Reddito di cittadinanza, lavorano in nero col sussidio: addio soldi (e multa per l'azienda)

Lavorano in nero e prendono il reddito di cittadinanza: episodi in aumento e controlli serrati. In un caso, l'azienda ha evitato la sospensione dell'attività grazie alla regolarizzazione del lavoratore, ma dovrà pagare una multa salata

Prendono il reddito di cittadinanza e lavorano in nero: casi in aumento

Aumentano i casi dei "furbetti" del reddito di cittadinanza. Nelle ultime ore - a Napoli, La Spezia e Arezzo - sono stati scoperti diversi percettori del sussidio che lavoravano in nero. Avevano fatto domanda per avere i soldi, in alcuni casi avevano già percepito le rate mensili di aprile e maggio, ma nel frattempo svolgevano attività lavorativa non in regola. I controlli delle forze dell'ordine e degli ispettori del lavoro sono serrati: scattano multe, denunce e il sussidio viene bloccato.

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Il primo caso arriva da Arezzo ed è stato portato alla luce - come spiega in una nota l'Ispettorato nazionale del Lavoro - nel corso di un'attività ispettiva per il contrasto del lavoro sommerso nell'ambito dei pubblici esercizi. I dettagli della vicenda non sono stati ancora resi noti: quello che però appare chiaro è che sarebbe stata accertata l'occupazione in nero di un lavoratore presso un ristorante di Arezzo. A fare scalpore è che dagli esiti dell'accertamento "è risultato che il lavoratore aveva in precedenza presentato domanda per ottenere il reddito di cittadinanza, ottenendone peraltro l'accoglimento".

Prendono il reddito di cittadinanza e lavorano in nero: casi in aumento

Un fenomeno che pare diffuso e che è destinato a venire a galla, come dimostrato da episodi analoghi denunciati nei giorni scorsi. Anche a Boscoreale, in provincia di Napoli, un uomo è finito nei guai, scoperto dagli ispettori del lavoro: lavorava in nero ma contemporaneamente aveva percepito già le rate di aprile e maggio del reddito di cittadinanza. Nel corso di alcuni controlli, gli ispettori hanno trovato l'uomo a lavorare all'interno di una frutteria del posto. Percepiva una paga in nero ma contemporaneamente era già percettore della misura voluta dal governo per contrastare la povertà. La sua posizione è stata comunicata alla procura di Torre Annunziata che ora proseguirà le indagini. Secondo la norma, rischia fino a sei anni di reclusione.

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reddito di cittadinanza poste foto ansa-2

Non è finita, perché sempre nelle ultime ore - stavolta a La Spezia - è stato beccato un altro percettore di reddito di cittadinanza che lavorava in nero. Lo comunica l’ispettorato del lavoro locale che ha pizzicato la persona nel corso di un controllo avvenuto nella zona della riviera di Sarzana, secondo quanto riferisce Il Secolo XIX. Informata la sede provinciale dell'Inps, è stata bloccata l'erogazione del reddito di cittadinanza, mentre l'uomo è stato denunciato all'autorità giudiziaria. L'azienda ha evitato la sospensione dell’attività perché ha provveduto a regolarizzare il lavoratore: ora verrà sanzionata con una multa compresa tra 2160 euro e 12.960.

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Cosa rischiano i furbetti del reddito di cittadinanza

La legge prevede molti paletti. Le norme per i "furbetti" del reddito di cittadinanza sono molto severe, anche perché da più parti è stato fatto notare che dal momento che il lavoro sommerso è una piaga non indifferente soprattutto in alcune regioni del Sud, il rischio che il beneficio potesse finire nelle mani di chi aveva già uno stipendio (benché non dichiarato) era molto alto. Il governo è corso ai ripari, dunque. Nel testo della legge approvata in Parlamento (qui il Pdf integrale) viene specificato che chiunque "al fine di ottenere indebitamente il beneficio (...) rende o utilizza dichiarazioni o documenti falsi o attestanti cose non vere" oppure "omette informazioni dovute, è punito con la reclusione da due a sei anni". Inoltre, "l’omessa comunicazione delle variazioni del reddito o del patrimonio, anche se provenienti da attività irregolari, nonché di altre informazioni dovute e rilevanti ai fini della revoca o della riduzione del beneficio entro i termini (...) è punita con la reclusione da uno a tre anni".

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