Salario minimo? No, grazie. Perché le piccole imprese bocciano la proposta M5s

Come sono composti i salari di oggi e perché ci sarebbe il pericolo dell'aumento dei lavoratori in nero: tutte le critiche (spiegate) alla proposta del ministro Luigi Di Maio

Il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, insieme ai parlamentari del M5s durante il flash mob per il "Restitution Day" del M5s in piazza del Parlamento, Roma, 06 febbraio 2019. ANSA/ANGELO CARCONI

Salario minimo orario a 9 euro lordi per legge? No, grazie. "Già oggi nei principali contratti nazionali di lavoro dell'artigianato, che presentano i livelli retributivi tra i più bassi fra tutti i settori economici presenti nel Paese, le soglie minime orarie lorde complessive sono comunque superiori alla proposta di legge del Movimento 5 Stelle". E' quanto sostiene l'Ufficio studi della Cgia - l'associazione artigiani e piccole imprese di Mestre - nel far presente come "la materia contrattuale sia molto complessa ed è estremamente riduttivo analizzarne solo ed esclusivamente la retribuzione oraria lorda".

"Già oggi il salario minimo dei lavoratori è superiore a 9 euro lordi l'ora"

"Quando le parti sociali rinnovano un contratto di lavoro - segnala il coordinatore dell'Ufficio studi Paolo Zabeo - nello stabilire gli aspetti strettamente retributivi si tengono in considerazione anche gli altri istituti che non hanno un impatto diretto sulla busta paga, ma sono altrettanto importanti, poiché vanno a comporre il cosiddetto salario differito. Ci riferiamo alle festività, ai permessi, alle malattie, alla maternità, alla formazione. Se, inoltre, teniamo conto anche degli straordinari, del Tfr, della tredicesima/quattordicesima mensilità e, ove esistono, del welfare aziendale e dei contratti integrativi territoriali, già oggi il salario minimo orario dei lavoratori interessati dai contratti collettivi nazionali è nettamente superiore ai 9 euro lordi chiesti dai 5 stelle".

Salario minimo, come funziona e quanto costerebbe per le imprese 

Nonostante ciò, sostiene la Cgia, "se la proposta sostenuta dal ministro Di Maio diventasse legge, l'aggravio di costo in capo alle imprese artigiane sarebbe di almeno 1,5 miliardi di euro all'anno. Una penalizzazione che colpirebbe un settore che assieme alle piccole imprese e al mondo delle partite Iva, è attualmente l'unico in grado di creare nuovi posti di lavoro".

L'effetto trascinamento del salario minimo per legge

"Tale costo aggiuntivo - afferma il segretario della Cgia Renato Mason - è comunque sottostimato in quanto non tiene conto dell'effetto trascinamento che l'introduzione del salario minimo per legge avrebbe nei confronti dei livelli retributivi che oggi si trovano sopra i 9 euro lordi. Appare evidente che, se si ritocca all'insù la retribuzione per i livelli più bassi, la medesima operazione dovrà essere effettuata anche per gli inquadramenti immediatamente superiori. Diversamente, molti lavoratori si vedrebbero ridurre o addirittura azzerare il differenziale salariale con i colleghi assunti con livelli inferiori, pur essendo chiamati a svolgere mansioni superiori a questi ultimi", aggiunge Mason.

Il pericolo dell'aumento dei lavoratori in nero

Oltre a ciò, l'Ufficio studi della Cgia segnala che "l'introduzione del salario minimo per legge avrebbe delle conseguenze molto negative per le aziende artigiane ubicate nelle aree economiche più arretrate del Paese che, per ragioni storiche e culturali, non applicano compiutamente i contratti nazionali. Probabilmente, l'aumento dei costi salariali in capo alle aziende spingerebbe molte realtà produttive a licenziare i beneficiari di questo provvedimento di legge, facendo così aumentare l'esercito dei lavoratori in nero".

Stipendi dei lavoratori, il nodo del cuneo fiscale

In alternativa alla proposta dei 5 Stelle - conclude l'analisi dell'associazione - quale soluzione si potrebbe avanzare per rendere le buste paga degli impiegati e degli operai più pesanti? "Su questo non abbiamo alcun dubbio: è necessario ridurre il cuneo fiscale (la differenza tra quanto un dipendente costa all’azienda e quanto lo stesso dipendente incassa, netto, in busta paga, ndr), in particolar modo la componente fiscale in capo ai lavoratori dipendenti. Una proposta molto semplice e auspicata anche da molti esponenti di Governo. Tuttavia, pare difficilmente praticabile: quando a dover 'pagare il conto' è chiamato il fisco, nel nostro Paese è estremamente difficile passare dalle parole ai fatti".

cuneo fiscale ansa-2

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