Quota 100 e le sue "sorelle": quanto ci costano le nuove pensioni

Il presidente dell'Inps Tito Boeri fa i conti in tasca alla riforma previdenziale: le nuove misure potrebbero costarci 140 miliardi in più nei prossimi 10 anni

Foto di repertorio

La riforma delle pensioni? Un vero salasso. In sintesi è il pensiero di Tito Boeri, presidente dell'Inps, secondo cui tutto il pacchetto sul fronte previdenza composto da Quota 100, Opzione Donna, Ape social e blocco delle aspettative di vita provocherebbe un enorme incremento della spesa. Secondo il presidente dell'Istituto di previdenza, le misure che il governo Lega-M5s si appresta a varare con la prossima manovra economica si tradurranno in un aumento della spesa sulle pensioni di 140 miliardi di euro nei prossimi 10 anni. Una pesante critica che si somma con quella sull'assegno per i pensionati, che secondo Boeri perderanno circa 500 euro al mese in caso di uscita dal lavoro con Quota 100

Dal taglio delle pensioni d'oro che si attestano sui 90mila euro lordi annui (4.500 euro netti al mese) si potrebbero ottenere risparmi pari a 150 mln di euro l'anno che potrebbero arrivare a 300 milioni solo abbassando la soglia a 78 mila euro lordi all'anno pari a circa 3.800 euro lordi al mese: sono, per il presidente Inps, le stime elaborate dall'Inpssulle risorse che potrebbero essere risparmiate con uil taglio delle pensioni d'oro che il governo intende inserire nella legge di stabilità. Cifre dunque lontane da quelle stimate dall'esecutivo che conta di racimolare dall'intervento equitativo 1 miliardo di euro.

Quanto perde (al mese) un lavoratore che va in pensione con Quota 100

Altro modo di superare i 150 milioni di risparmio, spiega ancora Boeri, è quello di stimolare quanto più possibile il prepensionamento per poi riservarsi di intervenire tagliando queste pensioni o, ancora, "cambiare il provvedimento e disegnare un intervento perequativo" sulla falsa riga di quello già effettuato dal governo Letta. Una eventualità possibile, per Boeri, considerato che lo stop alla perequazione per gli assegni pari a 6 volte il minimo, sopra i 2.500 euro netti al mese, esaurirà i suoi effetti proprio nel 2019.

Pensioni, ultime notizie: blocco della rivalutazione per gli assegni già da 2.500 euro

Sempre in tema pensioni, dal 1° gennaio 2019 ci potrebbe essere una novità molto importante sul fronte della rivalutazione degli assegni. La rivalutazione - meglio conosciuta come perequazione delle pensioni - è quel meccanismo con cui l'importo dell'assegno previdenziale viene adeguato all'inflazione, così da proteggere il potere d'acquisto della pensione. Il prossimo anno terminerà la fase transitoria prevista dalla riforma Fornero, con cui sono state introdotte regole più penalizzanti per il meccanismo della perequazione, e di conseguenza ci dovrebbe essere il ripristino delle precedenti percentuali, contenute nella legge 388/2000 che porterà a un piccolo aumento delle pensioni. Nel dettaglio, per le pensioni di importo superiore a tre volte il trattamento minimo la perequazione sarà del 100% per poi scendere al 90% per chi ha un assegno di valore compreso tra 3 e 5 volte il trattamento minimo. Per le pensioni che superano di 5 volte questo importo, invece, la rivalutazione sarà del 75%.

Pensioni, ecco le nuove regole: chi può lasciare il lavoro nel 2019

Con il ripristino delle precedenti percentuali ci sarebbero dei maggiori vantaggi specialmente per coloro che percepiscono un assegno di importo elevato, visto che questi sono stati tra i più penalizzati della Legge Fornero, con un conseguente aumento della spesa a cui dovrà far fronte lo Stato. Il condizionale in questo caso è d'obbligo. Sembra, infatti, che per limitare i costi della riforma il governo intenda bloccare la rivalutazione delle pensioni per gli assegni superiori ai 2.500 euro. Una decisione che, se confermata, si aggiungerà al taglio delle pensioni d'oro che ricordiamo dovrebbe prevedere una riduzione dell'assegno del 2% per ogni anno di anticipo dell'uscita dal lavoro rispetto ad un'età pensionabile convenzionale. Si prenderanno come riferimento i 67 anni richiesti per la pensione di vecchiaia nel 2019 per poi proporzionarla in base agli andamenti demografici. Tagliando la rivalutazione delle pensioni, già per gli importi superiori ai 2.500 euro, e riducendo gli assegni d'oro superiori ai 4.500 euro, il governo conta di recuperare circa un miliardo di euro in tre anni, risorse destinate a finanziare l'onerosa riforma delle pensioni che verrà avviata dal prossimo anno.

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