Reddito di cittadinanza, per Tridico funziona ma "purtroppo la povertà non è stata abolita"

Il presidente dell'Inps difende il sussidio: "sta dando ottimi risultati e ossigeno a milioni di italiani sfortunati" anche se, ammette, la povertà non è stata abolita, come si diceva

Il reddito di cittadinanza "sta dando ottimi risultati e ossigeno a milioni di italiani sfortunati", anche se "la povertà purtroppo non è abolita". Parola di Pasquale Tridico, che in un'intervista a La Stampa fa un punto sulla misura economica fortemente voluta dal Movimento 5 Stelle. "In questo momento il reddito è distribuito fra poco più di un milione di nuclei familiari. Se a questi si aggiungono quelli previsti dalla relazione tecnica della legge, a regime raggiungeremo tre dei cinque milioni di persone considerate povere dall'Istat: il sessanta per cento", spiega.  

Una questione diversa è però sostenere che la povertà si è ridotta del 60 per cento, fa notare il giornalista Alessandro Barbera, e Tridico risponde: "Nel misurare la soglia di povertà l'Istat non valuta i patrimoni mobiliari e immobiliari. Si può discutere se sia un metodo corretto, ma non dipende da me. Ciò detto, ci sono un paio di dati incontestabili: il parametro che valuta il livello di disuguaglianza, il cosiddetto coefficiente di Gini, è sceso dell'1,2 per cento. Così come l'intensità del tasso di povertà, calato dal 38 al 30 per cento".

Sul fatto che secondo gli esperti il reddito potrebbe essere distribuito meglio e che la norma in vigore non tiene conto dell’andamento del costo della vita, Tridico spiega che "per tenere conto del costo della vita bisognerebbe calcolare la variazione del costo degli immobili e dei servizi non solo tra Nord e Sud, ma persino tra quartieri della stessa città", mentre sulla questione della penalizzazione per chi ha molti figli, il presidente dell'Inps replica: "Le pare giusto che un single riceva fino a 780 euro e una famiglia di sei o più persone non più di 1.380?".

Poi ammette: "È vero, su questo si potrebbe intervenire, magari rimodulando il sostegno all’affitto e abbassando quello monetario. Oggi si danno ad un single 500 euro più 280 se senza casa. Ma sia chiaro che per avere miglioramenti sostanziali e coprire ad esempio la soglia di povertà Istat in una città del Nord per una famiglia con quattro componenti, bisognerebbe salire a 2.029 euro: non accade nemmeno in Svizzera. Le risorse a disposizione (7,2 miliardi l’anno, ndr.) non sarebbero sufficienti, anche riducendo il sussidio per un single".

Per Conte il reddito di cittadinanza è "misura di civiltà e giustizia sociale" ("a dispetto delle critiche")

Sempre di reddito di cittadinanza ha parlato, tra le altre cose, anche il premier Conte, intervistato da Il Foglio. Anche per lui, "a dispetto delle critiche", il reddito è "una misura di civiltà e di giustizia sociale", poiché "affronta il problema della povertà assoluta che riguarda le persone che non avevano di che vivere. Ricordo che alcuni beneficiari mi hanno scritto dicendo che per la prima volta hanno potuto mangiare una bistecca, altri hanno potuto comprare un paio di occhiali, una protesi per gli arti". La questione semmai, rimarca Conte, sono le "modalità applicative". "Dobbiamo continuare a monitorare l'applicazione di questa misura e rafforzare il suo collegamento alla formazione e riqualificazione professionale e alla occupazione. Questo suo rafforzamento richiede tempo, perché le prospettive occupazionali possono essere assicurate solo attraverso un laborioso coordinamento con i centri dell'impiego e quindi con le autorità regionali", conclude il premier.

Reddito di cittadinanza, su 791mila beneficiari solo 28mila hanno trovato un lavoro

Le critiche però ci sono, da più parti e su più fronti. Nel complesso, i beneficiari del reddito di cittadinanza sono oltre 2,3 milioni. Circa un terzo, e cioè 791.351, sono occupabili. Al 10 dicembre, le persone che finora hanno avuto un contratto di lavoro dopo aver ottenuto il reddito di cittadinanza sono  28.763, ha fatto sapere l'Anpal, l'agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro.

Appena pochi giorni fa, il Centro Studi di Unimpresa ha pubblicato i dati di un'analisi dei conti pubblici italiani per quanto riguarda lavoro, istruzione, grandi opere e altre questioni. Secondo quel report, nel triennio 2020-2022 risultano destinati 9,7 miliardi di euro alle politiche attive per il lavoro con un aumento di 6,5 miliardi (+567,77%) dal 2020 al 2022 mentre le politiche passive per il lavoro (identificabili principalmente con il cosiddetto reddito di cittadinanza) peseranno per 25,9 miliardi, con una diminuzione di 3,5 miliardi (-35,89%) dai 9,8 miliardi del 2020 ai 6,3 miliardi del 2022.

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