Def, scompare la riduzione Irpef: il governo punta a tagliare il cuneo fiscale

Non c’è più il taglio delle aliquote Irpef tra le priorità del governo, al primo posto c’è l’intervento per ridurre le tasse sul lavoro. Nel 2017 l'esecutivo stima di spendere dieci miliardi per sostenere le banche

Paolo Gentiloni e Pier Carlo Padoan

Non c’è più il taglio delle aliquote Irpef tra le priorità del governo, al primo posto c’è l’intervento per ridurre il cuneo fiscale. E’ quanto emerge dal testo del Def approvato ieri dal consiglio dei ministri, nel quale tra le novità c’è l’indicazione che il governo stima di impiegare quest’anno 10 miliardi di euro (sulla dotazione di 20 miliardi) per il sostegno al settore bancario.

"Il Governo intende trovare spazi per operare misure espansive e di riduzione della pressione fiscale in continuità con le misure introdotte negli anni precedenti", si legge nel documento. Tuttavia, scompare il riferimento alla riduzione delle aliquote Irpef previste dal progetto iniziale del governo Renzi che traguardava al 2018 l’intervento sull’Irpef dopo il taglio all’Ires e all’Irap.

L’esecutivo Gentiloni mantiene l’obiettivo della riduzione della pressione fiscale ma punta sul taglio del cuneo fiscale. Il governo quindi intende "dare continuità alla riduzione del carico fiscale su cittadini e imprese, avviata con Irap e Ires e proseguire con il taglio dei contributi sociali, iniziando dalle fasce più deboli (giovani e donne)".

Per quanto riguarda i conti pubblici, nel 2018 servirà una correzione strutturale del deficit per circa 10 miliardi di euro, pari allo 0,6% del Pil, per centrare l’obiettivo di indebitamento dell’1,2% indicato dal governo. Questa cifra sconta l’effetto manovrina che per il prossimo anno è quantificata nello 0,3% del Pil.

In sostanza, spiegano fonti del Tesoro, la correzione necessaria nel 2018 sarebbe pari allo 0,9% del Pil che scende allo 0,6% scontando lo 0,3% della manovrina 2017 (per quest’anno vale lo 0,2% del Pil) che essendo strutturale ha effetti anche sul prossimo anno.

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Nello scenario programmatico, si legge nel documento, il governo attua immediatamente misure strutturali di riduzione dell’indebitamento strutturale pari a 0,2 punti di Pil per quest’anno, che valgono quasi lo 0,3 per cento del Pil in termini di effetti sugli anni successivi.

In vista della prossima legge di Bilancio il governo intende inserire lo stop strutturale delle clausole di salvaguardia di incremento di accise e Iva previste a legislazione vigente e punta a farlo con nuovi tagli alle spese e sul fronte delle entrate, comprese "ulteriori" misure di lotta all’evasione.

I TAGLI E LE MISURE PER IL WELFARE

Sul fronte dei tagli arriva una nuova sforbiciata alle spese dei ministeri che contribuiranno al risanamento della finanza pubblica "con almeno un miliardo di risparmi di spesa all’anno" dal 2018. Il Def inoltre indica interventi "mirati" sui "redditi familiari più bassi, sulla parte di popolazione che è ancora esclusa dal mercato del lavoro o sulla quale gravano carichi assistenziali e familiari che impediscono una serena conciliazione dei tempi di vita e di lavoro". Il governo "proseguirà nell’attuazione di misure a sostegno del welfare familiare e assistenziale e nell’introduzione di provvedimenti che rendano vantaggioso il lavoro del secondo percettore di reddito, principalmente attraverso misure d’incentivo per i redditi familiari più bassi".

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Nel complesso, la pressione fiscale è attesa ridursi di 0,6 punti percentuali nel 2017, collocandosi al 42,3 per cento del Pil. E' attesa aumentare al 42,8 per cento nel 2018 e 2019 per poi scendere al 42,4 per cento alla fine del periodo. L'incremento della pressione fiscale è tuttavia dovuto all'aumento dell'Iva previsto dalla clausola di salvaguardia, aumento che il governo si è impegnato a cancellare nella prossima legge di bilancio.

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