L'ultimatum di Salvini: 10 miliardi per tagliare le tasse "o saluto tutti e me ne vado"

A colloquio con il 'Corriere della Sera' il vicepremier si dice convinto che con una nuova manovra in deficit "si rianima l’economia e i soldi ritornano". Ma sul negoziato per evitare la procedura di infrazione il premier Conte è pessimista: "Situazione difficile"

Matteo Salvini ANSA

"Dal viaggio negli Stati Uniti ho portato una convinzione fortissima: all’Italia serve una riforma fiscale coraggiosa. E quindi, il mio dovere è farla". Per cui, "se non me la dovessero far fare, io saluto e me ne vado". In un colloquio con il 'Corriere della Sera' il vicepremier Matteo Salvini minaccia soluzioni drastiche. L’obiettivo è tagliare l’Irpef, anche a costo di fare altro debito. La linea della Lega dunque è sempre la stessa: l’unico modo per rimettere in moto l’economia è quello di sforare i vincoli sul rapporto deficit/pil. E pazienza se nell’anno in corso la ricetta del governo gialloverde non abbia funzionato e la crescita prevista per il 2019 sia appena dello 0,3%.

Riforma fiscale: ora Salvini "si accontenta" di 10 miliardi

"Con il taglio delle tasse - dice il ministro - si rianima l’economia e i soldi ritornano". Rispetto a quanto aveva predicato nelle scorse settimane, Salvini però sembra ridimensionare le sue mire, consapevole di non poter tirare più di tanto la corda: per la riforma fiscale basterebbero dieci miliardi, e non più i 30 di cui si parlava. "Il problema - spiega Salvini - è che non esiste un taglio delle tasse serio che possa richiedere meno di dieci miliardi". 

Procedura di infrazione, Conte ammette: "Situazione difficile"

Ma sul negoziato con l’Ue il presidente il presidente del consiglio Conte fa trasparire un certo pessimismo. Evitare la procedura per deficit eccessivo "è molto difficile” spiega il premier rientrato intorno alle due e mezza del mattino in hotel a Bruxelles, "ma faremo tutti gli sforzi possibili". Per Conte "dobbiamo lavorare sull'assestamento, perché è ingiusto che ci venga richiesto altro. E' ingiusto".  

La partita tra l'Italia e la Commissione Ue

Prima dei vertici con gli omologhi europei la partita sembrava più aperta: solo una volta arrivato, Conte si è reso conto di quanto i margini di trattativa per evitare la procedura siano davvero risicati. Con l'esecutivo Ue "i rapporti sono sempre buoni, ma abbiamo una Commissione che sta andando via. E' una situazione un po' difficile: non è detto che giochi necessariamente a nostro favore".

"E' una situazione un po' singolare, un po' strana - aggiunge il premier - ci sono commissari che stanno andando via. In una logica fisiologica si entra in un periodo bianco, in cui si fa l'ordinaria amministrazione. C'è un certo fair play, per cui non assumi determinazioni che siano di una portata rilevante o addirittura straordinaria: e una procedura non è ordinaria amministrazione. Purtroppo c'è un clima per cui questo fair play non viene compreso", conclude.

Procedura di infrazione

Ma cosa rischierebbe l'Italia se la procedura di infrazione dovesse diventare realtà? Nell'ipotesi peggiore il nostro Paese potrebbe essere sanzionato con una multa dello 0,2 per cento del Pil, maggiorato di una quota variabile fino allo 0,5 per cento del Pil, oltre alla sospensione dei pagamenti o degli impegni relativi ai fondi strutturali Ue. 

Procedura di infrazione, di chi è la colpa: il debito pubblico spiegato bene

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