Poco tempo e voglia di cucinare: sempre più italiani chiamano i rider

Sono sempre di più gli italiani che si servono del 'Food Delivery': secondo i dati Coldiretti nel 2018 sono stati 4,4 milioni gli italiani che almeno una volta al mese hanno ordinato cibo online. E c'è chi propone un credito d'imposta per i ristoranti

Foto di repertorio

L'Italia è rinomata in tutto il mondo per i suoi prodotti alimentari e per una cultura culinaria tra le più complete e ricercate. Ma con i nuovi stili di vita dettati da orari frenetici, lavoro e mille impegni, sembra si stia perdendo il tempo (e forse anche la voglia) di cucinare in casa il classico piatto di pasta asciutta che tanto piace a noi italiani. Un discorso che vale ovviamente per una fetta di popolazione, quella che si serve sempre più spesso delle consegne a domicilio, un mercato balzato sulle prime pagine di tutti i giornali per la questione dei rider, i fattorini su due ruote che si occupano proprio di portare a destinazione i pasti. 

Un mercato che 'corre', come testimoniano i dati diffusi dalla Coldiretti. Se nel 2017 erano poco più di 4 milioni gli italiani che si erano serviti almeno una volta al mese del 'Food Delivery', la quota è andata ad aumentare nel 2018, in cui circa l'8% degli individui adulti (pari a 4,4 milioni) ha usufruito di servizi on line di consegna del cibo a casa cotto o in forma di spesa. Chi sono i principali utilizzatori di questo sistema? Secondo i dati Ismea/Nielsen analizzati da Coldiretti, la fascia di consumo riguarda per lo più i giovani tra i 25 e i 34 anni.

Come conferma anche la maggiore associazione di rappresentanza e assistenza dell'agricoltura italiana, il cambio di abitudini e l'evoluzione delle nuove tecnologie sono i principali fattori che spingono sempre più italiani a servirsi delle consegne a domicilio: “La centralità assunta negli ultimi anni dal cibo sta cambiando velocemente  le abitudini alimentari degli italiani, anche per gli aspetti relativi al mangiare fuori casa, mentre la potenza del digitale moltiplica le nuove modalità di offerta e fruizione del cibo. Il risultato è il diffondersi delle società di food delivery che sono diventati una importante opzione per chi non ha voglia di cucinare o di uscire di casa, ma vuole comunque garantirsi piatti serviti in locali e ristoranti. Alcuni siti hanno una diffusione internazionale altri nazionale o locale, ma in generale la copertura è maggiormente garantita nelle grandi città mentre più ridotta è l'offerta nelle periferie dove il servizio è inferiore”.

“L'offerta - prosegue la Coldiretti - spazia dalle diverse versioni di pizza ai piatti etnici fino ai classici della tradizione alimentare italiana come la pasta consegnati in contenitori termici che garantiscono che il piatto si mantenga caldo. Il trasporto avviene principalmente in bicicletta ma anche con motorini per ovviare ai vincoli delle zone centrali a traffico limitato delle grandi città. I tempi di consegna sono solo in alcuni casi prefissati e non superano i sessanta minuti, ma è possibile stabilire una fascia oraria precisa mentre per quanto riguarda il pagamento è diffuso quello on line e non sempre è possibile quello in contanti”.

Quali sono i siti più gettonati

Sempre secondo Coldiretti, i players che si contendono il mercato nazionale sono diversi, ma i più gettonati al momento sono Just Eat, Foodora, Deliveroo, anche se in Italia stanno nascendo come funghi nuovi servizi 'locali', in grado di fare concorrenza ai 'big' del settore, cercando spazio nelle fette di mercato rimaste ancora scoperte.  “La possibilità di scelta – conclude Coldiretti - è normalmente molto ampia anche se varia a seconda del luogo di consegna con maggiori difficoltà per le zone più isolate. Sui costi è in atto una competizione tra i diversi ''players'' con offerte gratuite di trasporto, promozioni e ribassi. Una guerra commerciale che - conclude la Coldiretti - rischia di ripercuotersi sull'intera filiera, dalla gestione del personale ai conti dei ristoratori fino ai loro fornitori dei prodotti agricoli e alimentari”.

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Usb: “Tavolo sui rider con molte incognite”

Ma mentre il mercato cresce a vista d'occhio, al ministero del Lavoro si apre il tavolo convocato per affrontare la situazione dei rider. Un tavolo con “molte incognite” come confermato dall'Usb (Unione Sindacale di Base) in un comunicato ufficiale: “Oltre alle aziende e ai collettivi dei lavoratori che fino ad oggi hanno animato la protesta, ci saranno anche Cgil, Cisl e Uil, pur non avendo un solo iscritto tra i lavoratori del settore. Un film- afferma l'Usb - già visto troppe volte di organizzazioni che si arrogano il diritto di rappresentare lavoratori con i quali non hanno alcun rapporto e dai quali non hanno avuto alcuna delega a negoziare per loro”.

Per i "rider" nessun obbligo di lavorare: la sentenza

"In ballo – continua la nota dell'Usb - c'è l'inquadramento dei fattorini. Alcune aziende hanno già fatto sapere di una loro disponibilità (sic!) a stipulare contratti di co.co.co., magari utilizzando quell'articolo di un regolamento attuativo del jobs act (D.Lgs 15 giugno 2015, numero 81, articolo 2) dove si rimanda proprio alla contrattazione collettiva la possibilità di derogare al contratto di lavoro subordinato 'in ragione delle particolari esigenze produttive ed organizzative del relativo settore'".

“Cgil, Cisl e Uil finora hanno sostenuto di voler utilizzare il ccnl della logistica, in via di rinnovo, per inquadrare i fattorini, e quindi di rifiutare ogni altra soluzione che non parta dal riconoscimento del carattere subordinato di questa attività. Ma il cammino è pieno di incognite, considerando per esempio che il governatore del Lazio Zingaretti, che aveva voluto dare l'impressione di ergersi a paladino dei rider con una legge regionale scritta per loro, si è poi affrettato a specificare che il provvedimento non mirava a riconoscere il carattere subordinato della loro condizione”.

Secondo i sindacalisti, l'idea di non formulare un contratto specifico per la categoria potrebbe essere  il modo per evitare condizioni peggiori ai lavoratori: “Anche la scelta di non procedere ad un contratto specifico, circoscritto a questo settore, è in linea di principio la scelta giusta, poiché dare a questi lavoratori un inquadramento separato aprirebbe le porte a contratti con livelli di tutela ancora più bassi e forme di flessibilità ancora più esasperate”.

Moovenda pronta ad assumere i rider licenziati: perché non è soltanto una provocazione

"Lo Slang Usb sta seguendo con particolare attenzione l'evolversi di questa vertenza. Attorno alla vicenda dei fattorini sono infatti in gioco non solo le sorti di alcune migliaia di lavoratori, impropriamente e ipocritamente definiti digitali, ma anche i diritti di una intera galassia di nuovi lavori e ''lavoretti'' non normata e fortemente decontrattualizzata. Il nuovo governo ha al suo interno una componente, quella grillina, che ha voluto rappresentarsi nel tempo come capace di interpretare le nuove caratteristiche del mondo del lavoro. Per il ministro Di Maio è una grande sfida: piegarsi alle esigenze delle multinazionali o riconoscere al lavoro la sua dignità? L'annuncio di voler ripristinare i voucher in agricoltura, purtroppo, non fa ben sperare", conclude la sigla sindacale.

“Un credito di imposta per i ristoranti”

In questa situazione ancora incerta e dalle molteplici evoluzioni, la catena milanese di i cucina giapponese a domicilio 'This is not a sushi bar', ha scritto una lettera a Luigi Di Maio, proponendo un credito d'imposta ai ristoranti, così da incentivare l'assunzione di rider, ovviamente con potenziali vantaggi sia per i datori di lavoro che per i dipendenti. 

“Il terzo grande attore, finora non coinvolto nelle trattative, è rappresentato proprio dai ristoratori – scrive Matteo Pittarello, presidente di This is not a sushi bar- che potrebbero delinearsi come la soluzione ai problemi che verranno analizzati e affrontati oggi al Mise. La nostra proposta prende le mosse dalla consapevolezza che i ristoratori italiani, circa 330.000 a fronte di poche decine di piattaforme di delivery, hanno la possibilità, e spesso l'interesse, di assumere personale qualificato per le consegne per migliorare il proprio servizio”.

Di Maio: "Al avoro per arrivare ad un contratto collettivo nazionale"

Terminato l'incontro al Mise, il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, ha illustrato le novità sui rider: "Parte una concertazione ad oltranza per arrivare ad un contratto collettivo nazionale per i rider". Un nuovo incontro verrà convocato in settimana  con tutti i partecipanti: il governo, organizzazioni sindacali, comitati rider, piattaforme. "Dal tavolo è emersa la volontà di arrivare insieme alla stesura di un contratto collettivo", sottolinea Di Maio: "sarebbe il primo contratto collettivo in Europa" che riguarderebbe questo settore. Per tutelare questi lavoratori, sottolinea Di Maio, "ho due strade: la prima è una norma nel decreto Dignità e ci sono 60 giorni per farla. Nell'ambito della conversione di questo decreto posso inserire una norma sulla materia del lavoro che disciplina le tutele minime per coloro che nell'ambito del food delivering lavorano per una piattaforma digitale. L'altra strada - spiega il ministro- è quella secondo me più avvincente e che può raggiungere un obiettivo che mette insieme tutti è quello della concertazione". E dal tavolo di oggi, infatti, aggiunge il vicepremier, "è emersa la volontà di lavorare ad un contratto collettivo nazionale per i rider". A quale forma di contratto si appoggerà, rileva, "lo vedremo".

La grande sfida "è quella di affrontare il tema del lavoro 4.0 partendo dai rider e poi arrivando a tutti gli altri tipi di lavoro". Su questo tema, aggiunge, "ho ricevuto anche la disponibilità del ministro del Lavoro francese e c'è la volontà di proseguire insieme su questi tavoli, uno italiano e uno francese per dare tutele a questi ragazzi". Questo è stato, spiega un "primo tavolo di confronto" sul tema dei rider "che è il simbolo di una generazione abbandonata. E' un problema culturale e dobbiamo abituarci sul fatto che i lavoratori abbiano tutele minime". Come Stato "tocca a noi stabilire che cosa è il lavoro legale e che cosa non lo è. E' questo passa attraverso un dialogo, una concertazione ad oltranza. Riconvocheremo il tavolo questa settimana per continuare la concertazione". Per Di Maio il punto di caduta "è un compenso minimo orario, un tipo di tutela Inail e Inps che sia soddisfacente, il diritto a non dipendere da un algoritmo, questa prestazione reputazionale va eliminata, un contratto che preveda chiari dettagli nel rapporto contrattuale".

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