Vecchi buoni postali, doccia fredda per i titolari

Una sentenza ha stabilito che lo Stato può modificare retroattivamente i tassi di interesse dei buoni sottoscritti prima del 1999

Foto di repertorio

Brutte notizie per chi ha investito i propri soldi in buoni fruttiferi. Una recente sentenza della Cassazione ha infatti stabilito che lo Stato può modificare retroattivamente i tassi di interesse dei buoni postali anteriori al 1999, senza peraltro avere l’obbligo di avvisare il diritto interessato. Il titolare rischia dunque di esserne informato solo al momento della riscossione. Del resto così prevedeva una norma approvata nel 1973 e rimasta in vigore fino al 1999, anno in cui una modifica legislativa ha abrogato questa possibilità.

Secondo la Cassazione però la legge in vigore si può applicare solo ai buoni sottoscritti dopo il 1999. Chi ha comprato un buono fruttifero prima di quella data è soggetto alle vecchie norme in base alle quali, con un semplice decreto ministeriale, lo Stato poteva modificare i tassi di interesse (e dunque l’importo dell’assegno al momento della riscossione).

Nulla cambia ovviamente per chi ha acquistato un buono dopo il 1999: in questo caso i titolari possono dormire sonni tranquilli.

Buoni fruttiferi e tassi di interesse: il caso di un signore siciliano

I giudici erano chiamati a decidere sul caso di un signore di Palermo che si era rivolto alla magistratura per vedersi riconoscere i tassi di interesse sottoscritti al momento dell’acquisto. I buoni erano stati acquistati nel lontano 1982, ma quando il titolare è andato a riscuoterli, oltre 20 anni dopo, ha scoperto che nel 1986 i tassi erano stati ritoccati verso il basso.

Buoni Postali, l’Unc: "Una sentenza aberrante"

"Una sentenza aberrante! Uno schiaffo in faccia ai diritti dei risparmiatori, che già hanno scarsa fiducia ad investire i loro soldi, visti tutti gli scandali ed i fallimenti verificatisi in questi ultimi anni e che certo ora, con questa sentenza, perderanno ogni residua speranza" afferma il prof. Stefano Cherti, consulente dell’Unione Nazionale Consumatori.

"A questo punto sta al legislatore intervenire urgentemente – prosegue Cherti -, facendo tabula rasa delle singolari sentenze interpretative della Cassazione, mettendo nero su bianco i diritti dei consumatori. Acquistando un buono postale si sottoscrive un contratto che non può essere unilateralmente modificato da una sola parte, soprattutto alla luce del diritto comunitario che orami detta le regole nel settore bancario in tutti i 28 Paesi membri, Italia compresa".

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