Pensioni, si lavora per la Quota 100: "Smontare la Fornero è un impegno sacro"

Matteo Salvini assicura: "Se ci dicono che non si può fare ce ne freghiamo e lo faremo lo stesso". Rebus coperture: guadagna terreno l'ipotesi di un contributo di solidarietà. Ecco come funziona

Foto d'archivio

"Dobbiamo, e ci stiamo già lavorando, mantenere l'impegno sacro preso con milioni di italiani di smontare quell'infamia che è la legge Fornero che sta rovinando la vita a milioni di italiani". A dirlo, ieri sera a Pontida, è stato il ministro dell'Interno, Matteo Salvini. "Se ci dicono che non si può fare ce ne freghiamo e lo faremo lo stesso", ha rimarcato il leader della Lega.

Per l'ennesima volta dunque Salvini promette di "smontare pezzo per pezzo" la riforma delle pensioni partorita dal governo Monti. Come abbiamo sottolineato più volte, le intenzioni dell'esecutivo potrebbero essere però meno bellicose - dal punto di vista dei conti pubblici - di quanto facciano pensare i proclami degli esponenti del governo, Salvini in primis.

Pensioni, ultime notizie: le ipotesi più probabili

La legge Fornero subirà sì delle correzioni, ma non quelle che molti pensionati auspicavano. Al momento l’ipotesi più probabile è che dopo la pausa estiva, il governo metterà mano alla Quota 100, cioè la possibilità di lasciare il lavoro con almeno 64 anni di età e 36 di contributi.

Il costo dovrebbe aggirarsi sui 4 miliardi di euro. Sembra invece tramontata – almeno per ora – la possibilità di vedere approvata la Quota 41 (o Quota 42): troppi i costi da sostenere, se pensiamo che nella prossima legge di bilancio dovranno essere stanziati oltre 12 miliardi per scongiurare l’aumento dell’Iva.

Con la Quota 41 a prescindere dall'età, andrebbero difatti in pensione "anzitempo" tanti lavoratori che hanno iniziato a lavorare da molto giovani o che hanno la possibilità di riscattare gli anni di studio. Per questo una riforma siffatta avrebbe un costo molto elevato. Almeno per il 2019 è molto probabile che non se ne faccia nulla. 

Pensioni, le risorse dal contributo di solidarietà?

Sul fronte delle coperture, sembra riguadagnare terreno la proposta leghista di un contributo di solidarietà richiesto ad un’ampia platea di pensionati: l’aliquota verrà applicata sul reddito da pensione e prevede degli scaglioni. Si parte da un’aliquota base dello 0,35% per gli assegni superiori ai duemila euro, per arrivare fino al 15% per gli assegni più alti.

Chi percepisce meno di duemila euro al mese invece non dovrebbe pagare nulla. Si parla ovviamente di ipotesi: di certezze al momento ce ne sono poche. Di sicuro, però, dopo la pausa estiva il governo dovrà scoprire le carte: solo allora scopriremo a quali risorse l’esecutivo intende attingere per mantenere (almeno in parte) le costose promesse fatte in campagna elettorale.

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