La lettera della Commissione Ue inguaia il Governo, Conte sale al Quirinale

Il Governo non ha rispettato i patti e il debito pubblico italiano, anziché diminuire in rapporto al Pil, è aumentato. Ma a spaventare ancor prima della procedura di infrazione è l'effetto sullo spread di un nuovo braccio di ferro con la Commissione Ue

La lettera della Commissione Europea, temuta e attesa, è arrivata e l'Italia ha tempo fino a venerdì per spiegare a Dombrovskis e Moscovici i motivi per cui non solo non ha rispettato la "regola del debito nel 2018", ma ha ulteriormente gravato di voci di spesa i conti pubblici. 

Come scrivono al ministro dell'Economia Giovanni Tria il vicepresidente della Commissione Europea Valdis Dombrovskis e il commissario Pierre Moscovici l'esecutivo comunitario mette nero su bianco una dura reprimenda per l'Italia evidenziando come il nostro Paese "non abbia fatto progressi sufficienti verso il rispetto della regola del debito" e paventando l'apertura di una procedura di infrazione per debito eccessivo.

Nel 2018 -come certificato da Eurostat- il debito pubblico italiano anziché diminuire in rapporto al Pil, è aumentato al 132,2% -dal 131,4% del 2017- anche a causa della debole crescita economica e dei maggiori oneri di spesa dello Stato (ulteriormente incrementati ora da Quota 100 e Reddito di cittadinanza, ndr).

Nella lettera la Commissione specifica che la richiesta di chiarimenti è "propedeutica alla redazione di un rapporto ex articolo 126.3" che prevede che "se uno Stato ha un debito superiore al 60% del Pil, debba ridurlo in maniera soddifacente" pena l'apertura di una procedura di infrazione.

debito pubblico italiano-2
Fonte, Commissione Europea

Lettera della Ue, le reazioni

Il governo italiano ha 48 ore di tempo per rispondere alla lettera, quindi entro venerdì, per consentire ai servizi della Dg Ecfin di chiudere il rapporto ex articolo 126.3. La brevità della scadenza è dovuta anche al fatto che la Commissione ha deciso di rimandare la richiesta a dopo le elezioni, per evitare strumentalizzazioni in campagna elettorale.

"Quelli -dice Salvini riferendosi ai vicoli di bilancio da rispettare- sono parametri vecchi". "Questo è un dibattito che penso ci sia in tutte le capitali europee al di là delle dinamiche di chi farà il presidente della Commissione, se è tedesco, se è francese, se è spagnolo, se è polacco, cosa fanno i socialisti, cosa fanno i liberali. Io metterei al centro del dibattito la disoccupazione, non il deficit, il debito, lo spread, il lavoro al centro".

Italia tra rischio sanzioni e incubo spread

Come spiegavamo se non arriveranno risposte adeguate la Commissione Europea potrebbe lanciare di una procedura per debito eccessivo, una procedura complessa che prevede dopo numerosi passaggi, ben 17, possibili sanzioni fino ad arrivare, nell'ipotesi peggiore, ad una multa dello 0,2 per cento del Pil, maggiorato di una quota variabile fino allo 0,5 per cento del Pil, oltre alla sospensione dei pagamenti o degli impegni relativi ai fondi strutturali Ue.

Se l'ipotesi di una stretta dei cordoni comunitari appare comunque lontana, preoccupa invece l'effetto del contezioso tra l'Italia e l'Ue sui rendimenti dei titoli di Stato che già nelle ultime 48 ore hanno vissuto sull'ottovolante. Se lo spread infatti salisse a livelli insostenibili, la procedura d'infrazione sarebbe davvero come l'ultimo dei problemi.

La "grandine" dopo le elezioni: balzo dello spread

L'accordo sul debito

Vale qui la pena ricordare come l'Italia avesse già rischiato l'avvio di una procedura per debito più volte in passato, di cui l'ultima nell'autunno scorso (ricordate inoltre il famoso rapporto deficit/Pil passato dal 2,4% a 2,04%?). La procedura di infrazione venne evitata grazie all'accordo sulla manovra economica di quest'anno raggiunto dal ministro dell'Economia Giovanni Tria con la Commissione europea a fronte di promesse e impegni, tra cui ricordiamo l'accantonamento di fondi e il solo slittamento dell'aumento dell'Iva.

Si auspicava altresì un balzo dell'economia che non c'è stato: ora le nuove stime sui conti pubblici dell'Italia indicano un nuovo rialzo del debito e il peggio potrebbe concretizzarsi. Occhi puntati quindi sul 5 giugno quando è atteso il rapporto sui conti della Commissione.

Conte al Quirinale: "Spero governo vada avanti"

Il tutto si svolge in un contesto di incertezza politica dopo le elezioni che hanno scancito un ribaltamento dei rapporti di forza tra gli alleati di Governo. Oggi dopo aver visto separatamente i due vicepremier, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è salito al Quirinale per un incontro con il Capo dello Stato Sergio Mattarella. 

"Il Governo del cambiamento deve ancora completare buona parte del suo programma" afferma il presidente del Consiglio in una nota 

"Ho elaborato un'agenda fitta di misure e provvedimenti da attuare che ci impegnerà per il resto della legislatura. "Ho raccolto le indicazioni dei vicepresidenti sulle misure di governo che stanno a cuore alle rispettive forze politiche e, per parte mia, ho riassunto le varie iniziative e i vari provvedimenti che giudico assolutamente strategici per il bene del Paese".

Mattarella avrebbe soprattutto ascoltato le considerazioni del premier, fedele al ruolo di chi in questa fase deve soprattutto comprendere gli orientamenti del governo e delle forze politiche che lo sostengono, prima ancora di valutare se e come potrà proseguire la legislatura.

Il Capo dello Stato tuttavia non avrebbe evitato di ripetere quegli inviti espressi pubblicamente e riservatamente in più occasioni: occorre compiere scelte politiche ed economiche in grado di garantire la solidità dei conti pubblici, presupposto irrinunciabile per salvaguardare il risparmio dei cittadini, la fiducia di famiglie e imprese, la credibilità finanziaria del sistema Paese.

Credibilità che come mostrano le tabelle previsionali della Commissione Europea, è tutt'altro che ferrea.

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Nella tabella le previsioni economiche della Commissione Europea. Occhio al bilancio strutturale previsto in calo sui livelli del 2014 e al Pil previsto praticamente piatto per il 2019 anche a causa del calo dei consumi interni. 

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