Reddito di cittadinanza e nuovi oneri: l'auspicio della Corte dei Conti e il plauso Ue

I magistrati contabili auspicano una modifica delle procedure di concessione del reddito di cittadinanza mentre la Commissione Europea spiega: "Metà della (debole) crescita del Pil grazie al reddito di cittadinanza"

Chi percepisce il reddito di cittadinanza "entra in rapporto di servizio con l'amministrazione ed è assoggettato agli oneri e ai vincoli che ciò comporta". Lo ha detto il procuratore generale della Corte dei Conti, Alberto Avoli, illustrando i risultati di "alcune `istruttorie-pilota` in materia di reddito di cittadinanza".

Avoli ha spiegato che "le indagini hanno riguardato alcuni destinatari del reddito che, in autocertificazione, hanno omesso di dichiarare la percezione di maggiori redditi, ancorché irregolari, ovvero non hanno segnalato variazioni intervenute successivamente". I noti furbetti del reddito di cittadinanza che più volte abbiamo riportato nella nostre pagine di cronaca.

"Governo e Parlamento potranno trarre dai risultati delle indagini elementi utili per un'eventuale modifica del quadro normativo che, senza incidere sul diritto in sé, ne disciplini più organicamente le procedure di concessione, di liquidazione, e soprattutto di contrasto agli abusi".

La notizia arriva nel giorno in cui la Commissione europea spiega la sua posizione non contraria al Reddito di cittadinanza introdotto in Italia.

Il reddito di cittadinanza è infatti visto dai commissari comunitari come un fattore redistributivo che sostiene i consumi e quindi la crescita economica.

Tuttavia come puntualizza Paolo Gentiloni, commissario agli Affari economici e finanziari, questo non deve essere letto come una valutazione politicamente né positiva né negativa della misura. Nelle sue previsioni economiche d'inverno, pubblicate oggi a Bruxelles, la Commissione stima che "i consumi privati, sostenuti dal nuovo Reddito minimo, dovrebbero sostenere la crescita nel periodo di previsione" anche se "il reddito reale disponibile è previsto che aumenti solo moderatamente".

Gentiloni ha spiegato: "Quando noi registriamo gli effetti di alcune misure, tipo il Reddito di cittadinanza, non diamo una valutazione politica sulla congruità o meno di quella misura. Certamente - ha precisato il commissario - è una misura che produce effetti distributivi e dunque tecnicamente misurabili in termini di crescita; ma non confonderei questo con una valutazione positiva o negativa di questa misura o di altre".

I numeri del reddito di cittadinanza

Il reddito di cittadinanza dovrebbe avere un effetto sulla crescita 2020 stimato tra 0,1% e 0,2% punti percentuali, rappresentando quindi una parte consistente della debole crescita prevista per l'anno venturo (+0,3%).

Da un mero punto di vista contabile, il calcolo dei costi e dei benefici potrebbe non deporre a favore dell'efficacia del reddito di cittadinanza che costerà - nel triennio - quasi 26 miliardi di euro. Si tratta però, si valuta a Bruxelles, di un provvedimento che non ha solo finalità economiche, ma anche sociali, quindi limitarsi al piano aritmetico (costa X e produce crescita per Y) è improprio.

La Commissione aspetta di vedere soprattutto se funzionerà nel medio termine, oltre che per sostenere i consumi, anche per stimolare politiche del lavoro attive, ovvero il suo effetto stimolante sull'occupazione in Italia, riportando persone sul mercato del lavoro tramite i cosiddetti 'navigator'. Si tratta di effetti che si dispiegano e che sono valutabili solo dopo un po' di tempo, considerata anche la condizione in cui versano i centri per l'impiego. La nota fase 2 del reddito di cittadinanza mai veramente partita e che non partirà fino alla prossima estate.

La Commissione ha invece sempre valutato negativamente "Quota 100", l'altra misura importante presa dal Governo Conte 1 e cara soprattutto alla Lega: per Bruxelles lo scivolo pensionistico è sempre considerato come una retromarcia sulla riforma delle pensioni.

Reddito di cittadinanza redistribuisce, manca la crescita

Quello che davvero si evince tuttavia dal rapporto della commissione europea è come l'Italia resti la maglia nera d'Europa per quando riguarda la crescita. 

La crescita del Pil in Italia dovrebbe attestarsi sullo 0,3% nel 2020, secondo le previsioni economiche d'inverno pubblicate stamattina dalla Commissione europea, che stima poi una leggera ripresa nel 2021, con la crescita allo 0,6%.

"Dopo quattro trimestri di attività economica in lenta crescita, il Pil reale in Italia è diminuito dello 0,3% nell'ultimo trimestre"

L'Italia si ferma: il Pil con il segno meno mette il freno al politiche fiscali del Governo

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