Il reddito di cittadinanza ha davvero ridotto la povertà?

Dopo 4 anni di aumenti, si riducono per la prima volta le famiglie in povertà assoluta pur rimanendo su livelli molto superiori a quelli precedenti la crisi del 2008. Ma per gli assistenti sociali l'rdc ha reso evidente l'impossibilità di aiutare chi è a rischio esclusione

L'Istat certifica che per la prima volta in 4 anni nel 2019 è diminuita la povertà assoluta: ciò avviene in concomitanza con l'introduzione del Reddito di Cittadinanza, che da aprile dello scorso anno in poi ha interessato oltre 1 milione di famiglie in difficoltà". È la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, a sottolinearlo su Facebook citando inoltre come secondo gli ultimi dati dell'Inps, quasi 2,8 milioni di cittadini stanno beneficiando di questa misura e della Pensione di Cittadinanza.

Eppure i dati sono tutt'altro che positivi. Per Gianmario Gazzi, presidente del Consiglio dell'ordine degli assistenti sociali si tratta di una vittoria di Pirro: "Leggendo superficialmente i complessi dati dell'Istat verrebbe da tirare un sospiro di sollievo perché apparentemente nell'anno appena trascorso sarebbe diminuita la povertà. Ma l'Istituto nazionale di statistica non ha potuto tener conto delle note criticità derivate dalla pandemia che, per esempio, hanno lasciato i bambini più in difficoltà senza alcuna istruzione, mentre ha rilevato come le famiglie straniere e i minorenni rimangono i più esposti al dramma della povertà assoluta''.

''A questo - continua - si aggiungono i problemi già denunciati di servizi sociali e centri per l'impiego basati sul precariato e investiti di maggiori responsabilità legate a quanto è successo in questi mesi. Stiamo già constatando la fragilità di una situazione nella quale il rdc non ha abolito la povertà, ma ha reso ancor più evidente l'impossibilità di supportare chi è a rischio esclusione''.

''Bisogna modificare il rdc e intervenire subito sul welfare o sarà una sconfitta per il Paese''.

A conferma arrivano le stime di Coldiretti che spiega che la pandemia di coronavirus negli ultimi mesi ha fatto salire di oltre un milione i nuovi poveri che nel 2020 hanno bisogno di aiuto anche per mangiare.

Tuttavia i dati istat già mostravano come i benefici del reddito di cittadinanza fossero insufficienti. Nel Mezzogiorno d'Italia si contano l'8,6% delle famiglie in povertà assoluta, mentre al Nord la percentuale scende al 5,8% e al Centro è il 4,5%.Quanto ai meri numeri secondo l'Istat nel 2019, si stimavano quasi 1,7 milioni di famiglie in povertà assoluta (con un’incidenza pari al 6,4%), per un totale di quasi 4,6 milioni di individui (7,7%), in significativo calo rispetto al 2018 quando l’incidenza era pari, rispettivamente, al 7,0% e all’8,4%. 

La diminuzione della povertà assoluta si deve in gran parte al miglioramento, nel 2019, dei livelli di spesa delle famiglie meno abbienti (in una situazione di stasi dei consumi a livello nazionale). L’andamento positivo si è verificato in concomitanza dell’introduzione del Reddito di cittadinanza (che ha sostituito il Reddito di inclusione) e ha interessato, nella seconda parte del 2019, oltre un milione di famiglie in difficoltà. 

Particolarmente colpite le famiglie numerose, mentre la povertà assoluta in Italia colpisce 1 milione 137mila minori. La cittadinanza ha un ruolo importante nel determinare la condizione socio-economica della famiglia: è in condizione di povertà assoluta il 6,3% delle famiglie con minori composte solamente da italiani (in miglioramento rispetto allo scorso anno) e il 31,2% delle famiglie con minori composte solo da stranieri.

In affitto quasi la metà delle famiglie povere

L’incidenza di povertà assoluta in Italia varia anche a seconda del titolo di godimento dell’abitazione in cui si vive, e la situazione è particolarmente critica per chi vive in affitto.

Le oltre 726mila famiglie povere in affitto rappresentano il 43,4% di tutte le famiglie povere, a fronte di una quota di famiglie in affitto del 18,4% sul totale delle famiglie residenti.

Le famiglie affittuarie nel Mezzogiorno sono in povertà assoluta nel 18,9% dei casi a fronte del 14,4% nel Nord e dell’11,9% nel Centro. Tuttavia, tra le famiglie povere nel Centro e nel Nord quelle affittuarie sono quasi la metà del totale mentre nel Mezzogiorno sono il 36,1% e ciò in parte si spiega per una minore presenza di affittuari tra le famiglie residenti.

L’affitto medio per le famiglie in povertà assoluta è pari a circa 318 euro mensili, contro i 429 euro pagati dalle famiglie non in condizione di povertà. Tuttavia, poiché la spesa media mensile complessiva delle prime è molto più bassa di quella delle seconde (875 euro contro 2,062), la voce per l’affitto pesa per il 36,4% sul totale delle spese familiari quando si è poveri (37,6% nel Nord, 40,3% nel Centro, 32% nel Mezzogiorno) e il 20,8% quando non si è poveri.

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Paga un mutuo il 18,2% delle famiglie in povertà assoluta che vivono in casa di proprietà, rispetto al 19,8 delle famiglie non povere. Dal punto di vista economico e contabile, questa voce di bilancio è un investimento, e non rientra quindi nella spesa per consumi. Tuttavia, per le famiglie che la sostengono rappresenta un’uscita particolarmente gravosa, in particolare per quelle che scendono sotto la soglia di povertà anche a causa di questo esborso, che sottrae risorse alle spese per consumi. La rata media effettiva per le famiglie che pagano un mutuo è di 469 euro mensili per le famiglie povere e di 547 euro per le non povere.

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