Perché le "vittime del salvabanche" ce l'hanno col governo

L'esecutivo aveva promesso di risarcire quelli che vengono definiti - con una certa approssimazione - i "truffati dalle banche". Ma ora viene accusato di non rispettare gli impegni concedendo "solo" rimborsi parziali

Foto d'archivio

Com’è noto il governo ha promesso di stanziare nella prossima legge di bilancio 1,5 miliardi per risarcire quelli che vengono definiti - con una certa approssimazione - i "truffati dalle banche". Ma gli sforzi dell’esecutivo non sembrano essere particolarmente apprezzati dall'Associazione Vittime del Salvabanche, che oggi va all’attacco della maggioranza sostenendo che non sta facendo "niente di diverso da quello che ha fatto e che ha detto il Pd".

Per capire un po’ come stanno le cose però è necessario riassumere brevemente i punti salienti della vicenda. Il decreto salva banche è stato approvato nella scorsa legislatura per evitare il fallimento di quattro banche in grave difficoltà: Etruria, Carife, Marche e CariChieti. Il decreto ha messo al riparo da perdite i semplici risparmiatori e chi aveva investito in obbligazioni ordinarie nelle quattro banche indicate sopra e in due banche venete, mentre hanno perso del denaro gli azionisti  e chi aveva investito in obbligazioni subordinate (più rischiose).

Salvabanche, cosa diceva il M5s

Il M5s aveva però promesso di risarcire tutti i risparmiatori. "Il risarcimento dei risparmiatori truffati è stato inserito nel Contratto di Governo", si legge in un post pubblicato da Di Maio lo scorso 25 maggio. "Alle associazioni e alle famiglie che in questi anni hanno pagato in prima persona i crac bancari vogliamo dire: il cambiamento è alle porte e sarà fatta giustizia". Secondo il M5s, sono "circa 400 mila risparmiatori che in vesti diverse, di azionisti o di obbligazionisti, hanno perso quanto avevano investito; non a causa di investimenti speculativi, come qualcuno inizialmente voleva far credere, ma a causa della pessima gestione del risparmio da parte di alcuni amministratori delle banche in questione".

Il Movimento ha contestato duramente il decreto dell’allora maggioranza in quanto "il risarcimento non è pieno, ma solo all’80%, e in secondo luogo perché può accedervi soltanto chi ha un reddito inferiore a 35.000 euro l’anno e/o possiede un patrimonio mobiliare inferiore a 100.000 euro, ma soltanto nel caso in cui l’investimento fosse a sua volta inferiore ai 100.000 euro".

Rimborso solo parziale

Secondo l'Associazione Vittime del Salvabanche però le promesse non sono state mantenute. I due partiti al governo, si legge nella nota, "hanno preso un sacco di voti promettendo che avrebbero ridato a tutti, indistintamente, l'intero ammontare del loro investimento perduto, e finalmente, dopo mesi di chiacchiere e slogan, arriva la norma di legge del governo M5S-Lega, sui rimborsi. Un rimborso parziale (solo nella misura del 30%) che verrà dato agli azionisti che 'hanno subito un danno ingiusto, riconosciuto con sentenza del giudice o con pronuncia dell'Arbitro”.

Cosa è cambiato per chi ha perso del denaro

Nella nota l'Associazione Vittime del Salvabcanche mostra "nel concreto" cosa è cambiato per le tre categorie di risparmiatori delle 4 banche e delle banche Venete:

Per gli obbligazionisti (con rapporto negoziale diretto) sia delle 4 banche che delle banche venete "praticamente non si è fatto nulla di nuovo, perché si applicano semplicemente gli strumenti che aveva messo in piedi il vecchio governo; quindi rimborso forfait o arbitrato da liquidare tramite il Fitd, ma sempre vincolati dai medesimi paletti (reddito Irpef e data di acquisto). Inoltre, nonostante le cose promesse in campagna elettorale, chi aveva ricevuto il suo 80% non potrà certo aspirare di recuperare il restante 20".

Quanto a quelli con rapporto negoziale indiretto, scrive ancora l'assoicazione, "in generale potremo dire che gli obbligazionisti esclusi dai rimborsi dal precedente governo, rimangono esclusi anche dal nuovo: coloro infatti che avevano comprato da intermediario non sono stati presi in considerazione, quindi non avevano ottenuto niente prima, e neppure adesso. Ma occorre ribadire - continua la nota dell'associazione - che la discriminazione tra truffati in questa vicenda non ha senso in quanto, anche a seguito delle audizioni in Commissione d'Inchiesta, è apparso con evidenza a tutti che la truffa è stata di sistema e non allo sportello".

Per gli azionisti rimborsi del 30% fino a 100mila euro

Sul fronte degli azionisti, "i ristori sono parziali del 30% nella misura massima di 100mila euro, a cui poi andranno decurtati tutti i dividendi storicamente percepiti, e questo contribuirà ad abbassare sensibilmente il valore del rimborso, ma non solo: accettando queste cifre rinunceranno automaticamente a qualunque altra pretesa di rimborso di quanto perso in seguito ai crack. Quindi riassumendo: al di là delle rassicurazioni del governo viene confermato 'l'onere della prova', ovvero la necessità di disporre di una sentenza o una pronuncia favorevole riconosciuta ufficialmente per poter accedere al fondo di ristoro. Ma soprattutto cade il mantra delle 'restituzioni totali': il ristoro arriverà solo fino al 30% di quanto perso, e comunque fino a un massimale di 100mila euro".

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