Derivati e prestiti per nascondere le perdite: a processo gli ex vertici Mps

Il gup di Milano ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio per tredici ex vertici dell'istituto di Rocca Salimbeni e due banche: a tedesca Deutsche Bank e la giapponese Nomura. A dicembre Vigni, Mussari e Baldassarri saranno in aula

L'ingresso di Rocca Salimbeni

MILANO - L'ex presidente di Mps, Giuseppe Mussari e l'ex direttore finanziario Antonio Vigni finiscono sotto processo insieme agli altri ex vertici di Rocca Salimbeni e alle altre persone imputate a Milano nel procedimento sull'istituto di credito senese. Il gup Livio Cristofano ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio dei pm Mauro Clerici, Giordano Baggio e Stefano Civardi mandando a processo 13 persone fisiche e due istituti di credito, la tedesca Deutsche Bank e la giapponese Nomura (imputate ai sensi della legge 231 sulla responsabilità amministrativa di società per reati commessi dai propri dirigenti), per diverse ipotesi di reato: falso in bilancio, aggiotaggio, ostacolo all'autorità di vigilanza di Consob e Bankitalia e falso in prospetto. Esclusa, invece, l'aggravante della transnazionalità contestata dalla Procura. Per tutti, il processo prenderà il via il 15 dicembre davanti ai giudici della Seconda Sezione Penale del Tribunale di Milano.

IL PROCESSO - Nel dettaglio, sul banco degli imputati ci sono 5 ex top manager di Mps (oltre all'ex presidente Mussari e all'ex direttore generale Vigni, anche l'ex responsabile area finanza Gianluca Baldassarri, l'ex direttore finanziario Daniele Pirondini e l'ex responsabile Alm Marco Di Santo), 6 ex dirigenti della filiale londinese di Deutsche Bank (Ivor Dunbar, Michele Faissola, Michele Foresti, Dario Schiraldi, Matteo Vaghi e Marco Veroni) e due ex manager di Nomura (l'ex ceo Sadeq Sayeed e l'ex responsabile vendite per l'Europa e il Medio Oriente Raffaele Ricci). 

MPS PATTEGGIA LA PENA - Tra le società imputate c'era inizialmente anche Mps, ma la sua posizione è stata stralciata alla luce della "mossa" della "nuova gestione" della banca senese di patteggiare la pena attraverso il pagamento di una sanzione pecuniaria da 600 mila euro e la confisca di 10 milioni di euro. La proposta di patteggiamento, presentata a inizio luglio scorso, ha già incassato il via libera dei pm e ora dovrà essere ratificata dallo stesso gup Cristofano: la sua pronuncia è attesa per il 14 ottobre prossimo.

LE ACCUSE - Nel mirino dei magistrati milanesi sono finite una serie di operazione finanziare realizzate nel quinquennio compreso tra il 2008 e il 2012: i derivati "Santorini" e "Alexandria", il prestito ibrido "Fresh" e l'operazione di cartolarizzazione immobiliare "Chianti Classico". Operazioni servite, secondo l'accusa, ad occultare oltre 300 milioni di perdite provocate dalla ristrutturazione del derivato Alexandria. Obiettivo del top management di Rocca Salimbeni, secondo i magistrati, sarebbe stato quello di "conseguire per sé e per altri un ingiusto profitto" attraverso una serie di comunicazioni ai mercati su "fatti materiali non rispondenti al vero". Così facendo, sarebbero state nascoste "informazioni, la cui comunicazione è imposta dalla legge, sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria di Banca Mps" per "indurre in errore i destinatari".

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