Cinque proposte delle piccole imprese al governo Pd-M5s per rilanciare l'economia

Uno dei maggiori problemi della nostra economia secondo Paolo Zabeo (Cgia Mestre) è il persistere di forti squilibri territoriali tra Nord e Sud: "Negli ultimi 20 anni il settentrione è cresciuto del 7,5 per cento, il Mezzogiorno, invece, è crollato di 6 punti percentuali"

Il lavoro (che non c'è) è il vero problema per molti italiani (foto Ansa)

Per rilanciare la crescita dell'Italia che è virtualmente a zero (+0,2%) da almeno vent'anni, la Cgia di Mestre ( Associazione Artigiani e Piccole Imprese) propone al nuovo governo cinque interventi mirati in particolar modo sulle esigenze delle Pmi che costituiscono il tessuto connettivo del Paese.

Il primo è la forte riduzione delle tasse e la semplificazione del sistema tributario, con uno choc fiscale che riduca, in 3 anni, la pressione fiscale di almeno 5 punti percentuali. Poi si deve puntare a favorire l'accesso al credito, tornare ad investire, incentivare la formazione, soprattutto quella "professionalizzante" e sostenere l'impresa 4.0, con una attenzione anche alle micro imprese e a quelle artigiane. Vediamo insieme nel dettaglio i 5 interventi che il nuovo Governo dovrebbe attuare - secondo la Cgia - per rilanciare l’economia, puntando, in particolar modo, sulle esigenze delle Pmi che costituiscono il tessuto connettivo del Paese.

Forte riduzione delle tasse e semplificazione del sistema tributario

E’ necessario - secondo la Cgia (e non solo) -  uno choc fiscale che riduca, in 3 anni, la pressione fiscale di almeno 5 punti percentuali. Come ? Tagliando il cuneo fiscale, eliminando l’Irap per le micro e piccole imprese, abolendo lo split payment, il reverse charge nell’edilizia e riducendoprogressivamente gli acconti Irpef, Ires, Irap e Inps. Altresì, è importante ridimensionare il peso della burocrazia fiscale che sta penalizzando soprattutto le piccolissime attività.

Favorire l’accesso al credito

Dal 2011 ad oggi gli impieghi alle imprese sono diminuiti del 27 per cento. E’ importante secondo le piccole imprese promuovere un intervento concertato con gli altri Stati e presso le istituzioni europee affinché la Bce eroghi speciali finanziamenti alle banche con vincolo di destinazione a favore delle micro e piccole imprese. Inoltre, è necessario attivare strumenti di finanziamento alternativi al credito bancario. Infine, va consentito a tutte le imprese di compensare i crediti verso la Pa (certi, liquidi ed esigibili) con tutti i debiti fiscali.

Tornare ad investire

Rispetto al 2007 (anno pre-crisi) in Italia gli investimenti sono crollati di quasi 20 punti percentuali. Per consentire anche alle piccole imprese di crescere e creare lavoro, è necessario che lo Stato centrale torni ad investire in infrastrutture materiali ed immateriali, aggirando i vincoli di bilancio imposti da Bruxelles. Come ? Applicando, dopo aver trovato un accordo con gli altri paesi dell’Ue, la regola di bilancio (“Golden rule”) secondo la quale gli investimenti pubblici possono essere scorporati dal computo del deficit ai fini del rispetto del patto di stabilità fra gli stati membri dell'Unione europea.

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Incentivare gli interventi per il lavoro e la formazione

E’ indispensabile per la Cgia rilanciare gli investimenti nell’istruzione per combattere la dispersione scolastica. Altresì va incentivata la formazione professionalizzante in un’ottica di filiera che metta a regime il sistema duale (alternanza scuola/lavoro e apprendistato), aiutando economicamente gli istituti tecnici e professionali di “frontiera”. Vanno inoltre resi stabili e non limitati nel tempo gli incentivi per favorire l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro anche come neo-imprenditori.

Investire nell’impresa 4.0 e nell’utilizzo del digitale

Fino ad ora gli effetti dell’iniziativa impresa 4.0 hanno interessato quasi esclusivamente le imprese di media e grande dimensione. Si deve pensare anche alle micro imprese e a quelle artigiane che intraprendono il percorso di trasformazione digitale con il medesimo interesse comunicativo, le stesse corsie preferenziali burocratiche e le medesime risorse speciali attribuite alle start-up e Pmi tecnologiche.

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Uno dei problemi della nostra economia - commenta il coordinatore dell'Ufficio studi Cgia, Paolo Zabeo - è il persistere di forti squilibri territoriali tra Nord e Sud: "Negli ultimi 20 anni, ad esempio, il settentrione è cresciuto del 7,5 per cento, il Mezzogiorno, invece, è crollato di 6 punti percentuali. Sempre in questo arco temporale, la crescita media annua registrata nel settentrione è stata dello 0,4 per cento, pari al doppio del risultato medio nazionale. Nel meridione, invece, il Pil medio annuo ha subito una contrazione dello 0,3 per cento".

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