Cosa non torna nel "Piano B" per uscire dall'euro

Lega e 5 Stelle assicurano che la nostra permanenza nella moneta unica non è in discussione. Ma tra i requisiti per la riuscita del "Piano B" c'è proprio quello della segretezza: abbandonare l'euro senza dirlo

Foto d'archivio

Il 5 ottobre 2015, su scenari economici.it, un sito molto critico nei confronti dell’euro e dell’Unione Europea, è uscito un saggio dal titolo: "Guida pratica all’uscita dall’euro". Tra gli autori – in tutto 13 - figura anche il nome di Paolo Savona, l’economista su cui si è consumata la rottura tra Colle e Lega-M5s, che in queste ore le parti in causa stanno cercando faticosamente di ricomporre.

Ma cosa prevede in sostanza il "Piano B" per uscire dall’euro? Il nome di Savona al Tesoro metterebbe davvero a rischio la nostra permanenza nell’euro o, al contrario, i timori del Presidente della Repubblica appaiono esagerati? Prima una premessa: Paolo Savona ha ribadito nelle sue ultime uscite pubbliche di non voler uscire dalla moneta unica, ma di battersi per un’Europa "più forte e più equa".

Chi lo conosce (come il giornalista Mario Sechi o il numero 2 della Lega Giancarlo Giorgetti) lo definisce un "trattativista". Savona in effetti ha spiegato più volte che il suo obiettivo è quello di rinegoziare i trattati e le regole dell’Ue, primo fra tutti il ruolo della banca centrale. Finora, argomentava nell’ottobre 2016 Savona durante il ‘convegno un Piano B per l’Italia’, "non c’è stato ancora un tentativo serio, di cambiare le condizioni di operatività dell’Unione Europea". La prima cosa da fare è allora "trovare un governo, una forza politica che lo proponga (il Piano A, ndr) e che a un certo punto si faccia dire eventualmente di no, ma se vien detto 'no' allora deve avere in tasca il Piano B". 

Antonio Maria Rinaldi - già allievo di Savona, direttore di scenari economici nonché fondatore del partito sovranista Alternativa per l’Italia (ALI) – ha scritto oggi che in quell’occasione (il convegno del 2016 citato sopra) "Savona ha ripetuto che un paese ben governato debba avere un Piano B per ogni eventualità causata dall’interno o dall’esterno che danneggi il Paese e non chiese l’uscita dall’euro dell’Italia". 

Verso lo scontro finale con l'Ue?

Ma cosa avrebbe fatto Savona da ministro del Tesoro nel caso di un niet dell’Ue alle sue proposte? E perché per Lega e M5s il suo è un nome quasi imprescindibile? Claudio Borghi, responsabile economico del Carroccio, ha scritto su Twitter che "se vogliamo fare una trattativa serrata l’unica è una persona che credibilmente possa dare l’idea di staccare la spina". L’idea della Lega era dunque quella di andare allo "scontro finale" con Bruxelles con il Piano B in tasca? 

Claudio Borghi-2

Cosa non torna nel Piano B

I detrattori della linea pentaleghista fanno inoltre notare che il "Piano B" prevede che si debba uscire dall’euro in gran segreto, senza avvisare preventivamente né l’opinione pubblica né gli altri partner europei. Non si tratta certo di un dettaglio: quale credibilità possono avere le rassicurazioni offerte al Presidente Mattarella, se nello stesso piano viene menzionata la segretezza come condicio sine qua non per l’effettiva riuscita di un "Piano B"? Si tratta, in un tutta evidenza, di un corto circuito da cui è impossibile uscire. 

"Se andiamo al governo, noi usciamo": cosa diceva Salvini nel 2016

Lo stesso Salvini, nel 2016, disse che "un referendum sull’euro sarebbe un’agonia e un massacro per il sistema economico". 

"Quello che posso dire è che se andiamo al governo, noi usciamo. Altrimenti i Soros della situazione, se fai tre mesi di campagna referendaria sull’euro, ti massacrano. Ci lasciano in mutande, comprano anche gli ultimi pezzi di industrie italiane sane che sono rimaste in questo territorio, dunque in questo non ci sono vie di mezzo: o di qua, o di là".  

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Ed è stato ancora Borghi, sempre su Twitter, a ricordare giorni fa che nel programma della Lega l’uscita dall’euro "c’era eccome, non c’era in quello del centrodestra perché Fi non voleva, e non c’era nel contratto di governo perché il M5s non voleva". 

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Cosa prevede il "Piano B"

Detto questo vediamo cosa prevede a grandi linee questo ormai celebre “Piano B”, che ribadiamo non è parte del contratto di governo M5S-Lega.

Il "ritorno alla sovranità monetaria", secondo gli autori del piano, consentirebbe all'Italia di riappropriarsi della propria "autonoma politica economica" non più soggetta "ai vincoli esterni dei Trattati e dei Regolamenti europei", attraverso il principio della 'Lex Monetae' e non tramite referendum abrogativo. 

Il Piano B come arma di ricatto

Un "Piano B" ci consentirebbe inoltre di poter "disporre di un efficace strumento di potere contrattuale (…) nei confronti delle istituzioni europee e dei Paesi membri".

Segretezza o divulgazione?

Gli autori citano due casi storici di break-up: quello della Cecoslovacchia, che annunciò il piano solo sei giorni prima, fu "un successo”", al contrario di quello dell’Urss che dichiarò le proprie intenzioni mesi prima. Annunciare in anticipo di voler uscire dall’euro, comporterebbe dei rischi, come crollo dei titoli e crescita dello spread, deflussi di capitali, "grandi e rapidi ritiri di depositi dalle banche del paese, con possibili crisi bancarie" etc.

Per attutire, se non altro, gli aspetti negativi di un break-up, dunque si dovrebbe agire in segreto. Come? Attraverso un "Comitato ad hoc", formato da istituzioni pubbliche e private, che dovrebbe gestire la pianificazione del ritorno alla valuta nazionale nell'ombra, per poi uscire improvvisamente allo scoperto mettendo il mondo di fronte al fatto compiuto.

Le tappe dell'eurexit

In una prima fase, il presidente del consiglio, i ministri delle Finanze, del Lavoro e dell’Industria, il governatore della Banca Centrale e pochi altri funzionari chiave dovrebbero incontrarsi per discutere e pianificare il da farsi. 

Solo tre giorni prima dell'uscita - con molta probabilità il venerdì sera, a borse chiuse - andrebbero avvisati i partner della zona euro, la Commissione europea e la BCE "la cui cooperazione sarà essenziale per minimizzare i problemi". 

All'annuncio pubblico dell'uscita dovrebbe far seguito la chiusura di banche nazionali e mercati finanziari e la ridenominazione del debito da parte del governo.

La nuova Lira

Il nostro paese quindi adotterebbe una nuova moneta che "nulla avrebbe a che vedere con la 'vecchia' lira" e che verrebbe chiamata "per comodità 'nuova lira' con valore di 'concambio' di 1:1, cioè di 1 euro per una nuova Lira". Vista l'impossibilità di stampare moneta per mantenere segreto il piano, l'euro continuerà comunque ad essere usato "per un periodo transitorio". Solo dopo 3-6 mesi le Lire sarebbero infatti "disponibili in quantità sufficiente per procedere a far cessare la circolazione legale di euro".

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