Confermato il rating dell'Italia, ma l'incertezza politica potrebbe pesare sull'economia

L'agenzia Dbrs ha lasciato il rating a BBB (alto) con outlook stabile sul nostro Paese. Ma il debito pubblico alto e la crescita economica bassa non fanno dormire "sonni tranquilli"

Il consolidamento fiscale procede e una ripresa economica più forte controbilancia le sfide future legate all'alto debito pubblico, agli "ancora elevati livelli" di crediti deteriorati e all'incertezza politica. E' questa la fotografia scattata dall'agenzia di rating canadese Dbrs, che ha lasciato il rating a BBB (alto) con outlook stabile sul nostro Paese. 

Rebus elezioni

L'agenzia canadese ha avvertito: dalle elezioni del prossimo 4 marzo "difficilmente emergerà un vincitore chiaro". Di conseguenza, un "parlamento appeso" a equilibri incerti "potrebbe condizionare la stabilità del prossimo governo e dunque l'agenda di riforme così come il passo del consolidamente fiscale".

Sul piano dei fondamentali, Dbrs sembra tutto sommato fiduciosa. E' sul fronte politico che mostra cautela al punto da "non escludere la possibilità di altre elezioni" dopo quelle di inizio marzo. Non solo. Ipotizza una coalizione di governo capitanata dal Movimento 5 Stelle, anche se la probabilità che ciò si verifichi è giudicata "bassa".

Sul piano economico-finanziario, stimando che il 2017 si sia chiuso per l'Italia con una espansione dell'1,5%, l'agenzia di rating calcola che nel 2018 ci sarà un passo di crescita "simile"; in entrambe i casi, le previsioni sono in linea a quelle del governo. Per l'anno appena iniziato, "gli investimenti, sostenuti da un'espansione degli incentivi fiscali, potrebbero fare da traino", ha scritto Dbrs nel suo rapporto non mancando di ricordare che l'Italia "resta tra i Paesi con le peggiori performance di crescita in Europa soprattutto per via delle ancora deboli dinamiche della produttività", ma anche per via di "bassi investimenti nell'istruzione, nella ricerca e sviluppo, di una competitività debole e di bassi tassi di occupazione".

"Appesi" al settore manifatturiero

A suo favore, il nostro Paese ha un settore manifatturiero "che è il secondo più grande in Europa e che sta consentendo all'Italia di godere della ripresa ciclica". C'è anche il debito del settore privato: è "solido" ed è "uno dei più bassi tra le economie avanzate, cosa che mitiga il rischio alla stabilità finanziaria". Inoltre, dopo un anno in cui "i rischi sistemici nel sistema bancario sono calati", Dbrs si aspetta ulteriori cessioni di non performing loan (Npl); questi ultimi restano tuttavia elevati al punto da "condizionare la capacità del settore di agire come intermediario finanziario a sostegno dell'economia".

Per Dbrs, a questo punto il rischio in Italia è soprattutto politico: Dbrs ha osservato "un aumento dell'incertezza" su questo fronte a partire dal referendum costituzionale del dicembre 2016, che costrinse alle dimissioni l'allora presidente del Consiglio Matteo Renzi. Dopo la chiamata alle urne di inizio marzo, ha spiegato Dbrs, "se i sondaggi si riveleranno corretti, nessuna coalizione o partito sarà in grado di assicurarsi una maggioranza schiacciante in ambo le aule" del Parlamento. Secondo Dbrs, "una grande coalizione composta da partiti tradizionali provenienti da blocci diversi, magari con il sostegno diretto o indiretto di partiti piccoli, potrebbe essere l'esito più probabile". Ma anche una coalizione simile, hanno avvertito gli esperti canadesi, "potrebbe avere una maggioranza sottile e non è chiaro che portata potrebbe avere sul fronte delle riforme strutturali e del consolidamento fiscale".

Quanto peserà l'incertezza politica?

Se invece gli italiani finiranno di nuovo alle urne, Dbrs si aspetta che Paolo Gentiloni sia "temporaneamente rinominato ma resta da vedere se la sua squadra di governo sarà in grado di fare progressi ulteriori con le riforme". E in merito allo scenario improbabile di una "coalizione di governo capitanata dal M5S e formata da altri partiti non tradizionali", Dbrs solleva dubbi sulla posizione fiscale dell'Italia "anche se recentemente la linea [dei pentastellati] contro l'Unione europea e l'euro si è moderata". Pochi giorni fa il candidato premier M5S Luigi di Maio, dal salotto di Bruno Vespa, ha detto: "Io non credo sia più il momento per l'Italia di uscire dall'euro perché l'asse franco-tedesco non è più così forte, e spero di non arrivare al referendum sull'euro che comunque per me sarebbe una estrema ratio".

In conclusione, Dbrs crede che fino a quando la ripresa economica continuerà insieme a un consolidamento fiscale, "l'incertezza politica dovrebbe pesare meno sulla tenuta creditizia" dell'Italia. Come a dire, chiunque finisca a capo del prossimo governo, porti avanti i progressi fatti fino ad ora. Altrimenti, con un debito pubblico alto e una crescita economica strutturale bassa, saremo esposti a shock avversi. Di nuovo.

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Commenti (1)

  • Tra tutti i tagli,quello delle agenzie di rating no?

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