Lo spread torna a salire: in sei mesi ci è costato 1,5 miliardi di interessi

Secondo Bankitalia se i tassi resteranno così alti, nel 2019 il conto salirà ad oltre 5 miliardi e a 9 nel 2020. Bocciato anche il condono fiscale, "ambiziose" le stime di crescita del governo

Foto d'archivio

Secondo Bankitalia, lo spread è già costato ai contribuenti italiani "quasi 1,5 miliardi di interessi in più negli ultimi sei mesi, rispetto a quanto si sarebbe maturato con i tassi che i mercati si aspettavano ad aprile". A dirlo il vicedirettore generale della Banca d’Italia, Luigi Signorini, nel corso di un’audizione davanti alle commissioni bilancio di Camera e Senato sulla manovra.

Lo spread, ha aggiunto, "costerebbe oltre 5 miliardi nel 2019 e circa 9 nel 2020, se i tassi dovessero restare coerenti con le attuali aspettative dei mercati". Proprio oggi il differenziale tra Btp e Bund è tornato a salire, riportandosi sopra i 300 punti base (in basso il valore aggiornato in tempo reale). Ma al di là delle piccole variazioni giornaliere, il dato preoccupante è che lo spread sembra ormai stabile sui 290/300 punti. 

Spread in tempo reale

Secondo Bankitalia, inoltre, difficilmente nel 2019 il Pil salirà dell'1,5%, come stimato dal governo. L’andamento dell’economia e la volatilità dei mercati "rendono ambizioso il conseguimento degli obiettivi di crescita prefigurati dal Governo per il prossimo anno", ha detto ancora Signorini. 

"Le informazioni resesi disponibili nelle ultime settimane hanno confermato i segnali di indebolimento dell’economia” ha detto aggiungendo che “la volatilità sui mercati finanziari è aumentata e i premi per il rischio rimangono elevati".

''Le valutazioni da noi fornite un mese fa circa gli effetti macroeconomici della manovra rimangono complessivamente confermate, alla luce delle misure in discussione", ha osservato ancora Signorini. "L'impatto espansivo prefigurato dal Governo appare elevato''.

"Solo il 2% dei disoccupati ha trovato lavoro grazie ai centri per l'impiego"

Quanto alla riforma dei centri per l'impiego, propedeutica al'introduzione del reddito di cittadinanza, la situazione non è rosea: ci sarà molto lavoro da fare, se è vero, come segnala Bankitalia, che nel 2017 poco più del 25 per cento delle persone in cerca di lavoro ha avuto contatti con un Centro per l'impiego; la quota dei disoccupati che hanno trovato un lavoro alle dipendenze nel settore privato grazie ai Centri per l'impiego è stata pari al 2 per cento.

Bocciato il condono fiscale

Bocciato in toto il condono fiscale. Misure di questo tipo, ha detto ancora il dg di Bankitalia, ''potrebbero determinare disincentivi all'adempimento regolare degli obblighi tributari; andrebbero quindi considerate con molta attenzione''. Palazzo Koch ricorda quindi il parere della Commissione europea, secondo cui alcune delle misure previste, in particolare quelle relative ''al condono fiscale e alla modifica dei requisiti di accesso al pensionamento, possano costituire un passo indietro rispetto a riforme adottate in passato''.

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