Pensioni, quota 100: età, contributi, importo assegno e tfr. Tutte le novità del 2019

Dalla liquidazione del Tfr al meccanismo delle finestre: cosa prevede nel dettaglio la bozza del decreto che introduce quota 100. Per i dipendenti pubblici in arrivo una doppia beffa

Foto di repertorio

Dopo mesi e mesi di voci, smentite e indiscrezioni, il decreto pensioni che dovrebbe introdurre la quota 100 è stato messo nero su bianco. Per ora ovviamente si tratta solo di una bozza, ma se non altro non si ragiona più su fantomatiche ipotesi: per la prima volta da mesi a questa parte c’è qualcosa di concreto. Leggendo la bozza del decreto, tuttavia si scopre che molte delle indiscrezioni rivelate dai giornali si sono rivelate veritiere: ci riferiamo in particolare al carattere "sperimentale" della misura - che viene introdotta di fatto solo per tre anni -, al differimento del pagamento di Tfr e Tfs per i dipendenti pubblici, al divieto di cumulo ed al meccanismo delle finestre (questi ultimi due punti per la verità avevano trovato conferma da tempo). Altra novità importante riguarda l’adeguamento dei requisiti pensionistici alla speranza di vita che sarà bloccato solo per chi ha diritto alla pensione anticipata. Vediamo allora nel dettaglio cosa prevede la bozza del decreto (che per inciso introduce anche il reddito e le pensioni di cittadinanza).

Cosa prevede la quota 100

La bozza del decreto conferma quanto ormai già noto a tutti: a beneficiare della quota 100 saranno solo coloro che hanno un’anzianità contributiva di 38 anni e almeno 62 anni di età. Su questo punto è stato scritto abbastanza e crediamo non sia il caso di aggiungere altro.

Finestre di uscita

Confermato il diverso trattamento tra dipendenti pubblici e privati.

I dipendenti del settore privato che hanno maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2018 possono andare in pensione a partire dal 1° aprile 2019.

I dipendenti del settore privato che hanno maturato i requisiti entro il 1° gennaio 2019, possono andare in pensione trascorsi tre mesi dalla maturazione dei requisiti stessi.

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Quota 100, le finestre di uscita per i dipendenti pubblici

Il decreto prevede delle regole diverse per i dipendenti del pubblico impiego. In questo caso, chi matura i requisiti entro 31 marzo 2019, potrà andare in pensione a partire dal 1° luglio. Ma attenzione: per chi invece li matura dal 1° aprile 2019 in poi vi è da rispettare un termine di sei mesi. La seconda finestra è dunque prevista solo ad ottobre. E non è tutto: per andare in pensione i dipendenti del pubblico dovranno infatti presentare un preavviso di almeno sei mesi.

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Divieto di cumulo

Chi sceglie di andare in pensione con quota 100 non potrà continuare a lavorare fino alla maturazione dei requisiti di età previsti dalla pensione di vecchiaia che ad oggi è di 67 anni. L’unica eccezione contemplata riguarda i redditi derivati da lavoro autonomo occasionale, "nel limite complessivo di 5mila euro lordi l’anno".

Pensione anticipata e speranza di vita

Nel decreto dovrebbe trovare posto anche il blocco dell’adeguamento dell’età pensionabile alla speranza di vita, ma solo per coloro che hanno diritto alla pensione anticipata. Cosa cambia? In sostanza,  dal 1° gennaio 2019, per la pensione anticipata servono 43 anni e 3 mesi di contributi per i lavoratori e 42 anni e 3 mesi le donne per le lavoratrici. Con il nuovo regime, si potrà andare in pensione secondo le regole in vigore fino al 2018, ovvero 41 anni e 10 mesi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini. Nulla dovrebbe cambiare invece per le pensioni di anzianità: per lasciare il lavoro - se non si può beneficiare della quota 100 - serviranno 67 anni di età.  

Pensioni, verso la proroga dell’opzione donna

Confermata anche la proroga dell’opzione donna che permette alle lavoratrici nate entro il 31 dicembre 1959, se dipendenti, o nate entro il 31 dicembre 1958, se autonome, di andare in pensione. A patto di avere versato i contributi per almeno 35 anni.

Dipendenti pubblici: la liquidazione arriverà in ritardo?

Chi lavora nel pubblico impiego avrà un trattamento diverso anche per quanto riguarda la liquidazione del Tfr o Tfs che potrà essere incassata solo nel momento in cui saranno raggiunti i requisiti previsti dalla legge Fornero. Ma nella bozza del decreto è prevista la possibilità per le amministrazioni pubbliche di chiedere alle banche l’anticipo del loro trattamento di fine servizio. "Le pubbliche amministrazioni - si legge nel testo - stipulano apposite convenzioni con gli Istituti di credito per l'erogazione anticipata dell'indennità di fine servizio nelle quali siano preventivamente fissati i limiti del tasso di interesse che potranno essere applicati dagli Istituti di credito medesimi". 

Chi ha una pensione di 1500 euro perde fino al 16%

L’importo dell’assegno non subirà nessuna penalizzazione, ma dal momento che con quota 100 l’età contributiva si abbassa, chi sceglie questa opzione riceverà giocoforza un assegno più basso. Di quanto?  A questo proposito, il sottosegretario al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, Claudio Durigon, ha detto che "su una busta paga media di pensione di 1500 euro, il non percepito per i minori anni contributivi è pari al 16% netto massimo, fino al 2% iniziale di un anno". Le cifre fornite da Durigon sono il risultato di uno studio dell'Inps e dunque dovrebbero essere piuttosto attendibili. 

Con quota 100 il sistema pensionistico reggerà?

In questi mesi molti economisti ed esperti di previdenza (compreso il presidente dell'Inps Tito Boeri) hanno espresso forti dubbi su una riforma delle pensioni così concepita. L’obiezione mossa dai detrattori - riassunta a grandi linee - è la seguente: se la speranza di vita aumenta e le persone in età da lavoro diminuiscono, un sistema che abbassa l’età pensionabile alla lunga non è sostenibile. Tanto più che già oggi tra i Paesi Ue l’Italia è seconda solo alla Grecia quanto a spesa previdenziale. Si tratta di dubbi tacitamente confermati dallo stesso esecutivo dal momento che la riforma delle pensioni sarà introdotta solo in "via sperimentale" per gli anni 2019, 2020 e 2021.

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Quota 100, rischio ingorgo nel 2019

Ieri, intervistato da La Verità, anche Alberto Brambilla, esperto di previdenza vicino alla Lega, ha espresso più di qualche perplessità sulla quota 100 così com’è stata formulata. Si tratta di un parere importante dal momento che Brambilla è stato in questi mesi anche consigliere economico del governo. Un ruolo che lo stesso economista ha definito "risolto". Tra le altre cose, Brambilla ha parlato di un rischio ingorgo, almeno nei primi mesi del 2019. "Dopo il decreto - ha spiegato - arriveranno circa 300 mila domande per accedere a quota 100. Chi conosce la macchina sa che è impossibile accontentare subito tutti. Ci sarà un tale ingorgo che bisognerà fare delle scelte".

In sostanza, ha spiegato Brambilla, ci sono tanti lavoratori "ingabbiati a quota 106-107-108. Gente con 66 anni di età e 42 di contributi. Nel primo quadrimestre la precedenza spetta a loro. Nella seconda parte dell'anno possiamo occuparci dei pensionati fino a quota 103, e l'anno prossimo passeremo agli altri. La quota 100 non può avere un trattamento privilegiato rispetto a situazioni più sfortunate".  

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