Pensioni, il governo non inverte la rotta. E spunta l'ipotesi rivalutazione

Nonostante il flop di quota 100 per il ministro del lavoro Catalfo l'obiettivo resta quello di garantire più flessibilità in uscita. Intanto i sindacati spingono per l'adeguamento dei trattamenti all'inflazione: se ne parlerà venerdì in un nuovo incontro tra governo e parti sociali

Foto di repertorio

Incassata la conferma di quota 100, ora i sindacati puntano dritto alla rivaluazione dei trattamenti previdenziali. L’adeguamento pieno delle pensioni all’inflazione è stato chiesto a gran voce sia dalla Cisl che dalla Uil e l’esecutivo giallo-rosso a quanto pare non esclude del tutto questa possibilità. Secondo Il Messaggero da parte del premier Conte ci sarebbe infatti la volontà di dare un segnale ai pensionati. Anche di questo si è parlato ieri nell'incontro tra il presidente del consiglio e i leader di Cgil, Cis, e Uil.

La legge in vigore oggi prevede la rivalutazione del 100% solo per i trattamenti fino a tre volte il minimo, ma la percentuale si abbassa mano a mano che il reddito sale. Dal blocco parziale degli adeguamenti il governo giallo-verde aveva stimato di poter ricavare 3,6 miliardi di euro in un triennio.

Per Annamaria Furlan, segretaria della Cisl, per rimediare al blocco dello scorso anno servono però "circa 800 milioni per dodici mesi, meno se si parte più avanti nel corso dell'anno". I sindacati dunque ci sperano. Del tema si discuterà venerdì in un nuovo tavolo tra esecutivo e parti sociali convocato al Ministero del Lavoro. Non sono escluse sorprese.

Catalfo (M5s): "Sulle pensioni l'obiettivo è la flessibilità in uscita"

Del resto che il governo giallo-rosso voglia blandire i pensionati (presenti e futuri) lo si evince anche dalle parole del ministro del Lavoro Nunzia Catalfo che ha parlato di un "clima costruttivo" e di un "dialogo continuo" con i sindacati. "Ferma restando la sperimentazione di 'quota 100' - ha detto Catalfo - è ovvio che ci sarà un percorso condiviso e di confronto affinché si possa aiutare il lavoratore a uscire prima, per la flessibilità in uscita". L'obiettivo, ha aggiunto, è "avere lavoratori che vadano un po' prima in pensione e giovani che entrino nel contesto lavorativo". Sembra invece scontata la proroga di due misure come Ape sociale e opzione donna. 

Perché quota 100 è stata un flop

Sulla previdenza dunque non c’è stata nessuna inversione di rotta. E nonostante il flop di quota 100, che finora ha raggiunto appena 180mila persone e di fatto non ha creato posti di lavoro, l’esecutivo non esclude nuove misure per mandare i lavoratori in pensione prima del tempo. Eppure i numeri contenuti nella nota di aggiornamento al Def parlano da soli. Il rapporto tra spesa per pensioni e PIL è destinato a salire dal 15,5 per cento del 2019 al 15,9 per cento nel 2022 e per quanto riguarda la ‘staffetta generazionale’ c’è stata "solo una parziale sostituzione degli aderenti a quota 100" con nuovi occupati.

E all’orizzonte ci sono nuove grane: con la fine di quota 100, nel 2022 ci sarà infatti un aumento secco di 5-6 anni dei requisiti di pensionamento. Ma nessun governo potrebbe dare l’ok ad uno "scalone" superiore a quello della vecchia riforma Maroni del 2004. E dunque è ipotizzabile che venga introdotto uno “scivolo” per armonizzare il sistema, ma a questo punto non è neppure esclusa una proroga di quota 100.

Pensioni, addio a quota 100: nessun rinnovo (e beffa per gli esclusi)

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