Sharing economy, l'Italia discute la legge sull'economia della condivisione

L'obbligo, per gli operatori, di iscriversi ad un registro e di munirsi di un 'documento di politica aziendale', l'Agcom come garante dei consumatori e linee guida anche in materia fiscale, alcuni dei 'paletti' contenuti nel testo che potrebbe regolamentare il settore

L'Italia prova, per prima in Europa, a regolamentare l'economia della condivisione. Le Commissioni Attività produttive e Trasporti della Camera, dallo scorso 3 maggio, stanno discutendo una proposta di legge bipartisan sulla Sharing economy, che se venisse approvata andrebbe ad interessare realtà imprenditoriali molto diverse, da Airbnb a BlablaCar. Il testo, la cui prima firmataria è Veronica Tentori (Pd), fino al 31 maggio sarà online e può dunque essere consultato e commentato sulla piattaforma “Making Speeches Talk” di Open Evidence. Dopo si aprirà un ciclo di audizioni e successivamente ci sarà una veloce fase emendativa al termine della quale, verso l'autunno, il testo dovrebbe arrivare in Parlamento.

COSA PREVEDE LA LEGGE. Il testo definisce l'economia della condivisione dentro certi paletti: è quella "generata dall’allocazione ottimizzata e condivisa delle risorse di spazio, tempo, beni e servizi tramite piattaforme digitali. I gestori di tali piattaforme agiscono da abilitatori mettendo in contatto gli utenti e possono offrire servizi di valore aggiunto. I beni che generano valore per la piattaforma appartengono agli utenti. Tra gestori e utenti non sussiste alcun rapporto di lavoro subordinato. Sono escluse le piattaforme che operano intermediazione in favore di operatori professionali iscritti al registro delle imprese".

In dodici articoli cerca di discipinare un 'settore' molto variegato stabilendo delle regole generali che si applicano a tutti i siti e le applicazioni per smartphone di attività che rientrano dentro la definizione sopra citata di sharing economy: debbano iscriversi ad un registro degli operatori; per far questo devono rispettare delle regole come l'obbligario di munirsi di un "documento di politica aziendale", una sorta di statuto dove vengono messe nero su bianco le condizioni contrattuali così come garantire la possibilità dei pagamenti elettronici. La proposta di legge chiama, inoltre, in causa l'Agcom per sorvegliare quanto fatto dagli operatori al fine di tutelare sia consumatori che lavoratori. "Al fine di tutelare gli utenti fruitori o i terzi - si legge nel testo - l’Agcom può (per esempio) prevedere l’obbligo per i gestori di fornire o di richiedere agli utenti operatori la stipula di polizze assicurative per la copertura dei rischi tipici derivanti dalle attività di economia della condivisione". Il testo interviene anche in materia fiscale: "Il reddito percepito dagli utenti operatori mediante la piattaforma digitale è denominato 'reddito da attività di economia della condivisione non professionale' ed è indicato in un’apposita sezione della dichiarazione dei redditi. Ai redditi fino a 10mila euro prodotti mediante le piattaforme digitali si applica un’imposta pari al 10 per cento. I redditi superiori a 10mila euro sono cumulati con i redditi da lavoro dipendente o da lavoro autonomo e a essi si applica l’aliquota corrispondente".

La proposta di legge potrebbe interessare anche la Pubblica amministrazione: “Abbiamo lasciato la norma aperta proprio per aver lo spazio di ascoltare gli enti locali e trovare con loro lo strumento adatto, snello, flessibile e veloce che potesse non creare intoppi burocratici e rendere i comuni il più liberi possibile di condividere beni e servizi, a beneficio dei cittadini ma anche dei pubblici dipendenti” la posizione dei parlamentari intervenuti durante il Forum Pa, oggi a Roma, Veronica Tentori e Ivan Catalano.

“La sharing economy – ha concluso Veronica Tentori durante il suo intervento al Forum Pa, oggi a Roma – è soprattutto legata all’innovazione sociale, prima ancora che tecnologica. Per la Pubblica amministrazione questo significa rapportarsi non solo con gli operatori tecnologici ma con le esperienze già molto attive sui territori, che possono attraverso governance collaborativa lavorare con la PA sui servizi al momento insufficienti”.

I NUMERI DELLA SHARING ECONOMY ITALIANA. L’Italia è tra i Paesi che fanno meglio in questo settore: secondo i dati dall’Università Niccolò Cusani, la Penisola è sul podio, al terzo posto, preceduta da Turchia e Spagna. Sono gli under 44 ad utilizzare di più questi servizi, hanno un alto profilo di istruzione e per lo più provengono dal Nord Est. Inoltre, la sharing economy nostrana è un trend in crescita: secondo le previsioni nel 2025 il fatturato raggiungerà un valore pari a 300 miliardi di euro.

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