Governo lumaca, i ritardi diventano un problema per le pensioni

Scadute "opzione donna" e ape sociale, da ieri è scattato anche l'adeguamento "al rialzo" dell'età pensionabile: il decreto pensioni previsto entro Natale è rimasto solo una promessa

La Manovra c'è, la riforma delle pensioni (ancora) no: Lega e 5 stelle hanno promesso l'istituzione di Quota 100 e del reddito di cittadinanza come primo atto politico del 2019, ma allo stato attuale si rischiano di produrre gravi ritardi nell’applicazione delle novità, visto che siamo già al 2 di Gennaio.

Pensioni rischio caos

La riforma che consentirà di andare in pensione a 62 anni con 38 di contributi rischia di causare un ingorgo normativo per l'istituto di previdenza. Ma andiamo per ordine.

Quando arriva la pensione a gennaio 2019

Parte consistente del bilancio dello Stato per il 2019 è stanziato per il reddito di cittadinanza e la riforma delle pensioni che insieme drenano quasi 9 miliardi di risorse. Di questi 4 miliardi sono stanziati per consentire ai lavoratori di andare in pensione a 62 anni (con 38 anni di contributi) a cui si sommano altri 17 miliardi nei due anni successivi. Tuttavia per le due misure bandiera della maggioranza di governo occorrono due distinti decreti, già attesi prima per Natale, poi slittati per "entro dicembre" ed infine ora si parla della seconda settimana di gennaio. Nel decreto pensioni oltre a Quota 100, sarà compreso il blocco dell'adeguamento delle pensioni con le aspettative di vita e la conferma della proroga di Opzione Donna, tutte cose che ad oggi non sono che chiacchiere.

Cambia l'età pensionabile

Prendiamo, per esempio, la decisione che il governo ha preso a livello politico, ma appunto ancora non ha tradotto in norme di legge, di non far scattare l’aumento di 5 mesi del requisito per la pensione anticipata, quella che fino al 31 dicembre si raggiungeva con 42 anni e 10 mesi di contributi (un anno in meno per le donne): dal primo gennaio 2019 l’aumento, calcolato sulla base delle leggi vigenti in relazione alla speranza di vita, è già scattato.

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Come ricorda di Corriere oggi per andare in pensione servono 67 anni d’età (e 20 di contributi) e non più 66 anni e 7 mesi. Per la pensione anticipata ora servono 43 anni e 3 mesi (un anno in meno per le donne). Per i lavoratori precoci servono da ieri 41 anni e 5 mesi contro i 41 anni del 2018.

Per i tecnici che si aspettavano un'entrata in vigore del decreto entro gennaio, ora il testo è da riscrivere: non si tratta più di bloccare ma di ridurre di 5 mesi l’adeguamento nel frattempo scattato. 

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Non è finita. Il tempo perso intanto ha fatto scadere la cosiddetta "opzione donna", il regime di pensionamento anticipato per le lavoratrici con almeno 35 anni di contributi e 58 anni d’età ma con l’assegno interamente calcolato col meno vantaggioso metodo contributivo. Se Lega e 5 stelle si erano impegnati a prorogare la norma, ora da lunedì 1 gennaio, non c'è più: al momento, quindi, potranno accedere a Opzione Donna solamente quelle lavoratrici che ne maturano i requisiti entro il 31 dicembre del 2019. Si tratta comunque di una novità molto importante perché grazie a questa misura le lavoratrici potranno andare in pensione all’età di 58 anni. ​

Come opzione donna è scaduto l'assegno dell'Ape sociale.

Le due misure dovranno eventualmente essere reintrodotte, ma ci vorrà tempo, anche qualche mese: se il decreto legge sarà in vigore dal momento in cui verrà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, dovrà essere seguito dalle indispensabili circolari dell’Inps. 

Con il corollario di ritardi nell'emissione degli assegni.

Per prendere coscienza dell'entità del problema il Governo ad oggi stima che ad Aprile potranno andare in pensione tutti coloro che soddisfano i requisiti di quota 100 ed ad oggi sono bloccati dal fatto di dover raggiungere appunto i 67 anni previsti dalla pensione di vecchiaia. Secondo le stime si tratta di 200mila dipendenti privati, per gli Statali si dovrà attendere Luglio o Ottobre. 

Governo lumaca, tutti i ritardi

Altro tassello da rimettere a posto nel nuovo anno, il 'pasticcio' sull'Ires inserito in manovra, una stilettata al cuore delle onlus e del mondo del volontariato che ha indotto il premier Giuseppe Conte a fare pubblica ammenda nel corso della conferenza stampa di fine anno. La correzione di rotta annunciata dal governo prevede una modifica da inserire "nel primo provvedimento utile".

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Altra partita che attende l'esecutivo giallo verde è quella delle autonomie: irremovibile la Lega - con il sottosegretario Giancarlo Giorgetti che lega la riforma alla sopravvivenza stessa del governo- la riforma per rafforzare le prerogative di Lombardia, Veneto, ed Emilia Romagna rischia di aprire un nuovo fronte di scontro tra i due soci di maggioranza. Ma la strada per realizzarla sembra già tracciata. E' lo stesso Conte a dettarne il 'timing': dopo una riflessione interna al governo, sarà lui stesso a febbraio ad aprire i negoziati coi governatori delle diverse regioni interessate.

Tra le prime mosse dell'esecutivo nel nuovo anno, c'è anche il varo del provvedimento sulla legittima difesa, vecchio cavallo di battaglia della Lega a cui il vicepremier e ministro dell'Interno, Matteo Salvini, vuole dare una brusca accelerazione a inizio 2019. La riforma è già passata all’esame del Senato, che l’ha varata lo scorso 25 ottobre. La proposta di legge modifica alcuni articoli del Codice penale, del Codice civile e del Codice di procedura penale, rafforzando la difesa di chi "all’interno del domicilio, di un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale" si difende da un’azione di terzi "posta in essere con violenza o minaccia di uso di armi o di altri mezzi di coazione fisica". Ma la riforma della legittima difesa potrebbe rallentare la sua corsa.

Almeno è quello che hanno evinto alcuni, nelle file del governo, sentendo le parole del premier alla conferenza di fine anno circa la volontà "riuscire a varare un progetto riformatore equilibrato tra l'esigenza della tutela dell'integrità fisica e quella di difendere se stessi e i propri familiari da aggressioni violente e ingiustificate nel proprio domicilio. Estremizzare in un senso o nell'altro il grumo degli interessi di disciplina significherebbe avere una disciplina incostituzionale", le parole di Conte. Che lascerebbero intendere -il ragionamento che viene fatto soprattutto tra i 5 Stelle - la volontà di trovare un punto di equilibrio non semplice.

Altra priorità della maggioranza giallo verde, il decreto legge semplificazioni, approvato dal consiglio dei ministri il 12 dicembre scorso, va convertito entro sessanta giorni. Al suo interno, la 'legge Bramini' che riequilibra le situazioni di credito e debito degli imprenditori con la Pubblica amministrazione; l'abolizione del Sistri e del Registro unico del lavoro mentre manca la riforma del codice degli appalti che andrà in Parlamento -altra urgenza dell'esecutivo-con una legge delega.

C'è poi l'iter, non semplice, delle riforme costituzionali chieste a gran voce dal M5S. Il taglio dei parlamentari e l'introduzione del referendum propositivo senza quorum sono contenuti in due testi base depositati al Senato. Le audizioni in commissione stanno per volgere al termine, a gennaio le misure dovrebbero arrivare in Aula. Su questo fronte il governo cede il passo al Parlamento: "Non credo che l'esecutivo debba intervenire con progetti di riforma costituzionale - ha rimarcato Conte - soprattutto se corposi, credo che il Parlamento sia la sede più indicata". "Ho una convinzione personale, che ovviamente condividerò con i miei ministri - ha detto ancora il premier - che è bene che iniziative di questo tipo siano rimesse al Parlamento, mi sembra il luogo più appropriato per affidarle fin dall'inizio al dibattito".

Tra le sfide che attendono il governo Conte, c'è anche il taglio agli sprechi, con il cosiddetto team 'mani di forbice' -neologismo coniato dal vicepremier Luigi Di Maio- da mettere in pista per sforbiciare gli sperperi che finiscono per ricadere sulle tasche dei cittadini. Questi ultimi potrebbero essere addirittura 'arruolati': tra le idee di Di Maio, gradita a Conte, c'è quella di introdurre un numero verde che consenta ai cittadini di segnalare per primi gli sprechi.

C'è poi la partita nomine che va portata avanti. Una su tutte, da chiudere nel più breve tempo possibile, quella ai vertici della Consob, una poltrona vacante dal 13 settembre scorso. Un ritardo di peso, come ammesso dallo stesso Conte. "Non abbiamo ancora completato questo dossier, me ne assumo le responsabilità - ha detto il premier - stiamo lavorando su tanti fronti anche se questa non è una giustificazione. Comunque mi ha rincuorato il fatto che ci siano commissari con un profilo di competenza ben riconosciuto e la funzionalità della Consob è garantita". La promessa è di avviare nelle prossime settimane "l'iter di nomina: mi posso giovare degli autorevoli suggerimenti del Presidente della Repubblica e state tranquilli - ha rassicurato la stampa durante la conferenza di fine anno - che verrà nominata una personalità altamente competente".

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