Processo Foodora, mezza vittoria dei rider: "Ok a ferie e tredicesima"

La Corte d'Appello di Torino ha ribaltato la sentenza di primo grado accogliendo in parte le richieste dei cinque fattorini, allontanati dall'azienda di food delivery dopo le proteste per la paga oraria

Foto di repertorio

Vittoria (a metà) per i rider. I giudici della Corte d'Appello di Torino hanno ribaltato la sentenza di primo grado sul caso Foodora accogliendo, anche se soltanto in parte, le richieste avanzate da cinque ex fattorini che erano stati allontanati dalla società di food delivery per aver protestato contro la paga oraria. I cinque rider chiedevano il reintegro, l’assunzione, il risarcimento e i contribuiti previdenziali non goduti a causa del licenziamento.

Nella sentenza di oggi, venerdì 11 gennaio, la Corte ha riconosciuto ai rider “il diritto degli appellanti a vedersi corrispondere quanto maturato in relazione all’attività lavorativa da loro effettivamente prestata in favore di Foodora sulla base della retribuzione diretta, indiretta e differita stabilita per i dipendenti del quinto livello del contratto collettivo logistica-trasporto merci dedotto quanto percepito”. In parole povere viene concesso ai rider di ottenere tutti i benefici dei lavoratori dipendenti, come ad esempio le ferie o la tredicesima mensilità.

Foodora è stata obbligata giudici a riconoscere ai cinque rider un terzo delle spese di lite, che tra primo e secondo grado ammontano in totale a poco meno di 30mila euro. Niente da fare invece per la richiesta di riconoscere la sussistenza del licenziamento discriminatorio. Nella sostanza alle somme che sono già state percepite dai lavoratori, bisognerà aggiungere la differenza fino ad arrivare alla retribuzione prevista dal contratto. Alla lettura della sentenza in aula i rider presenti hanno esultato.

Rider, spunta il "contratto" collettivo: tutele minime per legge

Niente reintegro quindi, ma si tratta ugualmente di una sentenza significativa per un settore che negli ultimi mesi è stato spesso sulle prime pagine dei giornali, proprio per le controversie tra aziende e fattorini. Un segnale importante come confermato anche dalle parole dell'avvocato Giulia Druetta: “Non possiamo non dirci soddisfatti, la sentenza dimostra che non eravamo dei pazzi quando affermavamo che queste persone avevano dei diritti. E' una prima risposta a questa giungla di aziende che tentano di eludere le leggi per pagare una miseria i lavoratori, trattandoli come schiavi”.

“La sentenza di oggi - ha commentato Sergio Bonetto, uno dei legali dei ricorrenti - sancisce la fine del fatto che persone che lavorano possono essere pagate niente o quasi. Il resto si vedrà”. “Questa sentenza - ha aggiunto un altro legale, Giulia Druetta - sta dicendo a queste finte nuove aziende che di nuovo non hanno nulla che non possono pagare una miseria i lavoratori che vanno invece retribuiti secondo quanto prevede il contratto collettivo. Sul resto delle questioni, privacy, sicurezza e licenziamenti, aspettiamo di leggere le motivazioni della sentenza per decidere se andare avanti oppure no”.

“Siamo molto contenti - ha commentato uno dei ricorrenti - questa sentenza, al di là dell'aspetto giuridico, apre spazi di discussione su una questione che riguarda molti lavoratori . Noi siamo solo 5 ma ci abbiamo messo messo la faccia e il risultato è importante perché dietro di noi c'è un esercito di persone che lavora in condizioni inaccettabili”.

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