Quali sono gli effetti dello spread a 300

Il solo annuncio delle scelte economiche che saranno presentate dal governo nella prossima manovra ha provocato un aumento della previsione di spesa per interessi per circa 9 miliardi, quanto la spesa prevista per il reddito di cittadinanza

Non solo flat tax, superamento della legge Fornero e reddito di cittadinanza, sul fronte delle uscite la manovra per il 2019 dovrà fare i conti con una spesa per interessi sul debito pubblico che torna a crescere interrompendo un percorso di progressivo calo che dura da sei anni.

L'aumento dei tassi d'interesse sui Btp e l'allargamento dello spread hanno un impatto immediato sulla spesa con un effetto anticiclico sui conti pubblici: negli ultimi sei anni infatti è stato questo capitolo di spesa a generare il progressivo miglioramento del livello del rapporto deficit. Nel 2012 l'Italia ha sostenuto 83 miliardi di spesa per interessi sul debito e nel Def firmato dal precedente governo l'indicazione era per il 2018 un nuovo calo a 63 miliardi.

Lo spread in tempo reale

Da maggio tuttavia le fibrillazioni sui mercati hanno alimentato la tensione sullo spread tra Btp e Bund che si è rapidamente ampliato in area 200 punti. Nei mesi scorsi l'Ufficio parlamentare di bilancio ha prodotto una analisi delineando diversi scenari sulle esigenze di rifinanziamento del debito pubblico e una previsione della spesa per interessi.

Il primo scenario prevede uno shock sullo spread di 100 punti base su tutta la curva dei rendimenti a partire da gennaio scorso e fino al 2020. Già nel 2018 la spesa per interessi aumenterebbe di 1,8 miliardi, 4,5 miliardi l'anno prossimo e 6,6 miliardi nel 2020. Lo shock di 100 punti si è materializzato a fine maggio e quindi il maggior onere per l'anno in corso sarà inferiore. Ma un balzo dello spread di 100 punti dopo il varo dell'aggiornamento del Def sembra ottimistico.

Se lo spread arriva a 300...

Sempre l'analisi dell'Upb indicava che uno shock da 200 punti base (dunque in area 300 punti) comporterebbe un impatto doppio.
Quindi per il 2019 la spesa per interessi aumenterebbe di circa 9 miliardi (quasi un reddito di cittadinanza) per superare i 13 miliardi nel 2020.

C'è anche un terzo scenario che si basa sull'incremento differenziato della curva dei tassi a breve e a lungo termine, applicando lo spread registrato nella prima fase della crisi del debito del 2011. In questo scenario la spesa per interessi aumenterebbe già di 3 miliardi quest'anno, 7,7 miliardi l'anno prossimo e oltre 10 miliardi nel 2020.

La spesa per interessi tuttavia è influenzata non solo dai tassi ma anche dal livello di fabbisogno. L'analisi dell'Upb ipotizza un aumento del fabbisogno pari all'1% del pil nel 2018-2020, dunque più contenuto rispetto all'asticella fissata dal governo per il deficit.

La simulazione ipotizza un flusso di maggiori emissioni tale che lo stock dei titoli di stato a fine 2018 risulti maggiore di circa 17 miliardi rispetto allo scenario base (380 miliardi di euro l'ammontare delle emissioni per il 2019 e il 2020). Il risultato sarebbe un aumento della spesa per interessi di 140 milioni quest'anno, 560 milioni l'anno prossimo e 1,2 miliardi nel 2020.

Spread a 300 gli effetti sui mutui e sugli investimenti

L'impennata dello spread potrebbe avere effetti rilevanti sui mutui e sui prestiti e in generale sul flusso del credito verso famiglie e imprese. Per chi detiene un mutuo a tasso fisso i movimenti dello spread non hanno alcun effetto. La sua rata rimarrà la stessa fino alla scadenza. Ciò in quanto i mutui a tasso fisso sono calcolati sul tasso interbancario Irs solo al momnento della stipula per l'erogazione del mutuo.

Per i mutui a tasso variabile nell'immediato non ci saranno riflessi. Questa tipologia di mutui è calcolata sulla base del tasso interbancario Euribor (fermo da un paio di anni) e da una maggiorazione decisa dalla banca. In questo tipo di mutuo varia solo la componente Euribor mentre lo spread stabilito dalla banca è fisso. Oggi sul mercato le banche chiedono in media una maggiorazione di 1,60% sull'Euribor con punte fino al 3% e livelli minimi dello 0,70%. Finora la crisi italiana non si è riflessa sull'Euribor ma se dovesse scattare un effetto contagio verso altri paesi euro quel tasso di riferimento uscirà dal torpore (nel 2011 aveva superato il 5%, oggi quello a sei mesi è intorno allo zero).

Che cosa può fare l'Europa per fermare i piani del governo italiano

Discorso diverso per i nuovi mutui. Il commerciante (la banca) compra il prodotto (il denaro) ad un prezzo (tasso di scambio interbancario) e lo rivende alla sua clientela ricaricato di un margine di guadagno (spread). Se la banca vede salire il costo di acquisto del denaro farà salire il margine chiesto al cliente.

Le banche italiane detengono circa 300 miliardi di euro di titoli di Stato. Un deprezzamento del valore peserebbe sui bilanci e sul profilo patrimoniale spingendo le banche a politiche più restrittive nell'erogare prestiti e mutui e quindi chiedendo interessi più elevati.

Spread, l'effetto sulle aziende

L'allargamento dello spread si riflette anche sull'economia reale se il divario è destinato a essere consistente e per un lungo periodo. Le aziende che ricorrono ai mercati per raccogliere finanziamenti, emettono obbligazioni (come un titolo di Stato per caratteristiche) per le quali dovrebbero riconoscere premi più elevati ai sottoscrittori con conseguente aumento dei costi. Ma lo spread elevato renderà più costosi anche i prestiti bancari per le imprese italiane

Lo spread spiegato semplice

Lo spread è il divario tra i rendimenti di due titoli con carrateristiche simili. Il principale riferimento è la differenza tra i tassi di interesse tra i titoli di Stato di Italia e Germania sulla scadenza a 10 anni. Tale differenza oggi è arrivata a 300 punti ed il risultato del rendimento del Btp al 3,11% con quello del Bund allo 0,28%.

Come abbiamo visto il drastico ampliamento dello spread ha conseguenze che non si limitano al rendimento dei titoli di Stato ma si propagano su tutte le attività finanziarie ed economiche.

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Commenti (12)

  • Il mutuo a tasso variabile salirà, i tuoi 50 euro che già valgono una minchia varranno ancora meno. Le banche non si chiederanno più prestiti tra di loro perché il denaro costerà troppo. Qualcosa hai capito? Se vuoi continuo

    • No, continua perchè ci stiamo confondendo ancora di pù. Punto primo, si parlava del costo PER LO STATO, non per le banche. Punto secondo, il "costo del denaro" per le banche è quello dei prestiti a breve termine, per intenderci gli interessi che ti danno sul conto corrente. I tassi che chiedono per i mutui sono quelli che loro incassano. Pertanto, al crescere di questi si accompagna un aumento delle concessioni, non una riduzione. La banca guadagna sulla diffeenza tra i tassi a breve termine e quelli a medio termine; pertanto, se si incrementano i tassi a medio termine e la banca non eroga prestiti si dà la zappa sui piedi. I 50 euro valgono sempre e comunque 50 euro; e l'esistenza del famigerato rapporto deficit/PIL è finalizzato a garantire proprio questo. Così non fosse, ti faresti versare lo stipendio presso una banca di un Paese UE dove i "tuoi 50 euro vlgono più di una minchia" e saresti milionario. Ma, ripeto, questi sono altri problemi; io parlavo del debito dello Stato. Mi spieghi questa magia per cui lo Stato paga l'1% di interessi ma nel contemo si indebita del 3%?

  • Questa è una fine prevista anni fa. Bravi a coloro che hanno spinto verso la moneta unica e la globalizzazione dei mercati.

  • Rimborserà sempre il BOT al valore sottoscritto dell’ 1% ma il costo per lo stato sarà del 3%.

    • Per quale motivo dovrebbe essere del 3%?!? Se rimborsa l'1% come fa a costare il 3%?!?

  • Gentile Redazione, potreste spiegare nei dettagli, per favore, come l'allargamento dello spread avrebbe 

    un impatto immediato sulla spesa con effetto anticiclico sui conti pubblici

    perchè, davvero, non riesco a capirlo. Dovete perdonarmi, io non sono molto intelligente. A quanto ne sappia io, l'influenza che il valore dei titoli di Stato ha "sui conti pubblici" è stabilito esclusivamente sul mercato primario, cioè quando vanno in asta, stipulando, alla fine dell'asta quello che è null'altro che un contratto, con il quale lo Stato si impegna a pagare, alla scadenza dei titoli, il valore di acquisto più l'interesse pattuito al momento dell'acquisto. Cioè, se vengono venduti BOT a tre anni all'1% annuo, dopo tre anni lo Stato rimborserà tl valore di acquisto più il 3%; e questo a prescindere dal valore dello "spread" o di qualsiasi altra variabile. Lo "spread" riguarda il mercato secondario, cioè la compravendita dei titoli successiva al mercato primario e prima della scadenza; ma qualunque cosa accada. il debito dello Stato resta quello stabilto sul mercato primario. Sareste così gentile da spiegare come possa un evento contingente che si veri@#?*%$ adesso (l'allargamento dello spread) influire su un evento che magari risale ad anni prima (la sottoscrizione dei titoli di Stato) ? Perchè non lo capisco; è come se evitando di cadere adesso mi scomparisse magicamente una cicatrice che mi sono procurato da bambino...spiegate, Redazione, spegate.

    • la tua domanda è molto pertinente e la comprendo bene. Il tasso nominale dei Btp emessi è lo stesso, qualsiasi sia lo spread, lo Stato ne ha fissato la cifra all'emissione. Corretto quindi dire che lo spread incide sul secondario: se ho btp in portafoglio vedrò scendere il loro prezzo (se li dovessi vendere prima), se ho liquidità sono contento perché posso investire meglio quando cresce lo spread (tralascio qui il rischio emittente). Il punto focale però, per rispondere, è che lo Stato per pagare cedole e rimborsi di capitale dei Btp, si serve di nuovo debito. Cioè ne emette fi nuovi. Ovviamente però se lo spread è salito per una diminuzione della fiducia, sarà costretto ad offrire interessi più appetibili (più alti) sulle nuove emissioni, altrimenti un investitore non avrebbe convenienza a sottoscriverli, ma acquisterebbe quelli sul secondario. Il risultato è che senza raccolta lo Stato non potrebbe rimborsare le scadenze in essere e si avvicinerebbe al default. Quindi l'incidenza sul debito non è immediata ma è futura, essendoci emissioni ogni 15giorni. Spero di avere un pò chiarito

      • Benissimo. quindi, come (implicitamente) dicevo, lo "spread" non può avere alcun impatto IMMEDIATO sui conti pubblici; se lo "spread" (o, meglio, il rendimento dei titoli già emessi - lo "spread" dipende anche dal rendimento del titolo di riferimento, il bund tedesco) rimane stabilmente elevato per un certo periodo di tempo, i titoli di nuova emissione ne risentiranno. Ma... perchè sale il rendimento dei titoli emessi? Ovvero, come si fa a prevedere che il rendimento salirà tanto e per così tanto tempo da pregiudicare il rendimento dei titoli di nuova emissione? Sembrano due domande diverse, ma in realtà sono la stessa....

        • Prendiamo il Btp scadenza marzo 2030, cedola 3,50%, presente sul mercato. A inizio settembre valeva 107 euro. Quindi essendo il prezzo di mercato più alto del nominale, il suo rendimento reale era circa del 3,2% per un investitore che volesse acquistarlo (tralasciamo qui la tassazione). Se il Tesoro deve emettere una nuova versione a 12 anni, dovrà quindi offrire diciamo un titolo al 3,4% per renderlo appetibile al mercato. Oggi quello stesso Btp, dopo le parole di Tria/DiMaio ecc (non entro qui in merito politico) valeva 100. Quindi il rendimento netto reale è del 3,5%, uguale alla cedola. Ne deriva che se domani mattina il Tesoro dovesse emettere un btp di pari scadenza, dovrebbe offrire diciamo il 3,7%. La differenza 3,7(oggi)-3,4(settembre) moltiplicato per i miliardi di titoli che si aspettano di collocare per ripagare i titoli e gli interessi in scadenza, è quello che ci "costa" in più in termini di debito questo giochino... Le emissioni sono due al mese per svariati miliardi, da lì conoscendo quanti sono i titoli in scadenza, viene fatto un ipotetico "costo". Poi sono d'accordo con te come dicevo che non è un costo "reale" ed immediato, ma il debito va comunque onorato quindi noi, o le future generazioni, ne risentiremo...

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