Pernigotti, ci sono aziende interessate ma c'è il rischio 'spezzatino'

Mentre sono in fase di valutazione le manifestazioni di interesse pervenute per lo stabilimento di Novi Ligure, si fa largo l'ipotesi di una vendita 'a pezzi' dei vari rami d'azienda, una 'strada' poco gradita da sindacati e lavoratori

Una veduta esterna dello stabilimento Pernigotti di Novi Ligure (Alessandria) (FOTO ANSA)

Caso Pernigotti: novità all'orizzonte. Durante l'incontro avvenuto oggi, mercoledì 20 marzo, al ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, sono stati fatti alcuni passi avanti nella valutazione delle opportunità di rilancio per l'azienda di Novi Ligure. Il tavolo, presieduto dal vicecapo di Gabinetto del Mise, Giorgio Sorial, ha riunito i rappresentanti dei dicasteri del Lavoro e dello Sviluppo Economico, dell'azienda, delle organizzazioni sindacali, dell'advisor incaricato e delle istituzioni locali. Il tavolo è stato aggiornato al 29 maggio prossimo, data in cui si auspica che il processo di valutazione delle proposte possa portare ulteriori elementi concordi con il percorso intrapreso. Le manifestazioni di interesse nei confronti della Pernigotti sono diverse, ma nelle ultime ore sta prendendo sempre più corpo la 'strada' di cedere i diversi rami d'azienda, un'ipotesi spezzatino che non entusiasma sindacati e lavoratori, in quanto rischia di compromettere il già precario futuro dell’azienda fondata nel 1860.

Pernigotti, le manifestazioni di interesse 

In apertura di riunione, l'advisor Sernet ha illustrato le numerose opportunità derivanti dalle proposte d'interesse ricevute per re-industrializzazione del sito: "Siamo attualmente nella fase di verifica della solidità economico-finanziaria dei soggetti interessati, dell'analisi preliminare, delle visite in azienda e della valutazione delle proposte". Passaggi indispensabili per definire, nel migliore dei modi, gli ambiti di attività, l'assorbimento occupazionale e gli elementi distintivi di ciascuna tra le manifestazioni ricevute. Allo stato attuale, i contatti attivi sono tredici, tutti in fase avanzata di valutazione e provenienti da soggetti italiani, elemento sul quale si è registrata una favorevole attenzione generale. Cinque tra le manifestazioni sono ritenute molto interessanti e vedono i soggetti proponenti già impegnati nell'elaborazione del piano industriale.

"È positivo che, a soli 43 giorni di distanza dalla precedente riunione, il clima sia disteso e favorevolmente orientato verso valutazioni concrete su numeri e risorse", sottolinea Sorial. Per i ministeri impegnati, aggiunge, "è essenziale che le valutazioni riguardino progetti solidi, che possano assicurare sostenibilità a medio-lungo termine. È, infatti, interesse primario del governo che il soggetto individuato per reindustrializzare definisca un progetto nel modo più proficuo possibile e duraturo".

Pernigotti e il rischio 'spezzatino'

Nelle ultime ore i sindacati hanno confermato la trattativa, che sarebbe anche in fase avanzata,  del ramo d'azienda gelateria. L'ufficialità della cessione dovrebbe arrivare il prossimo 30 aprile e non toccherà in alcun modo i lavoratori essendo riferita soltanto al logo, alle ricette e ai commerciali. Come detto in precedenza, questa ipotesi 'spezzatino' non piace ai sindacati, come confermato anche dal sindaco di Novi Ligure Rocchino Muliere: "La fase è ancora interlocutoria. Abbiamo avuto qualche certezza, ne attendiamo altre. Di certo la nostra priorità che lo 'spezzatino' indebolisca il meno possibile il sito produttivo di Novi".  Nello stabilimento di viale Rimembranza stanno lavorando una trentina di persone tra impiegati e operai. La produzione di cremini dovrebbe proseguire fino al 14 aprile. Previsto nei prossimi giorni un nuovo incontro.

Cioccolato 'amaro': perché la Pernigotti sta per chiudere

Fornaro (Leu): ''Spezzatino sbagliato, meglio vendita totale''

L'idea di una svendita a pezzi della Pernigotti non entusiasma sindacati e lavoratori, ma neanche alcuni esponenti della politica, come il capogruppo di Liberi e Uguali a Montecitorio, Federico Fornaro: "Con l'annuncio dell'imminente cessione del ramo d'azienda del gelato e della pasticceria, la proprietà turca sceglie di vendere la Pernigotti a pezzi, facendo quello che in gergo si chiama spezzatino. Una scelta sbagliata dettata unicamente da esigenze di cassa che rischia di indebolire anche il progetto di reindustrializzazione dello stabilimento di Novi Ligure. Siamo ancora in tempo: la proprietà turca venda la Pernigotti nella sua interezza permettendo di salvare un patrimonio del made in Italy e con esso le lavoratrici e i lavoratori da mesi impegnati in una lotta straordinaria".

Dalla Lega una proposta di legge per tutelare i marchi storici del Made in Italy

Di Maio e la 'legge Pernigotti'

"Proteggeremo i marchi storici e vogliamo evitare che finiscano in mani straniere ". Ad affermarlo è stato il Vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, che, parlando a margine dei Premi Leonardo, ha annunciato l'arrivo "nel provvedimento per la crescita" di una norma "che si chiamerà Legge Pernigotti perché ci permetterà di proteggere marchi come quello che sono in passato finiti in mani straniere". "Proteggeremo i marchi storici del Made in Italy perché -ha detto Di Maio- se stiamo andando verso una congiuntura globale che in questo momento vede un indebolimento dell'economia noi dobbiamo proteggere i marchi storici " italiani ed "evitare che finiscano in mani straniere".

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