Non c'è solo il reddito di cittadinanza, l'ultima idea è il reddito per il lavoro (ma non per tutti)

Il sussidio contro la povertà introdotto dal precedente governo non è a rischio, ma sono in fase di studio delle misure complementari: oltre l'ipotesi dell'assegno unico, c'è un nuovo provvedimento in fase di partenza, ma non in tutta Italia 

Foto di repertorio

Il reddito di cittadinanza è senza dubbio una delle misure più “chiacchierate” da quando è stato introdotto dal precedente governo. La misura cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle, da quando è entrata in vigore, ha attratto molta curiosità, prima per le modalità e i requisiti necessari per ottenerlo, poi per le somme erogate ai destinatari della Rdc Card. Con l'avvento del nuovo governo in molti si sono chiesti che fine avrebbe fatto il reddito di cittadinanza, soprattutto se sarebbe rimasto in vigore e se rischia di subire delle modifiche.

Reddito di cittadinanza, conferme e modifiche

Dopo settimane di voci di corridoio ed ipotesi, di recente è arrivata attraverso le parole del neo ministro dell'Economia Roberto Gualtieri, la prima opinione del Tesoro in merito al sussidio contro la povertà: ''Il reddito di cittadinanza verrà confermato. Il nuovo Governo condurrà una verifica del suo funzionamento insieme alle parti sociali, cercando il modo per migliorarlo''. Dei cambiamenti ci saranno quindi, come avevano annunciato nei giorni precedenti anche Di Maio e il nuovo ministro del Lavoro Nunzia Catalfo. Quali saranno le possibili modifiche al reddito non è ancora chiaro, ma il presidente del Cnel, Tiziano Treu, ha parlato di ''rafforzare gli incentivi per 'premiare' quelli che hanno più bisogno di essere ricollocati, perché "se il provvedimento resta così com'è si rischia di ricollocare solo quelli che sono già pronti".

Reddito di cittadinanza e Quota 100 "intoccabili": c'è chi torna a parlare di Quota 41

Mentre il reddito di cittadinanza si conferma una misura intoccabile perché strutturale, e il cosiddetto assegno unico in favore delle famiglie con basso reddito è ancora in fase di studio, si fa strada una nuova misura che potrebbe affiancare il sussidio voluto dai 5 stelle: il reddito per il lavoro.

Reddito per il lavoro, cos'è e dove verrà attivato

Il reddito per il lavoro è una misura annunciata dal presidente della Regione Umbria Fabio Paparelli, che andrà in aiuto dei giovani che, finita la formazione, dovranno cercare lavoro. Quindi al momento si tratta di un provvedimento che verrà attivato soltanto in Umbria, ma non è da escludere che, se dovesse rivelarsi utile e produttivo, potrebbe incontrare l'approvazione di altre Regioni. Ma come funziona il reddito per il lavoro? Chi potrà usufruirne? Il sussidio è stato spiegato da Paparelli l'incontro 'Il contrasto alle povertà in Umbria: stato dell'arte e programmazione futura': "La lotta alla povertà va rafforzata nel quadro di un welfare sempre più attivo e sempre meno assistenzialista. In questa direzione, la Regione Umbria è pronta a mettere in campo un'ulteriore e nuova misura di contrasto all'esclusione sociale, il 'Reddito per il lavoro'. Misura, finanziabile con le risorse della cassa integrazione in deroga non spese e che lo Stato ci deve restituire, rivolta ai giovani che avendo concluso il loro ciclo formativo non hanno ancora trovato lavoro e hanno un Isee tra 6 e 12mila euro anno. Un reddito di inclusione accompagnato da un'esperienza lavorativa, formativa sul campo e da un incentivo alle aziende ad assumere". Questa misura complementare al reddito di cittadinanza fa parte del Piano regionale per il contrasto alla povertà e le prospettive nella nuova programmazione europea 2021-2027.

Reddito di cittadinanza, occhio agli sms

"Le azioni previste dal Piano regionale per il contrasto alla povertà si integrano con quanto già attivato dalla Regione Umbria per promuovere interventi di inclusione sociale e lotta alla povertà, per sostenere l'inclusione attiva, l'occupazione e le pari opportunità tra i cittadini, che ha visto lo stanziamento nel settennato 2014-2020 di oltre 55 milioni di euro di fondi comunitari Fse e regionali. Per il prossimo settennato 2021-2027, l'Europa mette finalmente al primo posto la persona e il pilastro sociale". "E' necessario - ha esortato Paparelli - affrontare la fase 2, traghettando verso le opportunità europee le esperienze positive maturate e in atto e un modello di governance efficace, che vede insieme Regione, Enti locali, istituzioni religiose e Terzo settore, come recita la campagna di comunicazione in atto".

Il Piano regionale per la lotta alla povertà, finalizzato a promuovere un sistema di welfare integrato e a contrastare fenomeni di esclusione sociale, è fondato su tre pilastri: sostegno al reddito, contributo economico attraverso la misura nazionale di contrasto alla povertà Reddito di cittadinanza; inclusione sociale e lavorativa, attraverso l'inserimento o il reinserimento nel mercato del lavoro delle persone più vulnerabili; servizi sociali di qualità potenziando i punti di ascolto e la rete sociale sul territorio. 

Oltre il Reddito di cittadinanza: l'ipotesi assegno unico

Come anticipato ad inizio articolo, un'altra ipotesi in fase di studio che potrebbe vedere la luce nei prossimi mesi è quella di un assegno unico per chi ha dei bambini eliminando "tutti gli strumenti, deboli e parziali, che oggi esistono a sostegno delle famiglie con figli. A partire dagli assegni familiari, che si trasformano in una piccola detrazione in busta paga". Il costo in questo caso si aggirerebbe sui 3 miliardi all’anno. Un piano in prospettiva ancora troppo costoso, motivo per cui la maggioranza starebbe pensando ad un processo più graduale: nel 2020 l’assegno potrebbe spettare solo a quei genitori che non hanno un lavoro che guadagnano meno di 8mila euro l’anno.  

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