Giovani precari, famiglie senza risparmi: la bomba sociale pronta ad esplodere

Aumenta al 35,7% a settembre il tasso della disoccupazione giovanile mentre non si arresta la corsa degli occupati over 50, record dal 1977. L'occupazione cresce, ma quasi esclusivamente per i contratti a termine. E nelle banche è allarme risparmi

L'Italia cambia, anche in quelle che sono le sue caratteristiche peculiari come l'attitudine al risparmio che ha permesso al Paese di superare con pochi scossoni la crisi economica più grave dal Dopoguerra. Ora invece gli italiani si scoprono sempre più "cicale" e meno "formiche" e tendono a spendere di più nell’immediato riducendo la propensione a mettere da parte denaro in vista del futuro: uno scenario che se fa ben sperare per un rilancio dei consumi e quindi dell'economia, al tempo stesso mette in allarme lo stesso governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco secondo cui "il tasso di risparmio delle famiglie italiane, in passato elevato nel confronto internazionale, è oggi inferiore a quello medio degli altri principali paesi dell'area euro. È diminuito dal 19% della metà degli anni novanta del secolo scorso all'8,6% del 2016".

"Se il risparmio delle famiglie italiane è diminuito drasticamente, sono i giovani a subire le conseguenze peggiori della crisi. Negli anni della crisi - ha spiegato il governatore intervenendo alla Giornata mondiale del risparmio - il calo del tasso di risparmio ha risentito della debolezza del reddito disponibile e del tentativo delle famiglie di contenerne le ripercussioni negative sui consumi. Le nostre indagini sui bilanci delle famiglie rilevano che il calo è stato più ampio per i giovani, maggiormente colpiti dagli effetti della recessione sul mercato del lavoro. L'aumento della capacità di risparmio dovrà essere favorito da un adeguato sviluppo della previdenza integrativa".

Resta il problema della produzione di un reddito, e in questo ci si aspetta molto dalle politiche contenute nel disegno di legge di bilancio in discussione in Senato e che proprio per creare occupazione punta a sgravi contributivi per l'assunzione a tempo indeterminato degli under 30 (e under 35 per il solo 2018). 

L'occupazione cresce, ma grazie ai contratti a termine

Gli ultimi dati diffusi dall'Istat non sono incoraggianti e se da un lato certificano uno status quo ormai in evoluzione da anni, dall'altro evidenziano come le ultime politiche attive adottate dal Governo non siano riuscite ad invertire la rotta ad un mondo del lavoro sempre più inquadrato nell'ottica del precariato

Secondo le rilevazioni dell'istituto di statistica in Italia crescono gli occupati ma solo grazie a contratti a termine: se a settembre il tasso di disoccupazione si attesta all'11,1%, invariato rispetto ad agosto, tra luglio e settembre il numero degli italiani che lavora è aumentato dello 0,5% (ossia 120 mila posti di lavoro in più) ma l'aumento si concentra quasi esclusivamente nell'occupazione a termine e non interessa la classe di età 35-49 enni. Aumenta invece al 35,7% a settembre il tasso della disoccupazione giovanile (+0,6 punti percentuali su base mensile). 

Analizzando i dati emergono tuttavia le preoccupanti dinamiche del precariato: risultano infatti in aumento i lavoratori cosiddetti "indipendenti", stabili i dipendenti a termine, mentre persiste il calo dei contratti permanenti. L'Istat infatti rileva come a settembre siano in calo di 17mila unità i lavoratori dipendenti e tra questi in particolare quelli permanenti. Se si considera il trimestre, l'andamento viene confermato: l'occupazione sì cresce, ma quasi esclusivamente per i contratti a termine (+103 mila).

I contratti permanenti sono aumentati solo di 6 mila unità in un trimestre e anche su base annua la crescita dei lavoratori dipendenti (+387 mila) riguarda più quelli a termine: il rialzo in questo caso è del 14,8% (+361 mila) contro i lavoratori permanenti, saliti solo dello 0,2% (+26 mila).

Istat, disoccupazione giovanile sale al 35,7%

Dopo il calo di agosto (-1,5%), la stima delle persone in cerca di occupazione a settembre scende ancora dello 0,2% (-5mila). La diminuzione della disoccupazione è determinata dalla componente maschile e dagli over 35, mentre si osserva un aumento tra le donne e i 15-34enni. In particolare, spiega l'Istat, il tasso di disoccupazione cala su base annua per le persone da 15 a 49 anni, con variazioni comprese tra -0,8 punti percentuali per i 35-49enni e -1,2 punti per i 15-24enni, mentre aumenta di 0,3 punti per gli ultracinquantenni.

A titolo di confronto nell'eurozona la disoccupazione è scesa a settembre sotto la soglia del 9%, attestandosi all'8,9%, secondo i dati diffusi da Eurostat, il livello più basso da gennaio del 2009.

Anche al netto dell'effetto della componente demografica, l'incidenza dei disoccupati sulla popolazione è in calo su base annua tra i 15-49enni mentre è in crescita tra gli over 50. Il tasso di inattività cresce nell'ultimo anno tra i 15-24enni (+0,3 punti), cala tra i 25-34enni (-0,3 punti) e gli over 50 (-1,4 punti), mentre rimane stabile tra i 35-49enni. Il calo della popolazione tra 15 e 49 anni influisce sulla variazione annua dell'inattività amplificandone il calo. Al contrario la crescita della popolazione degli ultracinquantenni attenua la variazione negativa dell'inattività in questa classe di età.

E proprio tra gli ultracinquantenni si registra il numero record di occupati: mai così tanti dal 1977: il tasso di occupazione tra i "non ancora anziani" non ha risentito nè della crisi del 2008 nè di quella del 2013, collocandosi al 59,4%, in rialzo di 12 punti percentuali rispetto al 2008. Se la pensione di anzianità rischia di diventare un privilegio riservato solo agli over 67,  l'Istat segnala l'andamento del tasso di disoccupazione, anch'esso in crescita: a settembre, il numero di persone disoccupate con più di 50 anni è aumentato di 41 mila unità, in incremento dell'8%.

Corre il carrello della spesa: "Stangata da 400 euro"

Ma i dati allarmanti per le famiglie non finiscono qua. Se da un lato cala la propensione al risparmio con le famiglie che possono contare sempre meno sul "gruzzoletto" messo da parte, e i giovani faticano a trovare un contratto a tempo indeterminato, corre il carrello della spesa spinto al rialzo dai prezzi degli alimentari ma anche dei prodotti per la cura della casa e della persona.

Il rialzo dell'indice nazionale dei prezzi al consumo desta preoccupazione proprio per gli scompensi creati a livello sociale da un aumento dei prezzi non sostenuto da redditi adeguati. L'Unione nazionale consumatori stima che l'aumento dell'inflazione rappresenti per famiglie con 2 figli una stangata da 391 euro.

"Anche se l'inflazione media cala, purtroppo prosegue la corsa inarrestabile del carrello della spesa. I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona, infatti, triplicano i due mesi, passando dal +0,6% di agosto al +1,7% di settembre. Una stangata per la massaia che va al mercato". Lo spiega Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori, commentando i dati provvisori di ottobre resi noti oggi dall'Istat, secondo i quali l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l`intera collettività (Nic) registra un aumento dell'1% su base annua, da +1,1% di settembre, mentre il carrello della spesa segna un rialzo nei dodici mesi dell'1,7%, da +1,1% di settembre, così come i beni ad alta frequenza di acquisto, +1,7% da +1,3% del mese precedente.

"Se il rialzo dell'inflazione all'1%, per una coppia con due figli, la classica famiglia italiana, significa avere una maggior spesa annua complessiva di 391 euro, 132 euro di questi se ne vanno per la sola spesa di tutti i giorni, 265 per i beni ad alta frequenza di acquisto" conclude Dona.

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