Pensioni, qual è il problema con l'ultima versione della Quota 100

Salvini rilancia l'idea di una soglia sostanzialmente senza vincoli per superare la legge Fornero. Ma si può fare?

Matteo Salvini a Porta a Porta

Il "colpo di scena" è arrivato ieri intorno alle 20, quando le agenzie hanno battuto la notizia che a "Porta a Porta" Matteo Salvini aveva affrontato anche il tema delle pensioni. Per dire cosa? Che il paletto di 64 anni di età di cui parla per la Quota 100 è a suo dire troppo elevato, "io ho chiesto al massimo 62".

La nuova proposta della Lega è dunque quella di mandare gli italiani in pensione con un minimo di 38 di contributi. Oppure, si potrà lasciare il lavoro dopo 41 anni e mezzo di contributi a prescindere dall’età. 

Insomma il balletto sulle Quote e sui numeri continua e Salvini, in barba alla prudenza del ministro Tria, conferma di essere a favore di una soglia sostanzialmente senza vincoli per superare la legge Fornero. Ma come devono essere lette le dichiarazioni del vicepremier? Si è trattato di uno dei tanti annunci o piuttosto - visto che la legge di Bilancio si avvicina inesorabilmente - di dichiarazioni che troveranno conferma con la presentazione della manovra? 

Pensioni, i conti dell'Inps

Tempo fa il presidente Tito Boeri aveva indicato alcune stime realizzate dall'Inps in merito all’introduzione della Quota 100 prevista dal contratto di governo tra Lega e M5s.

Secondo l'istituto previdenziale la Quota 100 senza alcun vincolo costerebbe fino a 20 miliardi l’anno. Con un minimo di 64 anni di età anagrafica l’onere scenderebbe a 18 miliardi e 16 miliardi con una soglia minima di 65 anni. Mantenendo invece la legislazione vigente sui requisiti di anzianità contributiva con i 64 anni il costo a regime sarebbe di 8 miliardi l’anno e 4 miliardi nel primo anno di applicazione.

L'Inps sostiene inoltre che  ripristinare le pensioni di anzianità con quota 100 o 41 anni di contribuzione significa far salire da subito la platea dei pensionati di 750mila persone.

Quanto costerebbe la nuova proposta di Salvini

Secondo le prime stime della società di ricerca Tabula, guidata da Stefano Patriarca, la riforma delle pensioni proposta ieri da Salvini avrebbe un costo non indifferente e pari nel 2019 a 13 miliardi di euro al lordo delle tasse e 9 miliardi al netto. A regime il costo salirebbe a circa 20 miliardi al lordo delle tasse e oltre 13 miliardi al netto.

A questi soldi andrebbero aggiunti i 17 miliardi (34 secondo le stime Inps) per il reddito di cittadinanza, misura che il M5s vuole inserire a tutti i costi nella legge di Bilancio. L'altro ieri Di Maio ha smentito l'ipotesi di una versione light del reddito che dunque dovrebbe avere gli stessi costi di cui si era parlato in campagna elettorale. Ma allo studio del governo c'è anche l'ipotesi di una mini-riforma dell'Irpef (di cui non è chiaro il costo).

Il nodo coperture

Per ora l'unica fonte certa di entrate sono quelle derivanti dalla pace fiscale (che Salvini ha stimato - con un po' di ottimismo - in 20 miliardi di euro), ma si è spesso parlato anche di un taglio alle tax expenditures. Per ora comunque i conti non tornano. 

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