Reddito di cittadinanza, ecco perché rischia di trasformarsi in un flop

La riforma dei centri per l'impiego è ancora in alto mare, mentre i Comuni aspettano da mesi la norma attuativa sui lavori di pubblica utilità. Se non vuole darla vinta ai detrattori il governo deve cambiare passo

Foto di repertorio

Il reddito di cittadinanza? Per quanto riguarda le così dette "norme anti-divano" c’è ancora tanta strada da fare. Nelle intenzioni dei 5 Stelle l’introduzione del sussidio avrebbe dovuto rappresentare un’opportunità di riscatto per tanti italiani lasciati ai margini del mercato del lavoro: non mero assistenzialismo dunque, ma anche e soprattutto una legge capace di restituire dignità attraverso la ricerca di un’occupazione.

Reddito di cittadinanza, che fine hanno fatto i lavori di pubblica utilità?

Sotto questo punto di vista però le cose non stanno andando proprio come il M5s aveva prospettato. Se l’assegno c’è già da qualche mese, il lavoro è invece ancora un’utopia. Non parliamo solo della riforma dei centri per l’impiego, che pure è in alto mare, ma anche - ad esempio - dei così detti lavori di pubblica utilità che la Lega ha voluto portare da 8 a 16 ore a settimana. Finora però tutto il fardello è stato lasciato nelle mani dei Comuni che peraltro non sanno neppure come muoversi.

Il problema - spiega Lorenzo Salvia sul Corriere della Sera - è che manca ancora la norma attuativa con le linee guida da girare alle amministrazioni locali. C’è tempo fino a settembre, certo, però intanto siamo già a metà giugno e i Comuni non sanno ancora cosa fare. In qualche caso sono stati gli stessi beneficiari del reddito a metterci una pezza. È successo ad esempio a Palermo, dove qualche giorno fa dieci volontari si sono dati appuntamento in piazza Ventimiglia per bonificare l'area dai rifiuti. 

Reddito di cittadinanza, manca anche il decreto anti-furbetti

È chiaro però che sul fronte lavoro il governo deve cambiare marcia, anche per rispondere a quegli italiani - tanti - che vedono il reddito di cittadinanza come un sussidio da destinare ai "fannulloni". Quella sui lavori di pubblica utilità del resto non è l’unica norma attuativa che manca. I Comuni attendono infatti anche il decreto sui controlli anagrafici che permetterebbe ad esempio di verificare se chi ha chiesto il sussidio sia residente in Italia da 10 anni. Finora sono state date per buone le autocertificazioni, ma se si vogliono evitare truffe e raggiri non ci si può basare su fogli di carta autocompilati. 

Slitta l'assunzione dei navigator

Sul fronte "navigator" non va molto meglio. Anzi: un recente emendamento al decreto crescita ha fatto slittare di due mesi il termine per assumere il personale da destinare ai centri per l'impiego che aiuterà i beneficiari del reddito di cittadinanza nella ricerca di un lavoro. La scadenza del 30 giugno per la pubblicazione dei bandi di assunzione dei navigator verrà dunque probabilmente posticipata. 

Inps, mille posti in più per il reddito di cittadinanza

Nel frattempo, con un altro emendamento connesso al decreto crescita, le commissioni Bilancio e Finanze della Camera hanno stabilito che l’Inps potrà assumere 1.003 unità in più per gestire le pratiche relative al reddito di cittadinanza, "utilizzando le risorse già disponibili, pari a 50 milioni di euro stanziati con il Decretone, per incrementare l'organico". Insomma, il sussidio rischia di costare ancora di più alle casse dello Stato, ma le norme per aiutare i beneficiari a trovare un lavoro sono ancora ferme al palo. 

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