C'è un problema con Plastic Tax e Sugar Tax

La Sibeg, azienda di Catania che imbottiglia i prodotti Coca Cola, sta già valutando la possibilità di trasferire parte degli assetti produttivi in Albania. I sindacati non ci stanno: "Posizione pretestuosa". A rischio anche lo stabilimento Coca-Cola HBC Italia di Marcianise

Foto di repertorio

Durante l'audizione dell'altro ieri alla Camera, il ministro dell'economia Roberto Gualtieri ha affermato che su plastic tax e sugar tax c'è stato "un eccesso di catastrofismo" e che la tassa sulle bevande zuccherate esiste in realtà "in diversi Paesi dove non sembrano esserci crolli dell'occupazione". Nell’ultima versione della manovra, l’impatto delle così dette 'micro-tasse' è stato sensibilmente ridotto, ma non neutralizzato.

La sugar tax da 10 centesimi al litro scatterà solo da ottobre 2020, mentre la plastic tax è stata ulteriormente ridotta da 50 a 45 centesimi al chilogrammo. Vengono esclusi dall'imposta i prodotti in plastica riciclata o che abbiano una componente in plastica inferiore al 40%.

Tassa su plastica e zucchero: il caso della Sibeg

Anche così però le conseguenze sull’occupazione rischiano di essere pesanti. La Sibeg, azienda di Catania che imbottiglia i prodotti Coca Cola, sta già valutando la possibilità di trasferire parte degli assetti produttivi in Albania, mettendo a rischio il futuro di 150 lavoratori. Per l’amministratore delegato Luca Busi "un governo che non ascolta le ragioni del tessuto imprenditoriale e produttivo, con strategie politiche distanti - addirittura contrarie - all’obiettivo di crescita occupazionale e di sviluppo industriale, non fa altro che causare incertezza nel Paese, destabilizzando un sistema che già a fatica si regge in piedi".

"Siamo davvero scoraggiati - ha detto Busi - ma soprattutto delusi per le rassicurazioni disattese che ci costringeranno a fare scelte drastiche che ricadranno sulla stabilità professionale di 151 lavoratori e su tutto il territorio siciliano".

"Queste tasse sono una condanna a morte per molte imprese"

Secondo la Sibeg "queste tasse sono una condanna a morte per la nostra realtà, ma anche per tutte quelle PMI che alimentano la produttività del territorio siciliano, come Tomarchio; Polara; S. Maria, Fontalba; Cavagrande. Mi sento di parlare a nome di tutte le aziende che, come noi, dovranno fare i conti con la rimodulazione degli assetti produttivi e con i tagli delle risorse occupazionali".  

E ancora: "Abbiamo avuto in incontro con il ministro e con tutte le forze politiche, abbiamo ospitato nella nostra sede il sottosegretario Buffagni, chiarendo che con questi numeri non teniamo il mercato: purtroppo saremo costretti a depotenziare i nostri stabilimenti catanesi, spostando gran parte delle produzioni nei nostri impianti di Tirana, in Albania".

Insomma, "questo processo punitivo e iniquo penalizza solo un comparto - taglia corto l’Ad di Sibeg - e non finiremo mai di ripetere che, a nostro avviso, questo provvedimento è discriminatorio, non crea un percorso sostenibile per le aziende e affronta problemi inesistenti (le nostre bevande full sugar e a basso contenuto calorico non sono un problema per la salute, in un Paese dove peraltro il consumo pro-capite delle bibite è il più basso in Europa)".

La Flai Cgil: "Posizione strumentale, la plastic tax non c'entra"

I sindacati però non ci stanno. "La posizione della Sibec ci sembra strumentale, un pretesto" attacca Tonino Russo, segretario generale della Flai Cgil Sicilia. "L'azienda, che imbottiglia la Coca Cola, dimezza il personale e minaccia di chiudere a Catania e di volere delocalizzare in Albania per la sugar tax e per la tassa sulle plastiche, ma si ha tutta l'impressione che si tratti di una decisione presa in precedenza per risparmiare sul costo del lavoro".

"Ovviamente - prosegue Russo - ci opporremo a questo disegno con tutte le iniziative di mobilitazione che saranno necessarie.Resta l'amaro in bocca del vedere ancora una volta un'azienda non nutrire alcuna responsabilità sociale, nei confronti dei lavoratori e di misure su cui certamente si è discusso e si può continuare a discutere ma comunque finalizzate alla salvaguardia dell'ambiente e della salute".

Prodotti Coca Cola, rischio aumenti del 20%

La Sibec però potrebbe non essere l'unica azienda a chiudere i battenti. A rischio c'è infatti anche lo stabilimento di Marcianise (Caserta) di Coca-Cola HBC Italia, azienda che confeziona e vende il 95% del volume totale delle bevande del marchio in Italia. Secondo Giangiacomo Pierini, Public affair & communication director dell'azienda, l'impatto delle due tasse sarà "devastante".

"Sicuramente ci sarà un aumento dei prezzi perchè ovviamente non possiamo assorbire interamente questi rincari" , spiega il manager.

L’aumento dei prezzi "temiamo sarà in media tra il 15-20% a fronte di un calo ulteriore dei consumi che potrebbe essere del 10%", ma le due tasse impongono anche "una revisione dei costi".

Impianti a rischio

Attualmente Coca-Cola HBC Italia è il principale produttore e distributore di bevande del Paese, con 3 stabilimenti (uno in Veneto a Nogara, uno in Campania a Marcianise, uno in Abruzzo a Oricola) dedicati alla produzione di soft drinks e un impianto d’imbottigliamento di acque in Basilicata. All’azienda le due nuove tasse potrebbero costare  160 milioni di euro l’anno, di cui 140 solo per la sugar tax. "Il tema della chiusura della fabbrica di Marcianise è sul tavolo - afferma Pierini - anche perché noi ci aspettiamo un calo dei volumi del 10%, con i rincari dovuti alle due tasse". 

"Se i volumi dovessero calare in queste quantità, la sostenibilità di un sistema che si fonda su tre stabilimenti dedicati alle bevande gassate, dove nessuno dei tre è saturo, è sul piatto e lo stabilimento di Marcianise è quello più svantaggiato".

Il calo dei consumi

In Italia il calo dei consumi per il settore è abbastanza costante: le bevande gassate negli ultimi 10 anni hanno perso il 25% dei volumi. "Ci sono due fenomeni da considerare: l’Italia è tra i più bassi consumatori in Europa da sempre – spiega ancora il manager – per cui siamo un mercato piccolo e in calo in cui i consumatori non si sono spostati alle bevande senza zucchero, o meglio l’hanno fatto di meno: non c’è stata ad esempio la sostituzione tra la Coca Cola classica e la zero. E tra l’altro questa tassazione non distingue prodotti con o senza zucchero".  

In qualità di vicepresidente di Assobibe, l’associazione di categoria, Pierini ha ribadito la richiesta di "un incontro con la presidenza del Consiglio che non c’è ancora stato. Capisco che le priorità siano altre ma forse a gennaio vedersi è opportuno".

Coca-Cola in Italia vale quasi 1 mld euro con 67.000 persone dipendenti

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