Pensioni, le quote fanno discutere: tutte le "ingiustizie", dall'assegno all'età minima

L'ex presidente dell'Inps Tito Boeri propone una mediazione tra governo e sindacati: "In pensione fino a tre anni prima della vecchiaia, ma con assegni più leggeri applicando coefficienti non solo alla parte contributiva ma anche a quella retributiva"

Pensioni, c'è la data "x". Il 27 gennaio al Ministero del Lavoro i sindacati incontreranno il ministro Catalfo per arrivare ad una concertazione sulla modifica della Legge Fornero. Da parte del governo c'è l'intenzione di incrementare la flessibilità in uscita dal mondo del lavoro e, come anticipato dal premier Conte, operare una revisione dell’intero sistema pensionistico sulla base della distinzione tra lavori usuranti e lavori non usuranti.

La proposta dei sindacati è che - con la prevista fine della sperimentazione di Quota 100 - il governo possa incrementare le possibilità di andare in pensione anticipata usufruendo di opportuni scivoli pensionistici a partire dai 62 anni. 

Tuttavia come evidenzia l'ex Presidente Inps Tito Boeri, assicurare un pensionamento anticipato a 62 anni "con la pensione piena" vuol dire trattare meglio chi va in pensione rispetto a chi continua a lavorare".

"Non è giusto - spiega Boeri intervistato in Circo Massimo su Radio Capital - per persone della stessa generazione e non è giusto tra generazioni diverse perché si appesantisce il debito pensionistico che grava sulle spalle dei giovani".

"La mia proposta è dare la possibilità di anticipare l'uscita fino a tre anni prima, applicando però i coefficienti di calcolo dell'assegno non solo alla parte contributiva ma anche a quella retributiva. Così da avere circa un punto percentuale e mezzo in meno per ogni anno di anticipo del pensionamento''.

Boeri poi spiega che secondo lui Quota 100 è stato un attentato al patto tra generazioni,. Chi è nato nel 1959 rientra e beneficia del trattamento molto generoso rispetto a chi era stato bloccato dalla legge Fornero e a chi viene dopo, come la classe del 1960. Ha creato iniquità e aggravato il debito pensionistico, rendendo difficile la situazione per i giovani. Si deve intervenire subito e non aspettare la fine naturale del 2021, sennò si creano disparità. Serve flessibilità con un modello di incentivi - disincentivi''.

Tornando alle proposte di modifica del sistema pensionistico, l'idea avanzata da parte del governo di introdurre una quota 102 trova una forte opposizione da parte dei sindacati. In particolare è l'associazione di categoria dei docenti Anief a parlare dei rischi di una doppia penalizzazione poiché innalzerebbe da 62 anni a 64 anni la nuova età anagrafica minima d'accesso, riducendo inoltre l'assegno di quiescenza, poiché ricalcolato esclusivamente con il sistema contributivo, quindi totalmente in base ai contributi versati dal lavoratore.

"Riteniamo la proposta offensiva per i lavoratori italiani - prosegue il sindacato autonomo - perché si sta semplicemente tentando di poterli mandare in pensione sempre più tardi e con assegni quasi dimezzati rispetto a chi ha lasciato l'attività lavorativa solo pochi anni fa.

"Un lavoratore con oltre 35 anni di contributi ha pieno diritto di andare in pensione, senza essere per questo vessato da norme inique. L'assegno di coscienza non deve prevedere ricalcoli perdere e i gli attuali 62 anni minimi di 'Quota 100' non vanno toccati".

L'obiettivo dell'Anief è quello di mandare in pensione gli insegnanti "a 58 anni e con l'80 per cento dell'ultimo stipendio, con una tassazione agevolata al 20% come in Germania dove però a fine carriera si guadagna persino il doppio. Va previsto come gravoso l'insegnamento a tutti i livelli, non solo quello della scuola dell'Infanzia".

Pensioni, a che età si può lasciare il lavoro

Mentre si discute animosamente su come riformare il sistema pensionistico, nel 2020 molti i lavoratori potranno ritirarsi dal lavoro anche senza i requisiti della riforma Fornero che, - ricordiamo - richiede per la pensione di vecchiaia il compimento di 67 anni di età.

Con quota 100 potranno lasciare il lavoro i nati nel 1958, ovvero colore che quest’anno compiranno 62 anni di età e matureranno 38 anni di contributi.

Chi svolge lavori usuranti potrà invece andare in pensione a 61 anni e 10 mesi per gli uomini, a 58 anni per le donne dipendenti, a 59 anni le autonome.

In pensione anche i nati nel 1957 che quest'anno compiranno 63 anni, ma a condizione dei requisiti dell'Ape Social, ovvero disoccupati o in assistenza di familiari disabili. 

Per le lavoratrici c'è la possibilità di chiedere il pensionamento anticipato con l'opzione donna che consente di lasciare il lavoro con 35 anni di contributi (maturati entro il 2019) e almeno 58 anni di età per le dipendenti e 59 anni per le lavoratrici autonome.

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