Whirlpool, la rabbia in piazza: "La cessione è un 'pacco', una chiusura mascherata"

Il corteo dei dipendenti dello stabilimento di Napoli ha manifestato davanti al Consolato Usa, ma restano le perplessità sull'atteggiamento della multinazionale. Il rappresentante sindacale a Today: "Ogni loro reindutrializzazione si è rivelata fallimentare. Vogliono soltanto cedere ad un'azienda che poi ci traghetti verso la chiusura"

Il corteo dei lavoratori Whirlpool sul lungomare di Napoli (FOTO ANSA)

Continua senza sosta la protesta dei lavoratori Whirlpool. Questa mattina un corteo è partito intorno alle ore 10 dalla stazione di Mergellina per dirigersi verso la sede del Consolato Usa a Napoli. Centinaia di lavoratori, con indosso la maglietta con la scritta "Whirlpool Napoli non molla", si sono armati di striscioni e megafoni ed hanno percorso tutto il lungomare per far sentire la loro voce: "Vogliamo il rispetto degli accordi, vogliamo il lavoro.L'accordo non si tocca. Whirlpool deve rispettare la nostra dignità".

Gli operai contestano la volontà della multinazionale di cedere lo stabilimento di via Argine agli svizzeri della Prs. I lavoratori hanno chiesto di essere ricevuti dal console Mary Avery, in modo tale che possa fare da portavoce con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, spiegandogli la situazione di limbo in cui vivono gli oltre 400 lavoratori della fabbrica di Napoli, il cui futuro occupazionale è appeso ad un filo. Al termine della manifestazione una una delegazione di operai e rappresentanti dei sindacati sono stati ricevuti per circa 10 minuti dal consolato statunitense.

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Whirlpool, i dubbi sulla Prs

Ma come hanno appreso gli operai la notizia, arrivata come un fulmine a ciel sereno, della cessione alla Passive Refrigeration Solutions? Lo abbiamo chiesto a Vincenzo Accurso, uno dei 410 lavoratori della Whirlpool di Napoli e rappresentante sindacale: ''Abbiamo saputo della cessione soltanto durante l'ultimo incontro al Mise, quando già c'era il nuovo governo, e non l'abbiamo presa certo bene''. I lavoratori e i sindacati sono stati colti di sorpresa da questa decisione, ma a rendere ancor più perplessi gli operai è proprio l'azienda svizzera a cui Whirlpool vorrebbe cedere lo stabilimento: ''Chi sono? Hanno un capitale di soli 180mila euro, numeri tra l'altro non controllabili in quando la loro sede è in Svizzera. Non hanno esperienza nel campo e non hanno dipendenti, e se questo non bastasse, in una recente intervista la proprietà svizzera ha ammesso di non poter garantire la continuità lavorativa per tutti. Per come la vediamo noi - aggiunge Accurso – si tratta di una chiusura mascherata, faranno una cessione ad una nuova azienda che poi ci traghetterà, magari nel giro di un paio di anni, verso una inesorabile chiusura''.

''La Prs ha dimostrato di non avere soldi – continua Accurso – quando gli è stato chiesto con quali fondi intendono portare avanti lo stabilimento hanno risposto 'dobbiamo cercarli'. Una situazione paradossale, tanto che la Whirlpool si è detta disposta a dare 20 milioni di euro alla Prs per completare il passaggio: non si è mai vista un'azienda che paga un'altra per cedere''.

"Tutte le reindustrializzazioni di Whirlpool si sono rivelate fallimentari"

Molti dei dubbi del rappresentante sindacale dei lavoratori della Whirlpool di Napoli arrivano anche da altre scelte simili con cui la multinazionale ha avuto a che fare nel passato recente: ''Siamo di Napoli e quindi sappiamo cos'è un 'pacco', e questo lo è. Tutte le reindustrializzazioni fatte da Whirlpool negli ultimi anni si sono rivelate fallimentari. E' successo anche in Francia, ma per trovare degli esempi concreti non serve andare così lontano. Basta vedere quello che è successo alla Embraco o con la Indesit di Carinaro (Caserta): lì la  reindustrializzazione doveva partire nel 2016 e dovevano essere assunti 75 dipendenti, che dovevano essere i primi di tanti. Siamo nel 2019 e i lavoratori assunti sono soltanto 15''. 

Whirlpool, il piano (e i dubbi) di Prs: "Difficile mantenere tutti i dipendenti"

Con questi precedenti è ovvio che da parte dei dipendenti dello stabilimento di via Argine ci sia diffidenza e mancanza di fiducia, ma la vera rabbia arriva dall'atteggiamento che la multinazionale ha avuto in questi mesi, non soltanto verso gli operai, ma anche verso lo Stato italiano: ''Sei mesi fa hanno firmato un accordo che prevedeva un investimento di 17 milioni di euro – spiega Vincenzo Accurso – adesso ci vengono a dire che Napoli non fa più parte dell'accordo sull'Italia. Whirlpool ha sempre mentito è si è comportata in maniera poco seria. Dicono che lo stabilimento di Napoli non è sostenibile, ma la verità è che il loro unico intento è quello di chiudere ed andare all'estero''.

A far indispettire ancora di più gli operai napoletani è anche la tempistica con cui la Whirlpool ha deciso di eludere l'accordo firmato al Mise e optare per la cessione: ''Hanno approfittato della caduta del governo in estate. In questo modo hanno trovato un buco per non rispettare i tavoli e fare quello che volevano. Prima ancora che venisse pubblicato il decreto sulle crisi aziendali avevano già detto che non sarebbe bastato. Un atteggiamento irriverente, per non parlare dell'incontro organizzato in un hotel con i rappresentanti sindacali, così da anticipare un'eventuale convocazione al ministero''.

"Whirlpool vuole soltanto delocalizzare"

Intanto il clima si fa sempre più rovente e, come conferma Accurso, la situazione è davvero drammatica: ''Con questo comportamento di una scorrettezza unica stanno di fatto mettendo i piedi in testa allo Stato, noi ci sentiamo offesi, sia come lavoratori che come italiani. Quali sono le prospettive? La vertenza sta diventando nazionale e la nostra speranza è che l'azienda rispetti gli accordi presi e non ci dia in pasto a qualcun altro con la sola intenzione di portarci a chiusura''.

Ma mentre le proteste vanno avanti, le condizioni in cui vivono i lavoratori Whirlpool non sono delle migliori: ''Venivano da 7 anni di grande sofferenze, tra stipendi ridotti e ammortizzatori sociali, anche concedersi un cinema o una pizza con i nostri figli era diventato difficile da sostenere, piccoli piaceri che potevamo realizzare con il contagocce. Nel 2018 pensavamo che il periodo buio fosse finito, Whirlpool ci aveva detto che avrebbe portato in fabbricazione a Napoli una nuovo prodotto e così sarebbe avvenuto il rilancio. Dovevano arrivare 650mila macchine l'anno, ma non ci siamo mai neanche avvicinati a quei numeri''

''Adesso – prosegue Accurso – siamo sempre in difficoltà economiche. Il nostro stipendio è molto ridotto: tra ammortizzatori sociali, proteste e scioperi, in ogni busta paga mancano centinaia di euro''.

Whirlpool ha sempre motivato la volontà di chiudere lo stabilimento di Napoli perché considerato non produttivo, ma secondo Accurso la realtà è un'altra: ''Il sito non è produttivo perché loro vogliono che non lo sia, se non ci mandano le macchine su cui lavorare non possiamo fare nulla. La loro volontà è quella di delocalizzare, per quello dicono che non è un problema di soldi. Secondo gli ultimi dati di cui sono in possesso, produrre una lavatrice a Napoli costa intorno ai 30 euro, in Polonia soltanto 12. E' questa differenza che spinge la multinazionale a voler andare via, nonostante i 17 milioni di euro messi sul tavolo dal governo avrebbero potuto colmare questo gap, loro non cambiano idea''.

Nel frattempo i sindacati si sono accodati alla richiesta fatta nei giorni scorsi dal neo ministro dello Sviluppo economico Patuanelli: ''Whirlpool ritiri la cessione e torni a trattare, rispettando gli accordi presi''. Lo farà? Una domanda senza risposta in questo momento, soltanto una cosa è certa: la protesta continua.

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