Sugar tax: la tassa sulle merendine non ci sarà, quella sulle bevande zuccherate sì

Nella manovra è stata introdotta una tassa che graverà sulle bibite "altamente zuccherate" ma non verrà estesa - come si ipotizzava inizialmente - alle merendine. "I proventi destinati alla scuola" promette il ministro dell'istruzione

Soft drink in un dispenser. Foto di archivio Ansa

Niente tassa sulle merendine, ma il governo imporrà una sugar tax sulle bevande. Un intervento - come spiegato dal ministro dell'economia Gualtieri - che ha un duplice obiettivo: disincentivare l'assunzione di bevande zuccherate attraverso la leva fiscale, risparmiando altresì grazie alle minori spese sanitarie derivanti dalle patologie connesse all'elevato tasso di obesità infantile e malattie diabetiche.

"Le risorse recuperate dalla cosiddetta sugar tax sulle bevande dovranno servire a far risparmiare le famiglie con figli a scuola e all'università e vanno investite in innovazione e ricerca" auspicano dal MoVimento 5 Stelle.

Sugar tax, come sarà la tassa sulle bevande zuccherate

Ad oggi non ci sono dettagli né sull'importo della tassa, nè sulle bevande toccate. 

La tassa sulle bevande zuccherate è applicata in oltre 50 paesi. Inoltre, come conferma l’agenzia per la salute pubblica inglese, nel Regno Unito la tassa sullo zucchero è stata di certo molto più efficace dei sistemi volontari nel rendere più salutare il cibo: oltre il 50% dei produttori ha modificato la ricetta e confrontando le etichette nutrizionali di alcune bibite vendute sia in Italia sia nel Regno Unito, la dose di zucchero risulta dimezzata.

Tuttavia resistenze arrivano dai produttori che accusano come le misure fiscali faranno aumentare il costo dei prodotti. "Incomprensibile che si applichi solo alle bevande zuccherate, che in Italia hanno consumi contenuti e in calo da 10 anni" sottolinea l'associazione degli industriali delle bevande Assobibe.

"Si tratta di una misura economicamente dannosa per un settore, fatto di piccole e grandi aziende che genera valore e occupazione anche a livello locale con la produzione di aranciate, cedrate, cole, gazzose, spume, acque toniche e chinotti, e contestualmente inefficace dal punto di vista della salute pubblica".

"Non si educa la popolazione con le tasse" rincara Ivano Vacondio, presidente di Federalimentare, la federazione che rappresenta l'industria italiana del food and beverage.

"È una forte contraddizione - continua il presidente Vacondio - che l'Italia abbia combattuto una battaglia a livello internazionale contro le etichette a semaforo, che bollano specifici cibi come salubri o insalubri finendo per penalizzare i migliori prodotti della dieta mediterranea, e poi faccia lo stesso nel proprio paese, tassando una specifica categoria di prodotti. La scienza ci insegna che non ha senso distinguere tra alimenti sani e non sani, ma tra diete sane e non sane, e che i diversi prodotti, bibite zuccherate comprese, possono essere inseriti in modo corretto in una dieta corretta ed equilibrata. Basta saper rispettare le giuste quantità".

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