Pensioni, stranieri necessari ma non basta: il rapporto che smonta molti luoghi comuni

Tra soli 30 anni la richiesta di welfare aumenterà del 47% e dovrà essere soddisfatta da una popolazione in età lavorativa inferiore del 18% rispetto ad oggi. Risulta evidente l'esplosione del sistema che già oggi si mantiene in equilibrio precario

Manifestanti in piazza per le pensioni anche in Spagna. FOTO ANSA

Si fa presto a dire prima gli italiani ma oltre agli slogan dei partiti politici il tema dell'immigrazione andrebbe valutato secondo dati che molto spesso vengono dimenticati: la situazione demografica nel nostro Paese, pur essendo negativa da molto tempo, non compare nelle priorità dell’agenda politica dettate dall'ormai noto Def e dall'annunciata manovra finaziaria che si preannucia più attenta alle esigenze della popolazione anziana.

Pensioni, la riforma spiegata bene

Come sottolineanto più volte negli ultimi giorni, riformare la legge Fornero metterebbe a rischio i conti del nostro paese: lo dice Bankitalia, lo sottolinea il Fondo monetario internazionale, ma per rendersi veramente conto dello stato di salute dell'economia dell'Italia occorre leggere con attenzione il rapporto annuale della Fondazione Moressa sull'economia dell'immigrazione.

Lo scenario alla base dello studio guarda al 2050 quando l’Italia avrà un popolazione di 59 milioni di abitanti (-3% rispetto ad oggi), ma sarà anche più anziana e peserà sempre di più sui conti dello Stato

I dati Eurostat assegnano già oggi all’Italia la maglia nera in Europa nel bilancio demografico: la natalità è al di sotto di 2 figli per donna dal 1976 e il saldo naturale, ovvero differenza tra nati e morti, segna un tragico -191mila. A questo ritmo nel 2050 gli anziani saranno oltre un terzo della popolazione

È un fenomeno strutturale e che l'immigrazione tamponerà solo in parte questa situazione. Riprendendo il tanto citato mantra del presidente dell'Inps Tito Boeri che spiegava come l'immigrazione fosse necessaria per pagare le pensioni a conti fatti finisce per essere una condizione necessaria ma non sufficiente. 

Secondo lo scenario elaborato dalla Fondazione Moressa appare evidente che il nostro Paese non può fare a meno del contributo della popolazione migrante che contribuisce attivamente al gettito fiscale e contributivo. L’importante sarebbe cominciare, per la prima volta in trent’anni, a pianificare le politiche migratorie anziché subirle.

L'ottava edizione del Rapporto annuale sull'economia dell'immigrazione della Fondazione Leone Moressa offre in questo senso un utile documento percjé si concentra sull'invecchiamento demografico in corso in Italia e sui cambiamenti in atto.

Tra soli 30 anni la richiesta di welfare aumenterà del 47% e dovrà essere soddisfatta da una popolazione in età lavorativa inferiore del 18% rispetto ad oggi. Risulta evidente che lo scenario implica un'esplosione del sistema che già oggi si mantiene in equilibrio precario. 

Il Rapporto, realizzato con il contributo della Cgia di Mestre e con il patrocinio del Ministero per gli affari esteri e la cooperazione internazionale pone l'accento anche sulla crescita degli ultimi anni della popolazione immigrata smontando alcuni luoghi comuni.

  1. Già oggi i 5 milioni di stranieri regolari in Italia producono quasi il 9% del Pil e immettono nelle casse previdenziali 11,9 miliardi di euro.
  2. Nonostante negli ultimi anni l’immigrazione sia stata percepita come un’emergenza, gli ingressi di immigrati in Italia sono progressivamente diminuiti rispetto a prima della crisi. I permessi di soggiorno (primo rilascio) per motivi di lavoro sono infatti scesi da 350 mila nel 2010 a 125 mila nel 2011 e addirittura 13 mila nel 2016.

economia dell'immigrazione 3-2

Il parallelo aumento dei permessi per motivi umanitari (78 mila nel 2016) non giustifica la percezione negativa dell’opinione pubblica. Parallelamente, la diminuzione dei nati stranieri e l’aumento delle emigrazioni (che coinvolgono italiani, stranieri e stranieri naturalizzati), hanno fatto sì che l’immigrazione non riesca più a compensare il calo demografico. La conseguenza è che la popolazione italiana sta già calando e continuerà a farlo nei prossimi anni. Si tratta di una realtà che fa poco clamore, ma che avrà ripercussioni concrete a livello sociale ed economico, al punto da configurare, questa sì, una vera e propria emergenza, in una prospettiva di breve-medio termine

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Italia 2050, sempre meno abitanti e sempre più anziani

Come abbiamo già sottolineato il problema reale per la sostenibilità economica del paese è che a diminuire sarà la popolazione dai 15 ai 64 anni che subirà una contrazione di 7 milioni di unità, mentre la popolazione con almeno 65 anni aumenterà di 6 milioni.

Senza la Fornero ci sarebbe la Troika: perché la riforma delle pensioni è così importante 

Mantenendo lo stesso livello occupazionale del 2017 gli occupati diminuirebbero di quasi 4 milioni, mentre aumenterebbero i pensionati arrivando allo stesso numero degli occupati. A questo trend preoccupante va aggiunto il numero sempre crescente di italiani che stanno lasciando il paese; dal 2011 al 2017 il saldo migratorio è negativo e pari a -391 mila e si tratta nella maggior parte di potenziali lavoratori che esportiamo all'estero; giovani ed istruiti.

In 6 anni 400mila giovani hanno lasciato l'Italia

Sempre dal 2011 al 2017 nel nostro paese la popolazione straniera è cresciuta di oltre un milione di unità senza contare le oltre 800mila naturalizzazioni. Rispetto agli italiani gli stranieri sono più giovani ed il loro saldo naturale è positivo e per questo incidono sulla spesa pubblica solo con il 2,1%.

Nel 2011 gli occupati stranieri erano pari al 9%, nel 2017 hanno raggiunto quota 10,5. Questi 2,4 milioni di occupati producono un valore aggiunto pari a 131 miliardi (8,7% del valore aggiunto nazionale). Si tratta prevalentemente di occupazione "complementare": la maggior parte degli occupati stranieri svolge lavori poco qualificati (e quindi faticosi e poco retribuiti), mentre gli occupati italiani si collocano nelle professioni piu' qualificate. Non e' da sottovalutare nemmeno l'apporto degli imprenditori stranieri che rappresentano il 9,2% del totale imprenditori, dato in crescita negli ultimi cinque anni del 16,3% in controtendenza con la diminuzione degli italiani (-6,4). L'impatto fiscale. I lavoratori stranieri dichiarano 27,2 miliardi di euro (stima) e versano 3,3 miliardi di euro di Irpef. Inoltre il loro contributo previdenziale e' pari a 11,9 miliardi di euro che aiuta a finanziare il nostro sistema di protezione sociale.

Redditi ed imposte sono inferiori alla media italiana in quanto provengono da lavori poco qualificati. Un aumento della mobilita' sociale degli stranieri inciderebbe in modo positivo sull'impatto fiscale italiano. Prospettive future. Le previsioni demografiche non sono positive per tutta l'Europa e per l'Italia in particolare, la fascia piu' anziana pesera' sempre di piu' e l'immigrazione tamponera' solo in parte l'invecchiamento della popolazione.

La vera sfida: rilanciare la natalità e sostenere la popolazione che invecchia

La situazione non riguarda solo l’Italia: tutta Europa vive un progressivo invecchiamento demografico, tuttavia appare una netta frattura tra paesi come Francia e Regno Unito (a saldo positivo) e i Paesi dell’Europa meridionale: la situazione più critica si registra in Italia (saldo -191.000) e Germania (saldo -148.000).

economia dell'immigrazione 1-2

Da qui al 2050 solo Irlanda, Francia, Regno Unito e Svezia registreranno un aumento della popolazione e complessivamente l'itera Europa a 28 registrerà una diminuzione della popolazione pari al 7,3% rispetto al 2015. E come in Italia in tutta Europa avremmo un aumento della quota di over 65 che diventeranno più di un quarto dell'intera popolazione con un'ovvia ripercussione sulla forza lavoro e sui conti pubblici. Anche in questo caso a stare peggio saranno i Paesi del sud: in Spagna, Grecia, Italia e Portogallo gli anziani saliranno a oltre un terzo della popolazione totale, mentre oggi sono circa un quinto).

Migranti e sicurezza, decreto approvato: tutte le novità

È chiaro che una simile dinamica non si contrasta con il solo ricorso all’immigrazione magari con l'apertura dei canali legali per l'ingresso di lavoratori da paesi extracomunitari, né si può affrontare in pochi anni. Servono nuove politiche per aumentare la partecipazione di donne e giovani al mercato del lavoro.

economia dell'immigrazione-2

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Commenti (5)

  • Innanzitutto, come è noto e scienti@#?*%$mente arcidocumentato, l'Italia sopporta attualmente un carico antropico che è il QUADRUPLO DEL SOSTENIBILE (dati GFN 2017). Inoltre il Paese è altamente inquinato e privo di materie prime. PUNTO. Quindi: di cosa cavolo si sta parlando? Di aumento farlocco della natalità? E perchè mai? Ma è già Carnevale? Per quanto riguarda le costosissime "risorse", del tutto immaginarie, notoriamente costano un multiplo di quanto rendono... e non rendono un granchè, mentre il loro costo aumenta di continuo a dismisura. Difatti, a fronte a remunerazioni, e quindi contributi/tasse, ecc, di basso livello/importo, ottengono prestazioni a pioggia di primo livello, ed illimitatamente. Eppoi: ma il sistema non si stava orientando verso quello contributivo? Il sistema retributivo non doveva andare in pensione, in quanto obsoleto e insostenibile? In soldoni: le catene di S.Antonio, alias schemi Ponzi, non erano solo l'illegale retaggio del corrotto passato remoto? E allora, ma di che diavolo parliamo???

  • la ricetta e' molto semplice, non capisco come mai non sia ancora stata applicata: ogni cittadino NON italiano che non riesce a dimostrare come si mantiene (e come eventualmente mantiene la sua famiglia..) DEVE tornare al suo paese di origine. In pratica, se uno e' benestante ok, se ha un lavoro ok, se ha rapporti di parentela con cittadini italiani che garantiscono per lui ok, se ha diritto a protezione internazionale (per davvero) ok, ma per tutti i restanti VIA!! in questo modo si svuoterebbero pure i campi R O M e company, che se li riprendessero i vari stati dell'Est dai quali arrivano (parlo dei R O M non italiani). Cosi facendo ci sarebbe un risparmio ENORME e molti piu' soldi per i cittadini in regola.

  • E' un po' come dire che aveer dei chiodi infissi in uno pneumatico è qualcosa di positivo perchè impedisce che lo pneumatico si sgonfi....se lo scopo è quello di "smontare i luoghi comuni" che si faccia pure. Ma per farlo, è necessario annullare prima le ambiguità introdotte a bella posta da chi, fingendo di amministrare, fa politica. E l'ambiguità artatamente introdotta consiste nel mostrare dati su IMMIGRATI REGOLARI quando l'argomento del dibattimento sono in realtà i cosiddetti "MIGRANTI". Gli immigrati con regolare permesso di soggiorno PER MOTIVI LAVORATIVI non giungono con i "barconi", ma con regolari mezzi distrasporto pubblici; ed hanno diritto a restare in Italia FIN QUANDO HANNO UN LAVORO. Se DOCUMENTANO di avere un lavoro, hanno il rinnovo del permesso di soggiorno, GUADAGNANO sei o settecento euro al mese, e su quelli pagano le tasse, e versano i contributi previdenziali. Al raggiungimento dell'età pensionabile, poichè non lavorano, non viene rinnovato il permesso di soggiorno, e sono costretti ad andare via. I contributi versati restano comunque all'INPS e così gli immigrati (e NON i "migranti";) certamente pagano le nostre pensioni, in quanto con i contributi versati non avranno mai una loro pensione che viene dall'INPS. I "migranti", invece, quelli che giungono con i barconi, sono mantenuti fin quando non viene concesso loro lo status di rifugiato, ed eventualmente anche dopo. COSTANO alla comunità più di mille euro al mese, e non versano un bel nulla. Se non viene riconosciuto loro lo status di rifugiato viene emesso un decreto di espulsione, la cui attuazione non viene mai messa in pratica, e restano a delinquere o a chiedere l'elemosina, attività per l'esercizio delle quali notoriamente non sono richiesti versamenti previdenziali. D'altra parte, è l'incertezza economica, e più in generale nel futuro, che impedisce agli italiani di porre in essere un cambio generazionale. Quindi, da un lato vi sono IMMIGRATI che lavorano e vengono sfruttati, facendo loro pagare dei contributi con i quali si paga la pensione degli italiani, dall'altro i "MIGRANTI" che costituiscono SOLO UN ONERE per la collettività, essendo solo funzionali all'ideologia di una parte politica ed agli introiti di certe organizzazioni che a tale parte politica fanno riferimento. Parte politica i cui esponenti, peraltro, favoriscono la confusione tra le due categorie, affatto diverse, distogliendo l'attenzione dal vero problema che sta alla base della riduzione delle nascite: l'insicurezza. E sostenendo di rimediare con i "migranti" che interpretano per l'occasione la parte degli immigrati. In altri termini, vi è una parte politica che tappa i buchi con lo stesso strumento usato per farli. Ripeto, è come anzichè togliere i chiodi dalla carreggiata si sostenesse la loro utilità nel turare i buchi negli pneumatici...

  • .... rimandarli tutti nei rispettivi paesi, e anziché spendere soldi per loro sostenere la natalità degli italiani con politiche economiche a favore delle famiglie:tra trent'anni ci saranno un sacco di ventottenni italiani a realizzare quanto inadeguatamente descritto...

    • Esatto

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