La ricetta economica del M5s: “Il reddito di cittadinanza si finanzia da solo”

Pasquale Tridico, indicato da Di Maio come ministro di un eventuale governo pentastellato, ha spiegato sul Blog delle Stelle le 5 priorità per lavoro e welfare

Luigi Di Maio e Pasquale Tridico (FOTO ANSA)

Chi prenderà le redini del governo dopo l'esito delle elezioni del 4 marzo è ancora un mistero. Di Maio e Salvini aspettano segnali dal Pd per capire se e con chi ci sarà la possibilità di uno spiraglio, mentre gli italiani attendono con ansia di vedere chi andrà a governare. Nell'attesa a far discutere ci ha pensato il reddito di cittadinanza, una delle misure cardine del programma dei 5 stelle, che nei primi giorni post voto è stato protagonista della polemica sulle presunte code ai Caf di alcune Regioni italiane. Come funziona e a chi sarebbe rivolto il reddito di cittadinanza del Movimento è stato uno dei temi più cercati dell'ultimo periodo, ma la domanda che viene posta più spesso è una: da dove verranno presi i fondi per finanziare il reddito? Da nessuna parte: "La misura si finanzia da sola".

A rispondere a questa e ad altre domande sul Blog delle Stelle è Pasquale Tridico, il ministro del Lavoro e del Welfare indicato da Di Maio per un eventuale governo a 5 stelle. L'economista pentastellato individua il momento di inizio della crisi: “La stagione del lavoro flessibile è iniziata con il pacchetto Treu del 1997 ed è proseguita ininterrottamente fino al Jobs Act e alla riforma Poletti sui contratti a termine. I salari sono più o meno stagnanti dall’accordo del luglio 1993. I risultati in termini di produttività e disoccupazione sono stati disastrosi, tranne una breve stagione di due tre anni fino a prima della crisi del 2008-09 in cui l’occupazione (improduttiva) è aumentata”.

Questo produce un effetto domino che ci ha portati ai giorni nostri, in cui il lavoro non c'è e se c'è è sottopagato: “Se il lavoro flessibile costa poco, dato che il lavoratore perde diritti e quote salari, l’impresa rinuncerà agli investimenti ad alto contenuto di capitale, all’innovazione e quindi anche alla formazione di lavoratori qualificati con più alti salari”.

Dopo l'introduzione iniziale Tridico passa ai punti chiave del programma a 5 stelle che sono: Reddito di cittadinanza, investimenti pubblici, salario minimo orario, patto di produttività, riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario.

Il reddito di cittadinanza

Il primo punto è proprio il reddito di cittadinanza: l'obbligo di iscrizione ai centri per l’impiego farebbe salire il tasso di partecipazione al lavoro e questo aumenterebbe le stime del pil potenziale dell'Italia. In questo modo, secondo l'economista, l'Italia potrebbe fare maggior deficit, con cui finanziare la misura, senza violare le regole europee a partire da quella che impone di limitare il rapporto tra deficit e Pil al 3%. “Il reddito di cittadinanza - spiega Tridico - è tecnicamente un reddito minimo condizionato alla formazione e al reinserimento lavorativo. Lo Stato sosterrà economicamente chi oggi non raggiunge la soglia di povertà indicata da Eurostat, in cambio dell’impegno a formarsi e ad accettare almeno una delle prime tre proposte di lavoro, purché siano eque e vicine al luogo di residenza”.

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Il valore aggiunto di questa misura sarebbe proprio il fatto di essere 'autofinanziata': “In sintesi il meccanismo è questo: grazie alla nostra misura almeno 1 milione di persone che attualmente non cercano lavoro ma sarebbero disponibili a lavorare (i cosiddetti ‘inattivi’ e scoraggiati) verranno spinti alla ricerca del lavoro attraverso l’iscrizione ai Centri per l’Impiego e andranno così ad aumentare il tasso di partecipazione della forza lavoro. Questo ci permetterà di rivedere al rialzo l’output gap, cioè la distanza tra il Pil potenziale dell’Italia e quello effettivo, perché 1 milione di potenziali lavoratori saranno di nuovo conteggiati nelle statistiche Istat. Se aumenta il Pil potenziale possiamo mantenere lo stesso rapporto deficit/Pil potenziale, cioè il cosiddetto ‘deficit strutturale’, spendendo circa 19 miliardi di euro in più di oggi. Il reddito di cittadinanza costa 17 miliardi complessivi, compresi i 2,1 miliardi per rafforzare i centri per l’impiego, e potrebbe quindi finanziarsi interamente grazie ai suoi effetti sul tasso di partecipazione della forza lavoro”.

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Investimenti produttivi

Dopo il reddito di cittadinanza, il secondo punto toccato da Tridico prevede degli investimenti produttivi dello Stato nei settori a più alto ritorno occupazionale. Una serie di misure fondamentali, anche per non vanificare l'effetto del reddito: se non si possono proporre offerte di lavoro di qualità, il meccanismo spiegato in precedenza viene meno. “L’idea è di destinare almeno il 34% di questi investimenti nel Sud Italia – spiega Tridico - che ha urgente bisogno di uscire dal sottosviluppo e dal sotto-investimento a cui lo hanno condannato le politiche economiche degli ultimi decenni e l’assenza di una strategia industriale e di sviluppo. Considerando che la popolazione del Sud Italia è anche superiore al 34% del totale della popolazione, la clausola del 34% non sarebbe un favore al Meridione, ma il giusto compromesso per farlo tornare a crescere”. 

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Il salario minimo

Il terzo punto riguarda un altro cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle: il salario minimo orario. Una mossa che, secondo il ministro del Lavoro indicato da Di Maio, si pone l'obiettivo di “sradicare sfruttamento e precarietà, che negli ultimi anni sono cresciuti enormemente, e dare anche un impulso alla domanda interna”.

Patto di Produttività

Il menù a 5 stelle prevede inoltre un Patto di Produttività tra “lavoratori, governo e imprese, al fine di rilanciare salari, produttività e investimenti, soprattutto in quei settori in cui decideremo di intervenire selettivamente con la riduzione del cuneo fiscale”. 

“Dobbiamo impedire - continua Tridico - che il minor costo del lavoro porti le imprese ad ignorare gli investimenti “capital intensive” in settori ad alto contenuto tecnologico, come accaduto in questi anni tramite i circa 23 miliardi di sgravi fiscali sulle nuove assunzioni regalati dal Jobs Act".

La robotizzazione

L'ultimo degli argomenti spiegati da Tridico tratta un tema a lungo termine e riguarda la robotizzazione, “una sfida che non va lasciata alla schizofrenia del mercato, ma gestita politicamente". "Il primo passo – conclude - in questo senso sarà la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, in modo da aumentare l’occupazione e di incentivare la riorganizzazione produttiva delle imprese”. Cinque priorità da cui i 5 stelle vorrebbero partire, sempre che riescano a salire al governo.

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