Prodotto interno losco: "L'Italia cresce grazie a droga e sesso"

Più criminalità e corruzione, più ricchezza: da quest'anno, secondo i nuovi criteri previsti a livello europeo, nel calcolo del Pil entrano le attività illegali. Sarà un 'toccasana' per i conti italiani?

Laura Gigante e Davide Rossi in una scena del film Albakiara

ROMA - Chissà se stavolta riusciremo a primeggiare su tutte le economie dell'Eurozona. "Sarebbe angosciante - afferma il deputato Pd e componente della Commissione Antimafia Davide Mattiello  - dover constatare tra qualche mese che i Paesi nord europei migliorano il rapporto Pil/deficit grazie alla ricerca universitaria, mentre l'Italia lo migliora grazie a droga e corruzione".

Potrebbe davvero accadere, dato che i nuovi criteri previsti per il calcolo del Pil a livello europeo consentiranno di includere la stima della ricchezza prodotta dai traffici illeciti (droga, corruzione, contrabbando, prostituzione).

UNA MISURAZIONE DIFFICILE - Una novità, inserita a partire dal 2014, che dovrebbe servire a scattare una fotografia più precisa dell'economia del Paese, anche se tra Pil e qualità della vita dei cittadini il nesso è alquanto evanescente. E' tutto scritto nero su bianco in un comuncato ufficiale di Bruxelles: "L'Eurostat ha fornito linee guida ben definite: le attività illegali di cui tutti i Paesi inseriranno una stima nei conti (e quindi nel Pil) sono traffico di sostanze stupefacenti, servizi della prostituzione e contrabbando (di sigarette o alcol)". Nel passaggio a "una nuova versione delle regole di contabilità" - informa l'Istat - la misurazione di queste attività è ovviamente molto difficile, perché esse si sottraggono alle classiche forme di rilevazione e lo stesso concetto di attività illegale può prestarsi a diverse interpretazioni. Ma tant'è. 

ECONOMIA SOMMERSA - Si tratta di una novità che rientra nelle modifiche condivise a livello europeo e connesse al "necessario superamento di riserve relative all'applicazione omogenea tra Paesi Ue degli standard già esistenti. L'Istat - è utile ricordarlo - già inserisce nel Pil il sommerso economico, che deriva dall'attività di produzione di beni e servizi che, pur essendo legale, sfugge all'osservazione diretta in quanto connessa al fenomeno della frode fiscale e contributiva. Le ultime stime dedicate risalgono al 2008, e indicano come il valore aggiunto prodotto nell'area del sommerso sia compreso tra un minimo di 255 e un massimo 275 miliardi di euro. Il peso dell'economia sommersa è quindi stimato tra il 16,3% e il 17,5% del Pil. Le spese per ricerca e sviluppo saranno invece considerate investimenti e non più costi, un cambiamento che "determina un impatto positivo" anche sul Pil. L'aggiornamento potrebbe portare per l'Italia, si stimava a gennaio a Bruxelles, a una revisione al rialzo del livello del Pil tra l'1% e il 2%.

QUALI RIPERCUSSIONI? - La revisione dei criteri Istat per il calcolo del Prodotto interno lordo "porterà necessariamente ripercussioni sugli indicatori di finanza pubblica sia per quanto riguarda il deficit e il debito, in particolare per quanto concerne il rapporto debito/Pil". Lo afferma Sergio De Nardis, capoeconomista della società di consulenza Nomisma. "In particolare, se la revisione facesse salire il dato del 2%, il rapporto deficit/Pil scenderebbe dello 0,1% mentre il debito/Pil calerebbe in maniera più sostanziale, di 2,6-2,7 punti se ci si trova al 135%. Il motivo dell'effetto amplificato sul rapporto debito/Pil è che tale rapporto in Italia è superiore al 100%. Ne consegue che il rialzo del Prodotto interno lordo per una data percentuale abbatte in misura più che proporzionale il debito. Questi effetti sono evidentemente rilevanti