Esodo per 'Quota 100': scuola e sanità a rischio svuotamento

Tra i possibili effetti della nuova misura introdotta dal governo in tema di pensioni, c'è il rischio svuotamento per ospedali e istituti scolastici. Per entrambi i settori il problema è lo stesso: migliaia di uscite senza un adeguato ricambio

Foto di repertorio

L'introduzione della cosiddetta Quota 100 per rivoluzionare il sistema pensionistico e superare la legge Fornero è tra le principali novità contenute nel Def e che troverà spazio (e risorse) nella Manovra economica. Ma se la misura che prevede il cumulo tra età anagrafica e anni di contributi, con l'uscita a 62 anni con 38 di contributi non è stata ben accolta proprio da tutti settori. Anzi, l'uscita anticipata dal lavoro con la Quota 100 potrebbe mettere a rischio due settori 'chiave' del pubblico impiego: la sanità e la scuola.

Esodo dalle scuole

Partiamo dall'istruzione. Secondo le prime stime di Cisl Scuola, l'esodo dei docenti potrebbe essere piuttosto drastico. Considerando soltanto i docenti di ruolo, sono già 21mila le uscite programmate grazie alla legge Fornero, a cui andranno aggiunte quelle dei lavoratori coinvolti dalla Quota 100, che potrebbero essere tra i 6mila e i 20mila.

Def, misure approvate: cambiano anche le pensioni ma i conti non tornano

Un quadro che merita ulteriore chiarezza, come confermato in una nota ufficiale da Maddalena Gissi, segretaria generale Cisl Scuola: “Anticipare i tempi di accesso alla pensione è sicuramente una delle aspettative più diffuse nel mondo del lavoro scolastico. Le statistiche ci ripetono spesso che l’età media del nostro corpo docente è tra le più elevate in Europa; altrettanto spesso è la cronaca a evidenziare quanto sia diventato particolarmente pesante l’impegno di chi ha la responsabilità di educare, istruire, assistere, sorvegliare classi e sezioni talvolta sovraffollate e in cui le situazioni problematiche non sono certo infrequenti. Negli anni scorsi la nostra richiesta di tenere conto dei fattori di gravosità del lavoro nella scuola ha trovato in parte risposta, limitatamente al personale docente della scuola dell’infanzia".

"Ora che si profila un intervento di portata più generale, l’attesa è di conoscere in modo più preciso quali sarebbero i requisiti anagrafici e contributivi cui fare riferimento, e soprattutto se l’uscita anticipata comporterà modifiche, e quali, sui criteri di calcolo del trattamento spettante.”.

Il rischio è che la scuola paghi un prezzo 'alto' per la gestione frettolosa o poco chiara di queste procedure: “Per la scuola i tempi per le decisioni sono stretti, basti pensare che il termine per le domande di collocamento in pensione l’anno scorso è stato il 20 dicembre. È dunque indispensabile che il quadro diventi chiaro nel più breve tempo possibile e va in ogni caso garantita al personale della scuola una tempistica legata alle proprie specifiche scadenze. Troppe volte abbiamo pagato, come scuola, gli effetti di una gestione intempestiva delle procedure, con ritardi dell’Inps nella lavorazione delle pratiche che anche di recente hanno causato penalizzazioni e disagi”.

Un secondo problema da non sottovalutare, come ribadisce Maddalena Gissi, è l'esodo del personale ATA: “Un’uscita consistente di personale docente e ATA potrebbe accentuare il fenomeno che si è manifestato con le assunzioni di quest’anno, con le quali si è riusciti solo a coprire meno della metà dei posti vacanti e disponibili. Spia di una situazione cui va posto rimedio con interventi opportuni sul versante della formazione e del reclutamento del personale. Per il personale ATA la questione è più semplice, ma ci sono comunque aspetti su cui intervenire. Non basta infatti rimpiazzare chi lascia il servizio, occorre rimuovere il blocco che impone di limitare le assunzioni al solo reintegro del turnover. Non esistono ragioni per cui una quota di posti, su un organico già insufficiente al fabbisogno, debba rimanere per forza un’area di lavoro precario: il limite cui si è accennato produce invece proprio questo effetto".

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Molto più complessa la situazione che riguarda il personale docente: “Vi è carenza di personale abilitato o specializzato, requisiti attualmente indispensabili per essere assunti a tempo indeterminato. Perciò i problemi rischiano di non poter trovare soluzione in tempi brevi, se non si fanno scelte innovative nel rapporto tra percorsi di formazione e procedure di reclutamento. La CISL Scuola, in un suo recente dossier sulle assunzioni sui posti di sostegno, ha fatto una proposta che può essere estesa in termini più generali e sulla quale varrebbe la pena aprire in tempi rapidi un confronto: visto che i posti di insegnamento, comuni o di sostegno, vanno comunque coperti ogni anno per assicurare il funzionamento del servizio, si potrebbero prevedere procedure di assunzione stabile che comportino il vincolo di un contestuale accesso a percorsi formativi, i cui esiti siano decisivi per la conferma del rapporto di lavoro instaurato. È un principio già presente nell’impostazione dei percorsi FIT 2018, però da riprendere e rivisitare profondamente. 

“Per la secondaria – conclude la nota della Cisl Scuola - se i meccanismi di reclutamento restano quelli degli attuali percorsi FIT, già quest’anno in fortissimo ritardo, non potrà che aumentare il ricorso a lavoro precario, con tutto ciò che ne consegue per il personale coinvolto e per la continuità del servizio, che viene in questo modo compromessa alla radice”. 

Ospedali a rischio svuotamento

Ma con l'introduzione della Quota 100 non sono soltanto le scuole a rischio svuotamento, anche gli ospedali corrono lo stesso identico pericolo. Come denunciato dal sindacato di categoria Anaao Assomed, con l'uscita dal lavoro con 38 anni di contributi, nei prossimi anni ci potrebbe essere un vero e proprio esodo di camici bianchi. Sommando i 45mila che potrebbero andare in pensione con la legge Fornero ai 25mila che potranno usufruire della Quota 100, otteniamo la cifra 'monstre' di 70mila unità.
Come ricorda il sindacato, oggi  vanno in pensione i nati nel 1952/1953. La curva demografica, elaborata e diffusa dall'Anaao Assomed fin dal 2011, mostra che con quota 100 l'uscita interesserà in pochissimo tempo i nati tra il 1954 e il 1957, più di 25 mila tra medici e dirigenti sanitari, coincidendo con la parte della curva con le frequenze più alte.

Quali sono i rischi di questo esodo di massa? Assumere giovani e neo specialisti per sostituire i medici andati in pensione potrebbe non bastare, inoltre c'è il rischio di abbassare il livello di qualità del sistema, visto che il 'ricambio' dovrebbe essere così rapido da non permettere il trasferimento delle esperienze.

Pensioni, l'effetto perverso della quota 100

"Non è più sufficiente garantire che non ci saranno tagli né taglietti per la sanità – spiega il segretario Carlo Palermo - Chi ha responsabilità di governo ha il dovere etico di spiegare come intende affrontare il fenomeno descritto, sia ai colleghi che rimarranno al lavoro in condizioni organizzative sempre più precarie, sia ai cittadini che hanno diritto a cure tempestive, di qualità e sicure. Il Conto annuale dello Stato mostra che dal 2010 al 2016 i medici e i dirigenti sanitari in servizio sono diminuiti di oltre 7.000 unità. Questo ha permesso alle Regioni una riduzione delle spese per il personale che limitatamente al 2016 ammonta a circa 600 milioni di euro. Diversi miliardi, se il calcolo viene effettuato dal 2010 ad oggi".

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Commenti (1)

  • Non sono mai contenti se non vai in pensione non si liberano nuovi postri di lavoro se vai in pensione nessuno rimane per lavorare un bel dilemma chi è che la conta giusta??? sta di fatto che chiunque vada al potere è come Cima Bue fai una cosa ne sbagli due solo che sbagliando pare che nessuna impara?!

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