Prezzi, aumentano latte e burro: giù la carne e l'olio d'oliva

I dati aggiornati a maggio dei listini relativi ai prezzi all'ingrosso: ecco i risultati elaborati da Unioncamere e BMTI

Foto di repertorio

Dopo i ribassi registrati nel primo trimestre del 2018, continua la ripresa dei prezzi del latte nel mercato italiano. A maggio l'indice dei prezzi all'ingrosso, elaborato da Unioncamere e BMTI sui listini delle Camere di Commercio, ha mostrato per il latte spot, il prodotto commercializzato al di fuori degli accordi interprofessionali tra produttori e industria, un rincaro del +5,7% su base mensile, confermando dunque i segnali positivi emersi ad aprile.

Nonostante la ripresa, la tendenza dei prezzi del latte rimane deflattiva, con un calo dell'11,2% su base annua. Tra i prodotti derivati del latte, robusto aumento rispetto ad aprile si è registrato per la panna (+15,2%), sostenuto dal buon andamento della domanda. Una congiuntura positiva che ha accentuato la crescita rispetto allo scorso anno, passata dal +11% di aprile al +17,4% di maggio. Aumenti all'ingrosso che non si sono osservati invece nel segmento dei formaggi, i cui prezzi si sono mantenuti sui livelli di aprile.

Carne, giù i prezzi

Diffusi ribassi hanno invece interessato i prezzi all'ingrosso delle carni, con l'unica eccezione della stabilità rilevata per le carni avicole. Tra le singole voci, secondo mese consecutivo di calo per le carni suine, che, dopo il -2,3% accusato ad aprile, hanno ceduto un ulteriore 5% a maggio, confermandosi su valori più bassi rispetto allo scorso anno (-5,5%).

Congiuntura negativa anche per le carni di coniglio, che, complice il calo delle richieste, hanno evidenziato un nuovo forte ribasso (-10,8%), riportandosi peraltro su livelli più bassi rispetto a dodici mesi fa. Variazione su base tendenziale che si conferma invece positiva anche per le uova, i cui prezzi attuali mettono a segno un rincaro del +17,4% su base annua. Uova che a maggio hanno registrato comunque un'ulteriore contrazione mensile (-5,3%), sulla scia dei minori consumi tipici del periodo.

Oli e grassi, nessun segnale di ripresa

Negli oli e grassi, nessun segnale di ripresa per i prezzi degli oli di oliva, che a maggio hanno accusato una nuova flessione (-2%) e il cui ridimesionamento rispetto allo scorso anno sfiora ormai il -30%. Sempre nel mercato oleario, la congiuntura permane negativa anche per gli oli alimentari, in calo del 2% rispetto ad aprile. E negativa rimane anche la variazione rispetto allo scorso anno (-10,4%). Per contro, tra le materie grasse, ancora un forte rincaro si è osservato per i prezzi del burro (+12,9% rispetto ad aprile), che hanno continuato a beneficiare di una domanda decisamente superiore rispetto all'offerta. Su base annua i valori attuali risultano più alti dell'8,9%.

In Italia 2,7 milioni di affamati, ma chi fa ferie spende 30 miliardi in cibo

Nel comparto riso e cereali è proseguito a maggio il recupero dei prezzi all'ingrosso del riso (+2,9% rispetto ad aprile), dipeso ancora dal buon ritmo delle vendite. Nuovo rialzo che ha riportato in territorio positivo la variazione su base tendenziale (+1,2%).

Coldiretti: "2,7 milioni di affamati"

La punta dell'iceberg della situazione di disagio in cui si trovano molte famiglie sono i 2,7 milioni di persone che in Italia nel 2017 sono state addirittura costrette a chiedere aiuto per il cibo da mangiare. E' quanto emerge dal rapporto Coldiretti 'La povertà alimentare e lo spreco in Italia', presentato alla giornata conclusiva del Villaggio della Coldiretti ai Giardini Reali di Torino. Ad avere problemi per mangiare sono dunque - sottolinea la Coldiretti - oltre la metà dei 5 milioni di residenti che, secondo l'Istat, si trovano in una condizione di povertà assoluta.

Nel 2017 circa 2,7 milioni di persone hanno beneficiato degli aiuti alimentari - precisa la Coldiretti - attraverso l'accesso alle mense dei poveri o molto più frequentemente con pacchi alimentari che rispondono maggiormente alle aspettative dei nuovi poveri (pensionati, disoccupati, famiglie con bambini) che per vergogna prediligono questa forma di aiuto piuttosto che il consumo di pasti gratuiti nelle strutture caritatevoli. Infatti sono appena 114mila quelli che si sono serviti delle mense dei poveri a fronte di 2,55 milioni che invece hanno accettato l'aiuto dei pacchi di cibo sulla base dei dati sugli aiuti alimentari distribuiti con i fondi Fead attraverso dall'Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura (Agea).

Tra le categorie più deboli degli indigenti si contano - continua la Coldiretti - 455mila bambini di età inferiore ai 15 anni, quasi 200mila anziani sopra i 65 anni e circa 100mila senza fissa dimora. Contro la povertà - continua la Coldiretti - si attiva la solidarietà con molte organizzazioni attive nella distribuzione degli alimenti, dalla Caritas Italiana al Banco Alimentare, dalla Croce Rossa Italiana alla Comunità di Sant'Egidio. E si contano ben 10.607 strutture periferiche (mense e centri di distribuzione) promosse da 197 enti caritativi impegnate nel coordinamento degli enti territoriali ufficialmente riconosciute dall'Agea che si occupa della distribuzione degli aiuti.

E' record storico per il made in Italy agroalimentare nel mondo con le esportazioni che fanno registrare un incremento del 4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. E' quanto emerge da un'analisi della Coldiretti sui dati Istat relativi al commercio estero nel primo quadrimestre 2018.

"Si tratta di un ottimo risultato proprio nell'anno del cibo italiano nel mondo che - sottolinea la Coldiretti - conferma le potenzialità del made in Italy a tavola per la ripresa economica ed occupazionale del Paese. Quasi i due terzi delle esportazioni agroalimentari interessano i Paesi dell'Unione Europea, ma sui rapporti con gli Stati Uniti, che sono di gran lunga il principale mercato di sbocco fuori dai confini dall'Unione, pesa il braccio di ferro sui dazi commerciali fra Trump e il resto del mondo. In particolare, la decisione degli Stati Uniti di aumentare dazi antidumping fino a quasi il 50% sulle importazioni di olive spagnole è infatti un pericoloso precedente che mette a rischio la presenza negli Usa del made in Italy e delle produzioni agroalimentari dell'intera Unione Europea".

Le esportazioni di cibo e bevande Made in Italy nel mondo sono state pari a 41,03 miliardi nel 2017 con quasi il 10% del valore destinato negli Usa per un importo nello stesso anno di circa 4 miliardi di euro, il massimo di sempre.

Data di scadenza, sprechi e consigli

Dal ritorno in cucina degli avanzi ad una maggiore attenzione alla data di scadenza, ma anche la richiesta della family bag al ristorante e la spesa a chilometri zero dal campo alla tavola con prodotti più freschi che durano di più. Sono alcune delle strategie messe in atto da quasi 3 italiani su 4 (71%) che nel 2017 hanno diminuito o annullato gli sprechi alimentari. Il quadro emerge da un'indagine Coldiretti/Ixe' presentata, con i consigli e le ricette dal vivo degli agrichef per valorizzare gli avanzi con la cucina del giorno dopo, alla giornata conclusiva del Villaggio della Coldiretti con l'apertura al pubblico dei Giardini Reali di Torino.

Gli sprechi domestici, secondo la Coldiretti, rappresentano in valore ben il 54% del totale e sono superiori a quelli nella ristorazione (21%), nella distribuzione commerciale (15%), nell'agricoltura (8%) e nella trasformazione (2%) per un totale di oltre 16 miliardi che finiscono nel bidone in un anno. "Non si tratta quindi solo di un problema etico ma determinano anche - precisa la confederazione degli imprenditori agricoli - effetti sul piano economico ed anche ambientale per l'impatto negativo sul dispendio energetico e sullo smaltimento dei rifiuti".

La Coldiretti consiglia, tra l'altro, anche di "leggere attentamente la scadenza sulle etichette, verificare quotidianamente il frigorifero dove i cibi vanno correttamente posizionati, effettuare acquisti ridotti e ripetuti nel tempo, privilegiare confezioni adeguate, scegliere frutta e verdura con il giusto grado di maturazione, preferire la spesa a chilometri zero che garantisce una maggiore freschezza e durata, riscoprire le ricette degli avanzi, ma anche non avere timore di chiedere di portarli a casa quando si mangia al ristorante".

"La frutta e verdura acquistata direttamente dal produttore in vendita nei mercati degli agricoltori - spiega - dura anche una settimana in più, non dovendo rimanere per tanto tempo in viaggio". Particolare attenzione, segnala ancora la Coldiretti, "va riservata anche alla conservazione dei prodotti acquistati ricorrendo a tecniche di economia domestica mantenendo frutta e verdura fresche lontano dai punti di calore per evitarne l'eccessiva maturazione, l'olio extravergine al buio per evitarne l'ossidazione come le patate per evitare il germogliamento".

Va ricordato, chiarisce inoltre, "che la richiesta di portare a casa gli avanzi dei pasti consumati nella ristorazione è un diritto dei clienti sancito anche dall'entrata in vigore della legge 166/16 sugli sprechi alimentari che 'promuove l'utilizzo, da parte degli operatori nel settore della ristorazione, di contenitori riutilizzabili idonei a consentire ai clienti l'asporto degli avanzi di cibo'".

Auto, tabacchi e bevande: la guerra dei dazi colpisce anche l'Italia

Dopo la Cina la prossima vittima della politica protezionista di Trump è l'Unione Europea con la decisione degli Stati Uniti di imporre dazi antidumping fino a quasi il 50% sulle importazioni di olive spagnole, un pericoloso precedente che mette a rischio la presenza negli Usa del Made in Italy e delle produzioni agroalimentari dell'intera Unione Europea. E' quanto afferma la Coldiretti nel commentare l'approvazione di dazi da parte degli Stati Uniti su una lunga lista di prodotti Made in China per un valore di 50 miliardi di dollari.

La procedura iniziata su reclamo di alcuni produttori di olive americani, che si concluderà il 24 luglio, rischia pericolosamente di estendersi all'intera produzione agroalimentare dell'Unione Europea perché di fatto - continua la Coldiretti - viene messo nel mirino statunitense il sistema di aiuti europei all'agricoltura, costituendo un pericoloso precedente per futuri attacchi alla Politica Agricola Comunitaria.

A rischio c'è una larga parte del Made in Italy agroalimentare diretto negli Stati Uniti che - sottolinea la Coldiretti - sono di gran lunga il principale mercato di riferimento fuori dall'Unione Europea con un importo di 4 miliardi di euro di esportazioni nel 2017, in aumento del 6%. Gli Usa - continua la Coldiretti - si collocano al terzo posto tra i principali italian food buyer dopo Germania e Francia, ma prima della Gran Bretagna. Il vino - conclude la Coldiretti - risulta essere il prodotto più gettonato dagli statunitensi, davanti a olio, formaggi e pasta.

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