Reddito di cittadinanza, prende il sussidio e lavora in nero: ora sono guai (ma è una lotta impari)

Lavorava in un ristorante senza contratto ed era beneficiario del reddito di cittadinanza: il caso a Caorle, in provincia di Venezia. Aumentano i "furbetti": cosa rischiano

Reddito di cittadinanza e lotta ai furbetti: multe inasprite

I controlli in tutta Italia per stanare chi percepisce indebitamente il reddito di cittadinanza continuano a colpire nel segno. L'ultimo caso arriva da Caorle, in provincia di Venezia, dove i finanzieri hanno scoperto che un uomo lavorava in un ristorante senza alcun contratto ed era beneficiario del sussidio "anti povertà" voluto dal Movimento 5 stelle.

Ora dovrà dire addio alla cifra indebitamente intascata: è stato segnalato alle autorità competenti per la revoca immediata del sussidio. Il protagonista è un uomo sorpreso a lavorare in maniera irregolare all'interno di un ristorante di Caorle, insieme ad altri due colleghi anche loro senza alcun contratto. La Guardia di finanza ha sanzionato il titolare nell'ambito di una serie di verifiche che hanno interessato varie aziende.

Reddito di cittadinanza e lotta ai furbetti: multe inasprite

Secondo l'Ispettorato del Lavoro, da aprile ad agosto sono stati individuati 185 casi di "furbetti" del reddito di cittadinanza beccati a lavorare in nero nonostante fossero beneficiari del sussidio. Il sospetto però è che i casi possano essere in un numero infinitamente superiore: una lotta impari, a quanto pare, quella tra furbetti e forze dell'ordine. Per questo Ispettorato del Lavoro e Guardia di Finanza hanno deciso di correre ai ripari inasprendo le multe. La sanzione comminata ai datori di lavoro sarà infatti maggiorata del 20% non solo quando si impiegano in nero lavoratori extracomunitatori o minori, ma anche nei casi in cui il soggetto sia titolare del reddito di cittadinanza o abbia nel proprio nucleo familiare una persona beneficiaria del sussidio. Rischiano sanzioni fino a poco meno di 50mila euro.

Pene severe per i furbetti del reddito di cittadinanza

Per i furbetti del reddito di cittadinanza le pene sono severe: la legge prevede anche la reclusione da due a sei anni per chiunque presenti dichiarazioni false, oppure ometta informazioni dovute. È prevista, invece, la reclusione da uno a tre anni nei casi in cui si ometta la comunicazione all’ente erogatore delle variazioni di reddito o patrimonio, nonché di altre informazioni dovute e rilevanti ai fini della revoca o della riduzione del beneficio. In entrambi i casi, non solo è prevista la decadenza dal beneficio, ma chi ha frodato lo Stato dovrà restituire indietro quanto indebitamente percepito.

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