incidenza sul Pil del 9,29 per cento. Analizzando bene i dati, nelle more, abbiamo a disposizione, inoltre, circa 500 milioni di euro derivanti dalla riduzione del costo per l'integrazione al minimo. Quindi, le coperture per alzare le pensioni basse ci sono".

Pensioni agricoltura: come stanno davvero le cose

Dai lavori è emerso come il sistema previdenziale per l'agricoltura sia considerato un fattore determinante per il mancato ricambio generazionale nei campi, fermo da anni ben al di sotto del 10 per cento. "Per rendere il nostro settore attrattivo per i giovani -ha evidenziato Dino Scanavino presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani- serve anche garantire loro una prospettiva di lungo respiro. Sapere che oggi chi ha fatto l'agricoltore vive, da anziano, in condizioni di difficoltà è un pessimo spot per il comparto, altamente disincentivante per nuovi ingressi". E' una categoria che spesso fa fatica a far sentire in maniera compatta la propria voce: la battaglia comune per pensioni minime più alte è appena iniziata.

Se il futuro è il ritorno alla campagna: Italia leader Ue per i giovani agricoltori 

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