Tasse, arriva il lunedì “nero”: imprese e partite Iva pagano 27 miliardi

Lunedì 18 novembre le imprese e il popolo delle partite Iva dovranno sborsare quasi 27 miliardi di euro tra il versamento dell'Iva e delle ritenute Irpef dei dipendenti e dei collaboratori. I dati della Cgia: ''Lo Stato incassa in un giorno un importo vicino a quello della manovra''

Foto di repertorio

Lunedì 18 novembre sarà una giornata da dimenticare per molti contribuenti italiani, ma non per tutti. A dover mettere mano al portafogli saranno infatti le imprese e il popolo delle partite Iva: tra il versamento dell'Iva e delle ritenute Irpef dei dipendenti e dei collaboratori, la cifra da esborsare nella “giornata nera” delle tasse sarà di ben 26,9 miliardi di euro. Oltre a questo importo, tutte le imprese dovranno versare i contributi previdenziali dei propri dipendenti ed eventuali collaboratori: gli artigiani, i commercianti e i lavoratori autonomi, inoltre, verseranno all'Inps anche i propri.

Tasse, lunedì 18 novembre giorno “nero” per imprese e partite Iva

La stime arrivano dall'Ufficio studi della Cgia, con lo Stato che lunedì 18 novembre dovrebbe mettere nelle proprie casse quasi l'equivalente del costo della prossima legge di Bilancio, un dato confermato dal coordinatore dell'Ufficio studi Paolo Zabeo: ''Verosimilmente lo Stato incasserà in un solo giorno un importo pari alla dimensione economica della prossima manovra di bilancio. Una cifra da far tremare i polsi, anche se è bene ricordare che si tratta di una partita di giro. Le imprese, in qualità di sostituto di imposta, entro lunedì dovranno versare l'Iva incassata nelle settimane precedenti dalla propria clientela e l'Irpef di competenza delle proprie maestranze. Tuttavia, non mancheranno casi in cui sarà difficile onorare questa scadenza; purtroppo, la mancanza di liquidità sta tornando ad essere un problema assillante, soprattutto per tantissime piccole e micro imprese''.

tasse-lunedi-nero-18-novembre-tabella-cgia-2

Con una pressione fiscale complessiva sulle imprese italiane che, secondo gli ultimi dati della Banca Mondiale (Doing Business), ammonta al 59,1 per cento dei profitti commerciali, contro una media presente nell'Area dell'Euro del 42,8 per cento (16,3 punti in meno che da noi).

''Sebbene la congiuntura economica non volga al bello, lo sforzo fiscale richiesto alle nostre imprese non ha eguali nel resto d'Europa. Nonostante la giustizia civile sia lentissima, il credito sia concesso con il contagocce, la burocrazia abbia raggiunto livelli ormai insopportabili, la Pubblica amministrazione rimanga la peggiore pagatrice d'Europa e il sistema logistico-infrastrutturale registri dei ritardi spaventosi, la fedeltà fiscale delle nostre imprese rimane comunque molto elevata", afferma il segretario della Cgia Renato Mason.

Tasse sulla casa, arriva la nuova Imu (e scompare la Tasi): cosa cambia

Per la Cgia oltre a pagare troppo, nell'ultimo anno il rapporto tra fisco e imprese è stato completamente rivoluzionato. Dopo l'introduzione della fatturazione elettronica che ha debuttato ad inizio anno, dallo scorso primo luglio è scattata una nuova scadenza per le partite Iva con volume d'affari superiore ai 400.000 euro. Ovvero, l'obbligo di memorizzazione e di invio telematico dei corrispettivi. Operazione che dal 2020 sarà estesa a tutte le attività economiche. "Questo scenario evidenzia come il rapporto fiscale tra le aziende e l'Agenzia delle Entrate stia cambiando rapidamente, ancorché non vi siano sostanziali benefici in termine di riduzione delle tasse con altrettanta rapidità. Da quest'anno, inoltre, c'è un'altra grossa novità: i tanto criticati studi di settore sono stati sostituiti dagli Isa (Indicatori sintetici di affidabilità fiscale). Un nuovo strumento che in fase di applicazione ha messo in gravi difficoltà gli stessi addetti ai lavori, come le associazioni di categoria e i commercialisti; figuriamoci gli imprenditori. Insomma, ci troviamo di fronte a un cambiamento epocale che rischia di tradursi, però, solo in un aumento dei costi legati alla burocrazia fiscale", si legge nella nota.

Tasse, arriva il giorno “nero”: cosa rischia chi non paga

Se qualcuno non rispetta la scadenza di pagamento prevista per lunedì 18 novembre, l'ordinamento tributario, ricorda l'Ufficio studi della Cgia, impone al contribuente una sanzione dell'1 per cento dell'importo da versare al fisco per ogni giorno di ritardo entro il 15° dalla scadenza. La percentuale sale al 15 per cento se il pagamento viene effettuato entro il 90° giorno dalla scadenza.

tasse-lunedi-nero 18-novembre-chi-non-paha-2

Per omesso pagamento o per versamento effettuato dopo 90 giorni dal termine previsto per legge, la sanzione sale al 30 per cento dell'importo da versare all'erario. Indipendentemente dal ritardo, sono altresì dovuti gli interessi legali pari allo 0,8 per cento dell'importo da pagare. Va ricordato che le sanzioni possono essere fortemente ridimensionate usufruendo dell'istituto del 'ravvedimento operoso'. Il peggio, comunque, deve ancora arrivare. La scadenza del prossimo 30 novembre, che essendo di sabato slitterà a lunedì 2 dicembre, invece 'chiederà' alle imprese altri 28 miliardi di euro circa tra per la seconda o unica rata degli acconti Irpef, Irap e Inps. Le società di capitali, invece, pagheranno la seconda o unica rata dell'acconto Ires e Irap.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Loredana Bertè: "Abbiamo nascosto in soffitta Mimì per un anno"

  • Bollo auto, due novità importanti in arrivo dal 1° gennaio 2020

  • Estrazioni Lotto oggi e SuperEnalotto: estratto il 5+1 da mezzo milione. I numeri di martedì 3 dicembre 2019

  • Estrazioni Lotto oggi e SuperEnalotto: i numeri di sabato 7 dicembre 2019

  • Scoperto "esercito" di badanti evasori totali: alcuni prendevano pure la disoccupazione

  • Estrazioni Lotto oggi e numeri SuperEnalotto di giovedì 5 dicembre 2019

Torna su
Today è in caricamento