Reddito di cittadinanza, sos lavoro: "Mancano camerieri e cuochi, i giovani preferiscono il sussidio"

Il primo cittadino di Gabicce Mare: "Molti giovani del sud che l’anno scorso avevano fatto la stagione nei nostri alberghi, quest’anno hanno risposto di non tornare, preferiscono il sussidio". Il caso divide i social. Renzi parla di "autogol" ma per il 5 Stelle "lo sfruttamento è finito"

Foto di repertorio

Il reddito di cittadinanza continua ad essere un provvedimento che divide gli italiani e polarizza le opinioni. Nelle ultime ore a tenere banco è stato il caso di Gabicce Mare, comune di poco più di 5mila anime in provincia di Pesaro-Urbino. Un paese che vive di turismo e che ospita ben 85 alberghi, duemila seconde case e una valanga di b&b, risoranti, chioschi, locali e così via. Insomma, si tratta della classica località di mare della riviera romagnola.

Ma che cosa c’entra Gabicce Mare con il reddito di cittadinanza? Ve lo spieghiamo subito. Secondo quanto ha affermato al "Resto del Carlino" il sindaco Domenico Pascuzzi quest’anno gli hotel e i ristoranti di Gabicce sono a corto di personale: mancano camerieri, baristi, cuochi, portieri e molte altre figure professionali. E la "colpa" sarebbe da attribuire proprio al sussidio introdotto dai 5 Stelle. "Siamo in emergenza vera - ha spiegato Pascuzzi -. E per un motivo in più che non avevo nemmeno lontanamente immaginato: molti giovani del sud che l’anno scorso avevano fatto la stagione nei nostri alberghi, quest’anno hanno risposto di non tornare a Gabicce perché stavano percependo il reddito di cittadinanza. E se accettassero di tornare perderebbero l’assegno da oltre 700 euro che a loro basta per vivere". 

L'appello del sindaco di Gabicce Mare

Il primo cittadino ha poi rivolto "un appello a chi cerca un lavoro e soprattutto a coloro che abbiano voglia di lavorare. A tutti loro dico di venire a Gabicce mare e chiedere all’associazione albergatori e ai vari hotel di essere disponibili a lavorare per l’imminente stagione. In base a quanto mi è stato spiegato dagli operatori del settore, la carenza di personale è senza precedenti proprio perché mancano i destinatari del reddito di cittadinanza".

Reddito di cittadinanza, il caso di Gabicce divide i social

Il caso ha diviso i social: chi ha sempre pensato che il sussidio targato 5 Stelle  fosse un provvedimento puramente assistenziale ha trovato pane per i suoi denti. Dall’altra parte c’è chi insiste invece sul fatto che i lavori stagionali vengono pagati troppo poco, motivo per cui in questi casi il diniego è più che giustificato.

"Il reddito di cittadinanza, a quanto pare, restituisce dignità ai lavoratori" scrive ad esempio un utente su Twitter commentando un articolo del Sole 24 Ore; "leggevo stamattina che a Gabicce sono in crisi, non ci sono stagionali, preferiscono prendere il reddito di cittadinanza e stare a casa.Mi piacerebbe sapere quanto li pagherebbero per lavorare 15 ore al giorno sabato e domenica compresi". E ancora: "Posto che, a quanto si legge, il RDC da 700€/mese lo stanno vedendo in pochi, ci stanno dicendo che a Gabicce pagavano la stessa cifra per 16 ore/giorno di lavoro? Se così fosse, andassero pure in malora"; "sarebbe anche ora che gli imprenditori di Gabicce smettessero di sfruttare ragazzi meridionali con stipendi da fame? Ma no, che vado mai a pensare, prendiamocela con il reddito di cittadinanza che è il capro espiatorio di tutti i mali". 

Renzi: "Il reddito è una misura sbagliata e diseducativa"

Ovviamente c’è chi la pensa in modo diverso: "A Gabicce mare un esempio di danno erariale" scrive ad esempio un utente su Twitter. "Persone pagate da privati, paga e contributi, non vanno a lavorare perché pagate dallo Stato con il reddito di cittadinanza. Soldi buttati". "Altri effetti collaterali di una misura che non fa che incentivare il lavoro nero e la nullafacenza" gli fa eco un altro commentatore.

E perfino l’ex premier Matteo Renzi questa mattina ha voluto commentare così la vicenda: "Al mare faticano a trovare addetti per fare la stagione, dice il sindaco di Gabicce. Molti preferiscono il #RedditoDiCittadinanza al lavoro in riviera: prima sono spariti i #navigator, adesso i bagnini. Una misura sbagliata economicamente ma soprattutto diseducativa. Che autogol!".

I 5 Stelle: "L'era dello sfruttamento è finita"

Per il M5s, invece "i lavori stagionali sono da decenni la giungla di precarietà con cui i nostri giovani hanno conosciuto il mondo del lavoro. Orari disumani, stipendi da fame, nessuna sicurezza, nessuna garanzia o tutela contrattuale: è lo spaccato del lavoro nero in Italia, di quella piaga che scorre senza freni in ogni angolo del Paese. Un fenomeno a cui il governo, su iniziativa del MoVimento 5 Stelle, ha dato un colpo decisivo grazie al Decreto Dignità, primo provvedimento di un cambiamento che ha detto chiaramente 'basta sfruttamento, basta precarietà'".

Per farla breve, si legge sul blog delle Stelle, grazie al reddito di cittadinanza "l’era dello sfruttamento è finita, il futuro è la dignità". "I nostri ragazzi - spiegano i 5 Stelle - hanno pieno diritto a ricostruirsi un futuro fatto di formazione e di crescita professionale, senza essere più costretti a lasciare la propria terra per essere sfruttati. Creare le condizioni per un futuro migliore è la nostra priorità quotidiana e su questa non arretriamo di un centimetro".

"Il reddito può scoraggiare l’offerta di lavoro legale"

Il fatto che il reddito di cttadinanza possa incidente negativamente sul mercato del lavoro è ad ogni modo un rischio segnalato da tempo da molti osservatori. La stessa Corte dei conti, in un report pubblicato solo qualche giorno fa, ha sottolineato che "nonostante l’attenzione posta nel disegnare l’impianto dell’RDC e la previsione di un sistema di vincoli e sanzioni potenzialmente efficace nel contrastare gli abusi",  in un contesto come quello italiano "in cui è elevata la quota di economia sommersa e sono bassi i livelli salariali effettivi, lo strumento dell’RDC possa scoraggiare l’offerta di lavoro legale". 

Il reddito di cittadinanza e quei lavori che si possono rifiutare

Ricordiamo che secondo la legge i beneficiari del reddito possono rifiutare quei lavori - proposti dai centri per l’impiego -  se lo stipendio è inferiore del 10% rispetto "alla misura massima del beneficio fruibile dal singolo individuo (comprensiva della componente ad integrazione del Reddito prevista per i nuclei residenti in abitazione in locazione)". Ciò significa che chi percepisce la cifra massima di 780 euro può rifiutare i lavori con una paga inferiore agli 848 euro. 

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