Pensioni, tagli sull'assegno per chi lascia prima? Come stanno le cose

La riforma del sistema previdenziale è in questi giorni oggetto di un serrato confronto tra governo e sindacati. Le parti sociali non vogliono sentire parlare di ricalcolo interamente contributivo, ma non sembra possibile andare in pensione in anticipo senza penalizzazioni

Foto di repertorio

"Dopo Quota 100 saranno necessari degli interventi garantendo l'equilibrio della finanza pubblica" e tuttavia, parlando di pensioni, "dobbiamo ridurre gli annunci, rimboccarci le maniche e lavorar e insieme". Lo dice Roberto Gualtieri, ministro dell'economia, a 'Omnibus' su La7.  La riforma del sistema previdenziale è in questi giorni oggetto di un serrato confronto tra governo e sindacati. L'esecutivo preferisce non parlare di numeri, ma nelle ultime settimane le indiscrezioni su veri o presunti piani per il dopo-Quota 100 non sono mancate. 

A cominciare da "Quota 102" (64+38) con il ricalcolo contributivo dell'assegno anche per i contributi versati prima del 1996. Secondo i sindacati con questo sistema gli assegni potrebbero subire tagli anche del 30%. Per questo di calcolo interamente contributivo Cgil, Cisl e Uil non vogliono sentire parlare. 

Un'altra ipotesi è quella avanzata su 'Repubblica' dal sottosegretario al lavoro Francesca Puglisi (Pd): via dal lavoro a 64 anni con 35 di contributi, ma senza ricalcolo contributivo. La proposta prevede inoltre una sorta di "bonus" per le mamme a cui verrebbe assegnato un "anno extra di contributi per ogni figlio, senza limiti di figli".

Pensioni, l'ultima ipotesi: il 2% in meno per ogni anno di anticipo

Secondo diversi quotidiani allo studio ci sarebbe anche un'altra possibilità, emersa negli ultimi giorni: mantentere l’età pensionabile ferma a 67 anni, ma dando la possibilità di anticipare l’uscita anche di tre anni a chi può contare dai 36 ai 38 anni di contributi versati.

Per ogni anno di anticipo la decurtazione dell’importo finale sarebbe del 2% fino quindi a un massimo del 6%. Con una pensione da 2000 euro netti, per fare un esempio, si arriverebbe a 1.780,00 euro. 

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I sindacati per ora non si schiodano dalla loro richieste: uscita dal lavoro a 62 anni e nessun taglio sugli assegni. Ma si tratta di una pretesa del tutto irrealistica se pensiamo che quota 100 viene smantellata proprio perché ritenuta troppo esosa e a lungo andare insostenibile per le casse pubbliche. Detta in altri termini, con le risorse a disposizione non sembra possibile andare in pensione in anticipo senza penalizzazioni. Staremo a vedere. 

Pensioni tra "quote" e falsi miti: come cambierà l'assegno mensile

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