Pensioni, l'ipotesi che non piace a molti anziani prende corpo: "Così è ingiusto"

Ancora nulla di ufficiale. Ma per molti pensionati potrebbe in parte saltare la rivalutazione degli assegni all’inflazione. I sindacati: "Sarebbe un atto di imperio insopportabile"

Non c'è ancora nulla di ufficiale. Ma per molti pensionati potrebbe in parte saltare la rivalutazione degli assegni all’inflazione: lo "stallo" è presente da anni, dai tempi della riforma firmata da Elsa Fornero (governo Monti). L'esecutivo ora molto probabilmente inserirà nel maxiemendamento sulla manovra in Senato uno stop parziale alle indicizzazione degli assegni.

Dal primo gennaio 2019 sarebbe dovuto tornare in vigore il sistema senza tagli, ma per frenare la spesa pensionistica è probabilissimo a questo punto un intervento. In base alle voci che circolano sugli emendamenti che saranno presenti nel maxiemendamento, milioni di pensionati anche nell'anno venturo rischiano di rimanere a bocca asciutta e senza un adeguamento dell'assegno al costo della vita; a gennaio 2019, dopo anni di blocco, sarebbe dovuta tornare in vigore una vecchia legge del 2000 che prevedeva un ritocco delle pensioni all'insù secondo il seguente schema:

  • 100% per le pensioni di importo inferiore a tre volte il trattamento minimo
  • 90% per gli assegni di importo compreso tra 3 e 5 volte il trattamento minimo;
  • 75% per le pensioni superiori a 5 volte il trattamento minimo.

Invece l’adeguamento all’inflazione sarebbe (condizionale d'obbligo per ora) totale solo per gli assegni pensionistici fino a tre volte il minimo. Facciamo un po' di calcoli. Chi ha una pensione sopra ai 1.530 euro lordi al mese – circa 1.000 euro netti al mese – sarebbe tutelato, invece coloro che percepiscono assegni superiori avrebbero un taglio della rivalutazione. La misura che sembra in dirittura d’arrivo all’interno del maxiemendamento governativo prevederebbe uno schema di indicizzazione ancora su cinque fasce e piena solo per le pensioni fino a tre volte il minimo (1.530 euro al mese), seguita da una stretta che cresce all’aumentare dell’assegno. In particolare, scrive il Sole 24 Ore, la perequazione si fermerebbe al 95% sulla quota di pensione compresa tra 3 e 4 volte il trattamento minimo Inps; all’80% sulla quota compresa tra 4 e 5 volte; 60% tra 5 e 6 volte; 50% sopra 6 volte il minimo. Immediata e compatta la reazione dei sindacati dei pensionati.

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Stop alla rivalutazione della pensione: protestano sindacati

"Il governo non faccia cassa con i pensionati andando a rimettere le mani sul sistema di rivalutazione e penalizzando così milioni di persone – si legge in una nota unitaria dei segretari generali di Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil, Ivan Pedretti, Gigi Bonfanti e Romano Bellissima – . Sarebbe un atto di imperio insopportabile e profondamente ingiusto, nonché un clamoroso passo indietro rispetto agli impegni assunti dal precedente governo che aveva stabilito il ritorno dal primo gennaio 2019 ad un meccanismo di rivalutazione che fosse in grado di tutelare il potere d’acquisto dei pensionati italiani. Quello che si profila non è altro che l’ennesimo furto alle pensioni medio-basse. Già altri governi in questi anni hanno seguito questa strada". Quindi, concludono i segretari di Spi, Fnp e Uilp, "qualora fosse confermato questo intervento non staremo di certo fermi a guardare ma ci mobiliteremo".

"Si leggono cose da non credere sul maxi emendamento sulla legge di bilancio che il Parlamento con la fiducia dovrà approvare a scatola chiusa. Ai pensionati con pensione netta superiore a 1000 euro viene negata la rivalutazione degli assegni all'inflazione", commenta su Facebook il presidente della Toscana, Enrico Rossi (Mdp).

Cisl: "Così si tocca il reddito di tanti anziani"

"In manovra ci sono delle cose che non ci piacciono per niente: ancora una volta si vuole far cassa con la penalizzazione dei pensionati. Il blocco della rivalutazione delle pensioni non è assolutamente condivisibile". Lo ha detto Annamaria Furlan, segretario generale della Cisl, parlando a Milano con i giornalisti in occasione della manifestazione unitaria organizzata da Cgil, Cisl e Uil in tre diverse città italiane (Milano, Roma e Napoli). Commentando la possibilità di un nuovo stop alla rivalutazione delle pensioni, Furlan ha definito la norma "una cosa che non condividiamo per nulla: dire che oltre 1.500 euro lordi vengono nuovamente bloccate le pensioni" significa toccare "il reddito di tanti anziani nel Paese", ha concluso il segretario generale Cisl.

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