Il settore della canapa protesta al Mise: “Lavoriamo nella legalità, chiediamo certezza normativa”

Lavoratori e imprenditori si sono dati appuntamento davanti al Ministero dello Sviluppo Economico. Il servizio di RomaToday

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Gli imprenditori della canapa sono scesi in piazza a Roma per protestare dopo la pronuncia della Cassazione dello scorso 30 maggio che di fatto ha messo fuorilegge la cannabis legale. Sotto al Mise, il Ministero dello Sviluppo Economico guidato da Luigi Di Maio, ci sono agricoltori, grossisti, imprenditori e dipendenti: tutti rappresentanti di un indotto che conta ormai migliaia di operatori a livello nazionale. “La confusione e la scarsa informazione ci sta obbligando a tenere chiusi i negozi per paura di sequestri illegittimi o perché il settore si è fermato, senza capire che cosa dobbiamo realmente fare, abbiamo deciso di unirci perché pensiamo sia l’unico modo per affrontare questa situazione”, spiega Fulvio, titolare di un negozio di cannabis light e membro del Coordinamento Canapa Lazio, ai microfoni di Veronica Altimari di RomaToday.

Dalla piazza arrivano tre richieste: regolamentazione della "canapa light" ed i suoi derivati, limiti di thc chiari e definiti per operare legalmente, garanzie e tutele per tutti gli operatori del settore. C’è chi ha investito i risparmi di una vita nel settore, chi ha trovato impiego dopo molti anni di disoccupazione, chi da falegname è diventato agricoltore. "La canapa è una ricchezza, con molte proprietà - spiega Daniele del Coordinamento Canapa Nazionale - la Cassazione ci dà ragione perché sottolinea la possibilità di commercializzare un prodotto privo di effetto drogante, sotto lo 0,5 di Thc quindi, ed è esattamente quello che facciamo. Ma la confusione nata intorno a questa sentenza ci mette a rischio, un settore in crescita che andrebbe invece valorizzato".

"Abbiamo elaborato insieme ad alcuni parlamentari un emendamento che regolarizza il settore in quanto filiera, indotta economico - dice Alessio del coordinamento Lazio -, una formula semplice ma che permette di mettere ordine in questo vuoto normativo, una volta per tutte".

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