Sanità pubblica a "brandelli": in 10 anni tagliati 28 miliardi di euro

Impietosa la fotografia del Servizio sanitario nazionale che emerge dall'ultimo rapporto della Fondazione Gimbe: ''Nessuna luce in fondo al tunnel''

Foto di repertorio

Nel decennio tra il 2010 e il 2019 il Servizio sanitario nazionale ha 'perso' 37 miliardi di euro, mentre l'incremento del fabbisogno sanitario nazionale è cresciuto di quasi 9 miliardi, con una differenza negativa di 28 miliardi. La sottrazione dei fondi alla Sanità Pubblica fatto registrare nello stesso periodo una media annua di crescita dello 0,9%, insufficiente anche solo a pareggiare l'inflazione (+1,07%). A fare il quadro dei tagli in sanità è il IV Rapporto della Fondazione Gimbe sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, presentato oggi in Senato alla presenza del ministro della Salute Giulia Grillo.

"Nessuna luce in fondo al tunnel - ha commentato il presidente Nino Cartabellotta - visto che il Def 2019 riduce il rapporto spesa sanitaria/Pil dal 6,6% nel 2019-2020 al 6,5% nel 2021 e al 6,4% nel 2022, mentre l'aumento di 8,5 mld in tre anni previsto dalla Legge di Bilancio 2019 è subordinato alle ardite previsioni di crescita e alla stipula, tutta in salita, del patto per la salute".

Sanità Pubblica: nel 2017 spesi 204 milioni di euro

Secondo le analisi effettuate, la spesa per la salute in Italia 2017 ammonta complessivamente a 204.034 milioni di euro. In particolare, per la spesa sanitaria: 154.920 milioni di euro di cui 113.131 milioni di spesa sanitaria pubblica e 41.789 milioni di spesa sanitaria privata. Di questa 35.989 milioni a carico delle famiglie e 5.800 milioni intermediati da fondi sanitari/polizze collettive (3.912 milioni), polizze individuali (711 milioni) e da altri enti (1.177 milioni). E poi, per la spesa sociale di interesse sanitario: 41.888,5 milioni di cui 32.779,5 milioni di spesa pubblica, in larga misura relative alle provvidenze in denaro erogate dall'Inps, e 9.109 milioni stimati di spesa delle famiglie. E infine, per la spesa fiscale: 7.225,5 milioni per deduzioni e detrazioni di imposta dal reddito delle persone fisiche per spese sanitarie (3.864,3 milioni) e 3.361,2 milioni per contributi versati a fondi sanitari integrativi, cifra ampiamente sottostimata per l'indisponibilità dei dati relativi al welfare aziendale e alle agevolazioni fiscali a favore delle imprese).

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Il Rapporto aggiorna anche le stime sull'impatto degli sprechi sulla spesa sanitaria pubblica 2017: 21,49 miliardi erosi da sovra-utilizzo di servizi e prestazioni sanitarie inefficaci o inappropriate (6,48 mld), frodi e abusi (4,75 mld), acquisti a costi eccessivi (2,16 mld), sotto-utilizzo di servizi e prestazioni efficaci e appropriate (3,24 mld), inefficienze amministrative (2,37 mld) e inadeguato coordinamento dell'assistenza (€ 2,59 mld). Ruolo e potenzialita' dei fondi sanitari integrativi sono "compromessi da una normativa frammentata e incompleta- si legge nel Rapporto- che da un lato ha permesso loro di diventare prevalentemente sostitutivi, con la garanzia di cospicue agevolazioni fiscali, dall'altro consente all'intermediazione assicurativa di gestire i fondi invadendo il mercato della salute con 'pacchetti' di prestazioni superflue che alimentano il consumismo sanitario e possono danneggiare la salute".

Sanità a pezzi: le principali cause

Due 'fattori ambientali', infine, peggiorano ulteriormente lo stato di salute del Ssn: la "non sempre leale collaborazione tra Governo e Regioni, oggi ulteriormente perturbata dalle istanze di regionalismo differenziato- si legge ancora nel Rapporto-e le irrealistiche aspettative di cittadini e pazienti che da un lato condizionano la domanda di servizi e prestazioni, anche se inutili, dall'altro non accennano a cambiare stili di vita inadeguati che aumentano il rischio di numerose malattie". Con questa diagnosi, la prognosi per il Ssn al 2025 non può che essere infausta: secondo le stime del Rapporto Gimbe, per riallineare il Ssn a standard degli altri Paesi europei e offrire ai cittadini italiani un servizio sanitario di qualità, equo e universalistico "sarà necessaria nel 2025 una spesa sanitaria di 230 miliardi", conclude il Rapporto.

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