Pensioni, rivalutazione piena e nuove misure di flessibilità: le proposte sul tavolo

A gennaio parte il tavolo tra governo e sindacati per disegnare il nuovo assetto del sistema pensionistico. Il M5s spinge per la rivalutazione piena dei trattamenti (ma non da quest'anno), il Pd assicura che nel 2022 non tornerà la legge Fornero. Il "tesoretto" stimato dall'Inps in tre miliardi è destinato ad evaporare in fretta

Foto di repertorio

Il 2020 sarà l’anno della verità per i pensionati. A gennaio partirà infatti il tavolo tra sindacati e governo per decidere il destino di quota 100 e  più in generale per disegnare il nuovo assetto del sistema pensionistico. L'obiettivo è arrivare a una riforma che non sia di breve respiro come quella approvata mesi fa dal governo gialloverde. Si parlerà inevitabilmente anche della rivalutazione dei trattamenti previdenziali chiesta a gran voce dalle parti sociali.

Con la legge di bilancio il governo si è impegnato a concedere l’adeguamento pieno all’inflazione anche ai trattamenti compresi tra 3 e 4 volte il minimo (ovvero 2029 euro lordi). Fino ad oggi per queste pensioni la rivalutazione era del 97%, mentre i trattamenti fino a tre volte il minimo hanno già diritto alla rivalutazione piena. L'aumento sarà di pochi euro l’anno, ma tant’è. 

Catalfo: "L'obiettivo è arrivare a una rivalutazione piena delle pensioni"

Il tema sul tavolo sarà dunque se concedere o meno una percentuale di rivalutazione più alta anche anche ai redditi oltre quattro volte il minimo. Una richiesta che sembra trovare d’accordo anche il M5s. Per il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo, l'impegno del governo è infatti quello di andare "verso una piena rivalutazione delle pensioni" che però non potrà avvenire con la manovra 2020. Rispondendo ad un question time alla Camera, la titolare del dicastero ha confermato "l'impegno del governo di fare un tavolo di approfondimento tecnico sulla questione delle pensioni" e, più in generale, su "come andare a rivedere il sistema complessivo". Per Catalfo, la rivalutazione sarebbe la priorità, nel caso in cui "ci fossero più soldi nella manovra". 

Pd: Quota 100 andrà in scadenza, "ma non tornerà la Fornero"

Quanto al destino di Quota 100, pur con accenti diversi sia il Pd che il M5s sono concordi: la legge andrà in scadenza a fine 2021 e non sono previsti interventi né per correggerla né per abolirla (come invece auspicato da Italia Viva). 

Quota 100 "va a morire da sola" tra due anni e per il 2020 "è sicuramente escluso alcun intervento come quello di toccare le finestre" ha affermato ieri il sottosegretario all'Economia Pier Paolo Baretta (Pd) intervenendo al convegno 'Itinerari Previdenziali' sulla spesa previdenziale al Cnel. Quota 100 quando "muore, ci lascia un bel po' di problemi: - ha aggiunto - uno scalone e soprattutto un buco di governo del sistema previdenziale perché è abbastanza impensabile tornare alla Fornero così come era. Un buco - ha detto - in cui cadranno un sacco di persone, altro che esodati". 

Secondo Baretta quindi l'effetto di questa misura è di "aver creato oltre ai danni anche un quadro politico per cui non è pensabile tornare alla situazione quo ante". Di qui la decisione di "già condivisa con sindacati e parti sociali di aprire a gennaio un tavolo che affronti esplicitamente il tema".

Pensioni, cosa ci sarà dopo quota 100?

L'obiettivo è quello di garantire "il massimo possibile della flessibilità in uscita". Insomma, dal governo assicurano che alla scadenza di quota 100 ci saranno altri strumenti per garantire l’uscita anticipata dal lavoro. I dettagli della riforma non si conoscono ancora, ma è verosimile pensare che ci sarà una corsia preferenziale per chi svolge un mestiere usurante. In ogni caso, da quello che trapela, è comunque prevista un’armonizzazione del sistema previdenziale per evitare lo 'scalone' di 5-6 dei requisiti di pensionamento. 

Secondo le stime fornite dal presidente dell’Inps Tridico, nel 2019 sono previste minori spese pari a oltre 1 miliardo sui 4 stanziati per quota 100. Se il tasso di adesione si manterrà costante, nel 2020 la riforma costerà circa 6 miliardi di euro, con un ulteriore "risparmio" di due miliardi. Un "tesoretto" che se il governo darà seguito agli annunci di queste ore è destinato ad evaporare in fretta. 

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