"Effetto Iliad" sui prezzi: cosa succede nel mercato della telefonia

Nel 2018 le famiglie e le imprese hanno speso meno per i servizi di telecomunicazione, mentre cala soprattutto la spesa sulla rete mobile, anche grazie all'aumento della concorrenza: tutti i dati della relazione annuale Agcom

Foto di repertorio

I prezzi sono sempre in aumento, dalle bollette alla spesa, passando per i carburanti, siamo ormai abituati a periodici rincari, ma c'è un settore che ha fatto comparire il segno 'meno' tra le spese di famiglie e imprese nel 2018: parliamo dei servizi di telecomunicazioni. Secondo la relazione annuale dell'Agcom, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, lo scorso anno gli italiani hanno speso il 2,9% in meno per la telefonia, in particolare la spesa sulla rete mobile ha subito un -6,4%, mentre è aumentata dell'1% quella sulla rete fissa

Telefonia mobile, “effetto Iliad” sui prezzi

Un calo, quello del mobile, che l'Agcom attribuisce, almeno in parte, al cosiddetto “effetto Iliad”. L'entrata nel mercato di un competitor con prezzi più bassi ha generato "una ulteriore pressione concorrenziale sui prezzi retail e conseguentemente sui ricavi complessivi degli operatori di telefonia mobile", spiega il rapporto. Dalla relazione emerge anche che le risorse del settore tlc, rete fissa e mobile, si riducono del 2%, raggiungendo un giro d'affari di 31,6 miliardi di euro, dopo la ripresa del 2016- 2017. Gli investimenti in infrastrutture invece crescono del 17%, con un aumento di 8,4 miliardi di euro, a seguito dei processi di infrastrutturazione nella rete fissa e per l'avvio della rete mobile 5G.

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Telefonia, ricavi in calo

A fine 2018 il settore delle telecomunicazioni vede ridurre le proprie risorse (-2%) rispetto a dicembre 2017, con un giro d'affari che arretra a 31,6 miliardi di euro; tale andamento è in primo luogo imputabile alla maggiore pressione competitiva del mercato dei servizi di rete mobile che mostra una rilevante diminuzione dei ricavi (-5,3%). E' quanto emerge dalla Relazione annuale dell'Agcom al Parlamento. Per quanto riguarda il settore dei media, nell'ultimo anno le risorse mostrano una moderata crescita da attribuire all'aumento della raccolta pubblicitaria online (+22%) e all'incremento del settore radiofonico (+2,2%), mentre la televisione rimane stabile (con una leggera flessione della tv a pagamento) e l'editoria continua il suo declino, maggiore per la componente dei periodici (-9,7%) rispetto a quella dei quotidiani (-7%). Infine, per quanto riguarda i servizi postali l'Agcom riscontra una crescita delle risorse (+5%) dovuta all'aumento della diffusione dei servizi non rientranti nel servizio universale (8,4%), su cui incide anche l'incremento delle attività di e-commerce, mentre registra una riduzione (-4,7%) relativamente alla componente dei servizi postali legati al servizio universale.

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Telecomunicazioni, la relazione annuale dell'Agcom

''Sette anni vissuti se non pericolosamente comunque sul filo di un settore che vive cambiamenti complessi, come quello epocale della trasformazione digitale''.  L'ultima Relazione annuale presentata dall'Autorità per le garanzie delle comunicazioni al Parlamento nell'attuale Consiglio guidato da Angelo Marcello Cardani accende un faro proprio sulla raccolta pubblicitaria da parte delle piattaforme digitali. Per i big del web i "ricavi crescono a doppia cifra da molti anni, avviandosi a valicare, in termini di valore, la soglia dei tre miliardi di euro" spiega il presidente evocando il rischio di monopoli

"Attorno a questa crescita di valore c'è - prosegue - un mutamento di parametro che riguarda le particolari politiche commerciali adottate dalle piattaforme digitali e i rischi del determinarsi di posizioni dominanti sul mercato pubblicitario, anche riguardo alle modalità di raccolta, alle asimmetrie con gli altri protagonisti del mercato, a tutti i possibili nuovi usi dei dati di audience e diffusione, nonché all'utilizzo dei Big Data da parte di questi soggetti".

Cosa è cambiato nel settore delle telecomunicazioni

Dal punto di vista delle "dinamiche dei mercati regolati, - afferma Cardani - questi sette anni sono stati anni assai difficili, di vero e proprio declino per alcuni settori, di sostanziale stagnazione per molti altri, e con solo un paio di indicatori macroeconomici in controtendenza. Il settore editoriale ha proseguito una fase di vero e proprio declino strutturale con un calo generalizzato di valore economico (-40%), investimenti, occupazione, ricavi".

"Nelle telecomunicazioni tra il 2011 e il 2018 - prosegue il presidente dell'Agcom - si sono persi circa 1/4 dei ricavi. Nello stesso periodo nel settore media il trend fortemente negativo dei ricavi pubblicitari ha trascinato in rosso i conti sia della tv in chiaro (-13% il valore economico del settore), dove resta peraltro largamente prevalente, nel contesto competitivo globale multipiattaforma, l'offerta in tecnologia digitale terrestre".

Relazione annuale Agcom 2019: il testo integrale

Anche dall'analisi della dinamica delle quote di mercato dei principali operatori del Sic (Sistema integrato delle comunicazioni), si conferma la crescita di alcuni "importanti player internazionali e in particolare delle piattaforme online e la contrazione del peso di alcuni rilevanti gruppi editoriali nazionali" si legge nella Relazione. A partire dal 2012, anno in cui nel perimetro merceologico del Sistema è stata inserita la pubblicità online, appare evidente la crescita dei big del web, quali Google, che nel 2017 rappresenta circa il 4% del Sic (5% nelle stime 2018), ma anche Facebook, che nello stesso anno e' il settimo operatore del Sic, con circa il 3%.

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Trasparenza nelle tariffe e garanzie per i consumatori

Dall'intervento del regolatore negli ultimi sette anni è comunque giunta "una crescente spinta alla trasparenza tariffaria (da ultimo con la vicenda della cosiddetta fatturazione a 28 giorni); maggiori garanzie contrattuali per il consumatore, dalla completezza delle informazioni alle modifiche unilaterali dei contratti, dall'esercizio del diritto di recesso, alla disciplina delle modalità di dismissione o trasferimento dell'utenza; il contrasto alle pratiche di attivazione inconsapevoli di servizi premium, confluita in un codice di autoregolamentazione appena varato" sottolinea Cardani.

Tlc e tv sono settori il cui spettro frequenziale è un bene prezioso il cui uso deve essere regolato con la massima efficienza. A tale riguardo il presidente dell'Agcom rivendica la policy ispirata procedure di selezione competitive "trasparenti e semplici, in grado di premiare il mercato e, al tempo stesso, remunerare adeguatamente l'erario": nei sette anni di durata dell'attuale Consiglio l'attribuzione delle frequenze ha fatto incassare allo Stato 9,5 miliardi di euro dalle gare, 6,5 dei quali derivanti dalla gara conclusa nel settembre scorso per l'assegnazione di tutte le bande per lo sviluppo del 5G, "che ha costituito - sottolinea Cardani - un caso di successo unico in Europa".

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